Usa. Trump cancella il DACA

Il destino di 800.000 “Dreamers”, giovani immigrati portati negli Usa da bambini, è nelle mani del Congresso

Washington. Ieri il Presidente degli Usa Donald Trump ha abrogato il Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals), il piano di tutele per i ‘dreamers’, giovani immigrati portati negli Usa da bambini. Il presidente ha così mantenuto una promessa più volte ripetuta in campagna elettorale e ha risposto alla richiesta che gli era arrivata nei mesi scorsi da 10 Stati. Adesso Trump, passa la palla al Congresso, che avrà 6 mesi di tempo per trovare una soluzione legislativa per gli 800.000 ‘sognatori’ americani: “Congresso, preparati a fare il tuo lavoro-Daca” ha scritto il Presidente su Twitter.
Immediata la risposta di Barack Obama, forte sostenitore e promotore della proposta. “Una scelta crudele ed autolesionista”, ha commentato l’ex Presidente, “Questi sognatori sono americani nei loro cuori, nelle loro menti e in ogni altro senso tranne che uno: sulla carta. Non possiamo far tornare nell’ombra giovani talentuosi, motivati e patriottici che non conoscono altro Paese se non gli Usa e che non hanno fatto nulla di male”.
In vigore dal 2012, dopo che Obama trovò l’ufficio di Denver, in Colorado, occupato da un sit-in contro la sua politica migratoria, il Daca non cambia lo status legale dell’immigrato, ma lo protegge dall’espulsione, garantendo ai dreamers permessi di residenza e di lavoro. Il programma prevede permessi biennali e ora, dopo le parole di Trump, nel caso finiscano entro il termine del prossimo 5 marzo saranno rinnovabili un’ultima volta entro il 5 ottobre. Intanto non saranno accettate nuove domande di legalizzazione.
L’ufficializzazione della decisione è stata fatta ieri pomeriggio attraverso Jeff Sessions. Il Ministro della Giustizia ha dato due motivazioni. La prima è dal punto di vista giuridico: “Il potere esecutivo aveva agito in modo unilaterale, creando grande incertezza sul piano legale”. La seconda, di merito: “La nazione deve poter fissare il limite di quanti immigrati accettare ogni anno e questo significa che non tutti possono essere ammessi”. La Casa Bianca ha definito la scelta del Presidente ‘combattuta’ ma ‘responsabile’ perché il Daca è ‘incostituzionale’. La portavoce Sarah Huckabee Sanders ha spiegato alla stampa che Trump vuoleuna riforma dell’immigrazione responsabile”, dichiarandosi inoltre fiduciosa sul fatto che il Congresso farà il suo lavoro e riuscirà a farla approvare. Trump ha poi twittato: “Non guardo con favore alla punizione di bambini, molti dei quali ora sono adulti. Ma dobbiamo anche riconoscere che siamo una nazione di opportunità perchè siamo uno stato di diritto”.
Questa fiducia, però, è approvata da pochi, visto che da quasi 20 anni il Congresso prova a formulare una legge senza successo. Soltanto lo scorso 20 luglio è stato presentato da parte dei senatori Lindsay Graham e Dick Durbin, un disegno di legge bipartisan, che ha come obiettivo creare per i giovani senza documenti un percorso volto all’acquisizione della cittadinanza. Se la proposta di legge dovesse essere approvata, gli immigrati, per rientrare nel provvedimento, dovranno essere arrivati ​​negli Usa prima dei 18 anni di età, essere stati nel Paese per almeno quattro anni e non avere precedenti penali. Una versione simile del disegno di legge è stata presentata anche alla Camera dei Rappresentanti.

