Yemen: con la morte di Ali Abdullah Saleh cambiano le dinamiche della guerra civile

L’uccisione dell’ex presidente dello Yemen per mano dei ribelli Houthi segna la fine di una precaria alleanza tra le forze che hanno scatenato la guerra civile nel 2014

Lo scorso 4 dicembre l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh è stato ucciso mentre provava a fuggire dalla capitale Sana’a. L’ex leader dello Yemen è stato eliminato dai ribelli Houthi, suoi alleati fino a qualche settimana fa nel drammatico conflitto civile che travolge il Paese dal 2014. Nel corso dei tre anni di guerra civile, Saleh ha sempre combattuto a fianco degli Houthi, ribelli sciiti sostenuti dall’Iran. Questi ultimi sono in guerra contro il presidente yemenita legittimo Abdrabbo Mansur Hadi, a sua volta sostenuto dalla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita.
Ali Abdullah Saleh ha governato lo Yemen per più di trent’anni, garantendo al Paese un periodo di lunga stabilità politica. La situazione è cambiata nel 2012 quando, sulla scia delle Primavere arabe, Saleh si è trovato costretto a lasciare il potere. Con l’uscita di scena di Saleh, lo Yemen è entrato in un periodo di profonda crisi istituzionale che ha fatto sprofondare la nazione più povera del mondo arabo in una guerra civile, scatenando così la più grave crisi umanitaria del mondo.

Saleh ha giocato un ruolo fondamentale nella storia dello Yemen post-rivoluzionario. Costretto dalle dinamiche delle Primavere arabe ad abbandonare la guida del Paese dopo 33 anni di governo, ha comunque tentato di mantenere alta la sua influenza politica portando in carica il suo vice Abdrabbo Mansur Hadi. Con l’inserimento di nuovi attori, quali le forze terroristiche di Al-Qaeda, gli stessi Houthi filo-iraniani già attivi contro il regime di Saleh e una serie di altre milizie più piccole, nel vuoto di potere venutosi a creare dopo la Primavera yemenita, la situazione del Paese è diventata sempre più complicata da gestire e presto gli attori in campo hanno dato avvio ad una lotta di potere sfociata in un vero e proprio conflitto civile.
In questo contesto di profonda instabilità, Saleh siglò nel 2014 un’alleanza difficile, e a dir poco improbabile i ribelli Houthi, suoi ex nemici. L’avvicinamento di Saleh alle milizie sciite filo-iraniane favorì la loro conquista della capitale Sana’a e costrinse il presidente Hadi alla fuga in Arabia Saudita nel 2015.
Si trattava di un’alleanza senza dubbio labile e destinata a fallire. Tuttavia, era difficile predire che Saleh sarebbe stato ucciso proprio dai suoi alleati. L’alleanza andava infatti a vantaggio di entrambe le parti: Saleh utilizzava la forza delle milizie ribelli per riguadagnare terreno e avvicinarsi nuovamente al potere, mentre gli Houthi si servivano delle reti governative e di intelligence che ruotavano intorno alla figura dell’ex presidente.
Gli equilibri sono cambiati nelle ultime due settimane, quando Saleh si è trasferito a Sana’a per accrescere il suo potere di influenza. In pochi giorni, l’ex presidente yemenita ha annunciato un cambio di strategia, da una parte aprendo il dialogo con l’Arabia Saudita e i suoi alleati e dall’altra ordinando alle sue milizie di combattere contro gli Houthi, che attualmente controllano buona parte della capitale. La risposta degli Houthi al cambio di rotta del loro alleato Saleh, percepito allo stesso tempo come una minaccia e un atto di tradimento, non si è fatta attendere.

L’uccisione di Saleh rimuove una delle figure più importanti del Paese e segna un drastico cambiamento nelle dinamiche della guerra civile, con ripercussioni ancor più negative per il futuro del Paese.
Alcuni reparti dell’esercito di Saleh potrebbero continuare a combattere, ma senza la figura carismatica dell’ex presidente a tenerli uniti la maggioranza dei soldati potrebbe finire per disertare o addirittura entrare nelle fila delle milizie degli Houthi. I ribelli Houthi potrebbero realmente uscire rafforzati dall’uccisione di Saleh. Senza il suo sostegno saranno sicuramente più deboli, ma la morte del leader potrebbe indebolire, se non addirittura marginalizzare, l’intero apparato istituzionale e militare che ruota attorno alla figura dell’ex presidente, lasciando ai ribelli il via libera per il controllo dello Yemen settentrionale.
È probabile dunque che sul breve periodo gli Houthi riusciranno a mantenere il controllo della maggior parte del Paese, almeno fino a quando i membri della coalizione pro-Hadi, guidata dall’Arabia Saudita e dai suoi interessi egemonici sull’intera regione medio-orientale, non invieranno un gran numero di soldati in Yemen per tentare di arginare l’avanzata delle milizie filo-iraniane.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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