Venezuela. Dall’Indipendenza del 1811 alle rivolte di piazza contro Maduro

Petrolio, disoccupazione, inflazione, corruzione sono alcune delle cause che affliggono il Venezuela di oggi

Ai confini con la Colombia, il Brasile e la Guyana, è situato un bellissimo Paese: il Venezuela. O meglio, la Repubblica Bolivariana di Venezuela. Nel 1811 conquistò la sua indipendenza dalla Spagna ma fu solo nel 1958, dopo la caduta della dittatura di Marcos Perez Jimenez, che in Venezuela si instaurò un regime democratico, nello specifico una repubblica federale presidenziale. L’attuale presidente, Nicolas Maduro, è stato eletto nel 2013 dopo aver ricoperto la carica di ministro degli esteri e di vicepresidente durante la presidenza del suo predecessore Hugo Chavez. Maduro ha ereditato un paese già vessato da una profonda crisi economica che, durante il suo mandato, non ha fatto che peggiorare. Il crollo del prezzo del petrolio nel 2014, la disoccupazione, l’inflazione, la corruzione, l’estrema volatilità del tasso di cambio del bolivar venezuelano, la scarsità di viveri di primo consumo e di medicinali sono tra le principali piaghe che consumano oggi la patria di Simon Bolivar.

Già nel corso del 2016, ma con un’escalation iniziata ad aprile 2017, la crisi venezuelana ha risvegliato l’attenzione del mondo intero. Ad accendere le piazze fu la decisione del 29 marzo della Corte Suprema di esautorare il parlamento, accusato di non aver rispettato alcune sentenze della Corte stessa. Nei mesi successivi si susseguirono numerose manifestazioni, spesso represse con violenza dall’esercito e dalla polizia. Maduro decise altresì di indire elezioni per un’assemblea costituente incaricata di riscrivere la costituzione chavista in favore delle prerogative presidenziali. La principale nemica della neonata assemblea era l’ormai ex procuratrice generale Luisa Ortega Diaz che indagò sulle accuse di brogli elettorali e richiese alla Corte Suprema di bloccarne l’insediamento. Nonostante le procure generali di Perù, Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Cile si fossero schierate a sostegno della Ortega, ella venne accusata da Maduro di complicità con le rivolte armate in corso e sostituita da Tarek William Saab, un difensore civico chavista fedele al presidente.

L’aumento degli arresti arbitrari (tra cui il leader dell’opposizione L. Lopez), delle gravi violazioni dei diritti umani e dell’uso sistematico di una forza eccessiva contro i manifestati, ha comportato l’aumento della pressione internazionale sul Venezuela. È di fine agosto la decisione di Donald Trump di adottare nuove sanzioni contro il governo Maduro. L’obiettivo è quello di affossare la riforma costituzionale e preservare l’assetto democratico del paese latino americano. Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta alle aziende e alle istituzioni finanziarie statunitensi di acquistare azioni e obbligazioni emesse dalle società pubbliche venezuelane. Il Paese è oggi ritenuto a rischio di default dopo il declassamento voluto dall’agenzia di rating Fitch (da CCC a CC), l’ulteriore contrazione di liquidità creata dalle sanzioni e l’incessante instabilità politica.

 

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Annalisa Tonello

25 anni, ho recentemente completato il corso post-laurea presso l’università Luiss Guido Carli in relazioni diplomatiche internazionali dopo aver conseguito la laurea in scienze internazionali e diplomatiche presso l’università degli studi di Trieste. Possiedo uno spiccato interesse per l'attualità, le lingue, il diritto e la storia. In particolare mi interesso di sostenibilità ambientale e di protezione dei diritti umani. Fin da bambina le mie passioni sono state la danza, i musical, gli scacchi e oggi come ieri adoro viaggiare e scoprire posti nuovi.

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