Yemen: inizio dei rimpatri volontari assistiti per i rifugiati somali

Di fronte al peggioramento delle condizioni di vita in Yemen, anche per civili e rifugiati, l’UNHCR sta supportando le operazioni di ritorno volontario dei rifugiati somali

Lo scorso 19 settembre è stato annunciato il rimpatrio assistito di 133 rifugiati somali dallo Yemen. La notizia è giunta direttamente dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che nei giorni scorsi ha deciso di iniziare le attività di rimpatrio volontario assistito di un gruppo di rifugiati somali, in coordinamento con le autorità locali. La decisione sarebbe stata presa a causa delle sempre più precarie condizioni in cui versa lo Yemen.
Il gruppo di rifugiati somali che ha fatto ritorno in patria è partito dal porto di Aden a bordo di una nave messa a disposizione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che lavora insieme all’UNHCR nelle operazioni di ritorno assistito. I rifugiati erano residenti nel campo profughi di Kharaz, nel governatorato di Lahi, o nel distretto Basateen ad Aden. Tra le motivazioni principali del loro ritorno, secondo quanto riferito dall’UNHCR, avrebbero inciso il peggioramento delle condizioni di vita in Yemen e la paura per la propria incolumità.
Sebbene molti rifugiati somali registrati in Yemen siano originari delle regioni somale del Banadir, della bassa Shabelle, di Bay, della media Shabelle e del Wogooyi Galbeed, la maggior parte di loro ha chiesto di tornare a Mogadiscio, capitale della Somalia, nella speranza che assistenza e servizi siano più accessibili e disponibili.

Degli oltre 280.000 rifugiati e richiedenti asilo che si trovano attualmente in Yemen, i rifugiati somali rappresentano il 91%. Molti di loro giunsero nel vicino Stato arabo tra il 1991 e il 2004, passando per il Golfo di Aden, per sfuggire alla guerra civile che infuriava in Somalia. Altri sono arrivati più di recente, dopo che agli endemici conflitti tribali e alla povertà assoluta nel loro Paese di origine, si è aggiunta la guerra tra le forze governative e i terroristi di Al-Shabaab, affiliati ad Al-Qaeda.
Le operazioni di rimpatrio di profughi somali dallo Yemen non sono un fenomeno del tutto nuovo. Secondo l’UNHCR, prima del gennaio 2015 lo Yemen ospitava circa 246.000 rifugiati, di cui il 95% proveniva dalla Somalia. Tuttavia, dopo l’inizio della guerra civile yemenita tra i ribelli Houthi e il Governo centrale, molti di loro avrebbero deciso di lasciare il Paese.
Secondo i dati dell’IOM, già nel 2015 più di 29.000 rifugiati avrebbero raggiunto la Somalia dopo aver lasciato il territorio yemenita, l’89% dei quali sarebbero rifugiati somali rimpatriati, l’1% migranti di altre nazionalità e il 10% cittadini yemeniti in fuga dal loro Paese. I principali reinsediamenti si sarebbero registrati nella capitale Mogadiscio e nella regione settentrionale del Somaliland (circa 9000 persone), ed in particolare nelle città di Berbera e Hargeisa, aree più prossime ai porti di arrivo dei profughi.

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Perché i rifugiati continuano a cercare protezione in Yemen?

Lo Yemen è uno dei Paesi con i più bassi indici di sviluppo umano e i più alti tassi di povertà al mondo. Nonostante la guerra civile iniziata nel marzo 2015, il flusso di rifugiati in cerca di salvezza in Yemen non si è mai interrotto. Solo nel 2016, più di 117.000 rifugiati e richiedenti asilo, provenienti in particolar modo da Somalia ed Etiopia, hanno cercato protezione in Yemen, aggiungendosi ai circa 270.000 già presenti sul territorio. Si calcola che dal 2006 al 2016 più di 700.000 persone hanno lasciato la regione del Corno d’Africa per raggiungere il vicino Stato arabo.
Secondo le testimonianze, la scelta di recarsi in Yemen è motivata dal fatto che molti considerano il Paese, per la sua posizione geografica sul Golfo di Aden, un punto di transito per poi raggiungere altri Paesi del Golfo Persico dove poter trovare lavoro e maggiori garanzie.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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