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Intanto molti dreamers e attivisti sono scesi in piazza a Washington, New York e Denver contro la decisione di Trump e 200-300 di loro si sono radunati davanti alla Casa Bianca.
Sui social network sono stati molti a protestare. Primo fra tutti il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, che ha definito la giornata di ieri “un giorno triste per l’America”.
Contro il Presidente anche le altre big della Silicon Valley, da Apple, a Google a Microsoft. In una lettera inviata ai lavoratori, il Ceo di Apple Tim Cook ha scritto: “Sono profondamente sconvolto dal fatto che 800mila statunitensi, inclusi oltre 250 dei nostri colleghi di Apple, potrebbero essere espulsi dall’unico Paese che hanno chiamato casa”.
Secondo un’indagine, tutti coloro che sono protetti dal Daca sono cresciuti in America e pagano le tasse. Oltre il 97% studia o lavora, il 5% ha aperto un business, il 65% ha acquistato un veicolo e il 16% ha acquistato la sua prima casa. Almeno il 72% delle prime 25 aziende della classifica di Fortune hanno dipendenti che usufruiscono del Daca. Secondo i top manager, cancellare il Daca farebbe perdere all’economia 460,3 miliardi di dollari al Pil e 24,6 miliardi di dollari in contributi per la Social Security e il Medicare, due programmi di assistenza.
Forti disapprovazioni arrivano anche dalla politica dove, non sono solo i democratici, ma anche i repubblicani esprimono forti perplessità sulla scelta del presidente. Primo fra tutti, lo Speaker della Camera Paul Ryan, che aveva chiesto a Trump di fare un passo indietro.

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I dreamers sono solo una piccola parte degli oltre 11 milioni di immigrati irregolari che vivono negli Usa. Su 1,7 milioni di bambini clandestini arrivati negli Usa, in quasi 800mila scelsero di aderire al programma di Obama. Per entrare nel programma, i richiedenti dovevano avere, al 15 giugno 2012, meno di 31 anni ed essere “senza documenti”. Dovevano inoltre essere arrivati prima di aver compiuto 16 anni e aver vissuto negli Stati Uniti ininterrottamente dal giugno 2007. Inoltre, non dovevano aver commesso reati o rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Ora il loro destino è nelle mani del Congresso. Qui bisogna trovare una soluzione legislativa per i dreamers, ma nel frattempo, secondo Elizabeth Aranda, docente di Sociologia all’University of South Florida, e Elizabeth Vaquera, direttore del Cisneros Hispanic Leadership Institute della George Washington University, i sogni e le aspirazioni di questi giovani sono nuovamente bloccati, con un’altra scadenza e altri sei mesi di incertezza.
Aranda e Vaquera hanno analizzato la vita degli immigrati da anni. Fino al 2012 i giovani senza documenti avevano poche possibilità di trasformare in realtà le loro aspirazioni, ma con l’arrivo del DACA la situazione è cambiata completamente. In primo luogo ha dato a queste persone la possibilità di studiare e lavorare legalmente in qualsiasi posto degli Stati Uniti, ma anche di trovare stabilità psicologica ed emotiva.
Gli immigrati che sono stati analizzati, erano marchiati a fuoco da tristezza e preoccupazione e la loro salute mentale era molto precaria per la maggior parte dei casi. Inoltre, alcuni dei soggetti esaminati da Aranda e Vaquera hanno ammesso che prima del Daca avevano pensato al suicidio, sentendosi senza speranza.
Il Daca ha così rappresentato una svolta nella vita di questi giovani. Sono divenuti più motivati ​​e felici dopo l’introduzione del provvedimento e la paura di vivere è venuta meno. Ma tutto d’un tratto, attraverso il provvedimento di ieri, tutto questo è scomparso.
Negli ultimi mesi erano chiari ed erano stati già percepiti i segnali di un vento contrario ai dreamers: aumento di arresti di immigrati irregolari, maggiori controlli della polizia, fino ad arrivare alla decisione di ieri di Trump.

Ma per il Presidente Trump tutte queste voci non contano: lui guarda alla sua base elettorale, rocciosa e ostile con gli stranieri. Prepariamoci all’arrivo di un mese caldissimo con l’agenda parlamentare di settembre che è già piena di trappole: dalla discussione sul tetto del debito alla riforma fiscale, passando per uragani e missili intercontinentali.

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