Usa. Suprematisti bianchi protestano contro rimozione statua

La statua del generale sudista Lee, diventa uno spartiacque per la cittadina (progressista) di Charlottesville se continuare ad avere pregiudizi contro i neri o evolversi

Charlottesville (Virginia). Un mese dopo un raduno del Ku Klux Klan, Charlottesville sta preparando per questo fine settimana un’altra manifestazione di bianchi nazionalisti e tutto d’un tratto questa piccola città universitaria si sente come una città sotto assedio.
Migliaia di persone, tra cui molti provenienti da fuori città, sono attesi nella città per partecipare alla manifestazione di oggi “Unite the Right” convocata dai nazionalisti bianchi che si oppongono ad un piano che prevede la rimozione di una statua di Robert E. Lee, generale confederato, da un parco cittadino.
Il reverendo Seth Wispelwey della locale United Church of Christ ha detto: “La gente è arrabbiata, hanno paura, stanno male, sono confusi. Il raduno dei suprematisti bianchi nella nostra città è un atto di violenza.
Già nella tarda serata di ieri, diverse centinaia di uomini e donne muniti di torcia hanno marciato verso la University of Virginia, gridando: “Non sostituiranno noi” e “Gli Ebrei non ci sostituiranno.” In breve tempo sono scoppiati degli scontri con la polizia. Almeno una persona è stata portata via in manette.
Attraverso Facebook, il sindaco di Charlottesville, Mike Signer, ha definito l’evento “una sfilata vile di odio, fanatismo, razzismo e intolleranza.

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I funzionari della città e la polizia hanno detto che sono pronti per possibili disordini;
I leader religiosi che stanno progettando manifestazioni, tra cui una veglia di preghiera con Cornel West, professore di Harvard e attivista politico, si sono alleati in segno di protesta non violenta.
Inoltre in città, alcune aziende prevedono oggi la chiusura.
Con l’università, fondata dal presidente Thomas Jefferson nel 1819, Charlottesville è una città politicamente progressista; quasi l’80 per cento degli elettori ha votato Hillary Clinton nelle presidenziali Usa 2016 dello scorso anno.
Ma Charlottesville è anche una città ricca di storia del sud, e che combatte ancora con l’eredità della schiavitù. Secondo Jalane Schmidt, professore di studi religiosi presso l’università, il 52 per cento dei residenti di Charlottesville, circa 14.000 persone, sono stati ridotti in schiavitù durante la guerra civile. Jefferson, che ancora viene venerato qui, era egli stesso un proprietario di schiavi. Oggi, gli afro-americani costituiscono il 19 per cento della popolazione della città, e la gentrification sta spingendo molti di loro in altri posti.
La lotta per non rimuovere la statua di Lee in un parco del centro, che era stato chiamato Lee Park fino a quando è stato recentemente rinominato Emancipation Park, ha aperto vecchie ferite e portato nuove tensioni.
Eugene Williams, 89 anni, un ex capo locale della NAACP, (National Association for the Advancement of Colored People) ha detto che vorrebbe mantenere la statua di Lee poiché vuole far ricordare alle persone l’epoca Jim Crow (leggi locali e dei singoli stati degli Usa emanate tra il 1876 e il 1965). “Questa statua ha una lezione da insegnare a noi,” ha detto.

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Il dibattito sulla statua è iniziato circa un anno e mezzo fa, quando uno studente afroamericano di scuola superiore ha iniziato una petizione per rimuoverla. Wes Bellamy, vicesindaco della città e unico membro nero del Consiglio Comunale, ha accolto la causa, e il Consiglio ha istituito una commissione. Dopo varie audizioni pubbliche, nel mese di aprile i membri del Consiglio della città hanno votato 3-2 per rimuovere la statua. Il mese successivo, dopo alcuni ricorsi, un giudice ha emesso un provvedimento che blocca la decisione presa dal Consiglio e mantiene la statua nel parco per sei mesi.
In un’intervista il vicesindaco della città Wes Bellamy, 30 anni, ha detto di essere diventato un bersaglio. Inoltre ha ricevuto alcune minacce di morte: “Quando si ha un nero, giovane vicesindaco afro-americano, le persone, ai loro occhi ti odiano e vogliono inviare un messaggio”.
Il dibattito ha attirato l’attenzione anche di due nazionalisti bianchi, Richard B. Spencer e Jason Kessler, entrambi laureati alla University of Virginia.
Jason Kessler, che ha organizzato l’evento di oggi e che si definisce un “avvocato bianco”, ha detto in un’intervista che il suo obiettivo è quello di “difendere gli interessi dei bianchi, proprio come qualsiasi altro gruppo d’identità“.
Nel periodo antecedente al raduno c’è stata molta confusione su dove appunto svolgerlo. I funzionari della città avevano rifiutato la richiesta del signor Kessler di tenerlo nell’Emancipation Park, e invece gli hanno concesso un permesso per un parco più grande. Giovedì scorso, l’American Civil Liberties Union ha aperto una causa contro Kessler, cercando di mantenere la manifestazione a Emancipation Park. Ma venerdì scorso, un giudice ha dato ragione al nazionalista bianco.
Anche se la città è col fiato sul collo, v’è un senso di determinazione.
Mimi Arbeit, un’attivista del posto che sta aiutando ad organizzare controdimostrazioni ha detto: “Charlottesville si sta mobilitando. Non possiamo permettere l’aumento della supremazia bianca. Già nel 1920, negli Usa, a Charlottesville il Ku Klux Klan aveva terrorizzato e ucciso i neri. Non possiamo permettere che la storia si ripeta.”

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