USA responsabili della crisi Ucraina secondo Putin.11 febbraio vertice a Minsk

L’Ucraina nella sua totale crisi, tra stragi di civili, apparenti cessate-il-fuoco, e una fallimentare diplomazia, resta uno scacchiere esplosivo che deciderà, a seconda del risultato che emergerà mercoledì prossimo nel vertice a Minsk, il destino dei prossimi anni dell’UE e della geopolitica mondiale, in cui si sfidano a cielo aperto gli Usa e la Federazione russa, in una seconda “Guerra fredda”.

Non a caso Vladimir Putin, dopo il nulla di fatto di questi giorni con la conference call  che lo ha visto coinvolto insieme alla Merkel, il presidente francese Francois Hollande, e quello ucraino Petro Poroshenko sulla crisi Ucraina, in una recente intervista ad un quotidiano egiziano Al Ahran, ha puntato il dito contro l’Unione europea, affermando che già da tempo tenta di strappare un certo numero di Stati dell’ex Unione Sovietica alla Russia. La promessa della Nato di non estendersi ad Est, fatta alla leadership sovietica, è caduta nel vuoto. “L’Alleanza – secondo Putin – ha ignorato gli interessi russi e continua implacabile ad avvicinarsi ai confini russi. La crisi Ucraina non è colpa di Mosca, bensì degli USA e dei i suoi alleati occidentali, che si consideravano i vincitori della “Guerra fredda”,  e vogliono imporre la loro volontà ovunque” ha aggiunto Putin. Tra l’altro gli Stati Uniti e i suoi partner erano stati ripetutamente avvertiti  delle conseguenze negative di interferenza negli affari interni dell’Ucraina.

Tali dichiarazioni di Putin lasciano intendere che mercoledì prossimo 11 febbraio a Minsk, dove iI leader di Germania, Francia, Ucraina e Russia si incontreranno in un vertice nel tentativo di discutere un piano di pace per il conflitto nel sud est dell’Ucraina, non sarà di certo per la diplomazia europea una passeggiata.

Il summit appare quasi un countdown verso la guerra o la pace. In quella occasione ci sarà la possibilità di firmare un nuovo accordo di pace, una soluzione globale del conflitto nell’est dell’Ucraina, ripartendo dagli accordi di Minsk dello scorso settembre, anche se resta il rischio di un conflitto congelato, modello Transnistria o Abkazia. I preparativi sui temi sostanziali vanno comunque a ritmi serrati tra i rappresentanti di Mosca, Kiev, Osce, e i separatisti filo-russi. Il tutto mentre i filorussi, nella loro avanzata, secondo quando riportato dalla stampa ucraina che ha pubblicato le mappe, da Est hanno guadagnato 500 Kmq. Mentre secondo quanto denuncia Kiev, nella notte tra sabato e domenica sono arrivati nel sud Est dell’Ucraina circa1.500 soldati russi e 300 mezzi corazzati, tra cui pezzi di artiglieria, missili Grad e camion.

I punti strategici, sui quali si giocherà la partita  a Minsk  sono: la definizione della linea del fronte dopo gli avanzamenti dei ribelli, la distanza di arretramento delle armi pesanti, il controllo della tregua e dei confini russo-ucraini (attraverso cui entrano militari russi e mezzi camuffati da aiuti, secondo l’Occidente), lo status delle aree controllate dai ribelli. Sulla questione del pattugliamento del territorio del Donbass, ci potrebbe essere un compromesso che prevede un controllo non solo ucraino, ma anche di alcuni residenti locali. Anche se Poroshenko insiste sulla presenza comunque della Guardia nazionale, aggiungendo che il confine con la Federazione russa dovrà restare nel totale controllo di personale militare ucraino, perché un eventuale pattugliamento congiunto con la Russia non condurrebbe a portare la pace. E le elezioni locali dovranno svolgersi sotto il controllo dell’Ucraina. In ogni caso il presidente dell’Ucraina  Poroshenko, proiettato ad un rapido e incondizionato cessate-il-fuoco , indotto da alcuni segnali positivi emersi nella conferenza telefonica a quattro, in sede negoziale  potrebbe, senza perdere la sovranità del Donbass, offrire alcuni elementi di autogoverno, sul piano giuridico, economico, ovviamente nel rispetto delle leggi ucraine. Non va dimenticato che in precedenza il presidente aveva dichiarato che la questione della federalizzazione e dell’autonomia delle singole regioni andava affrontata con un referendum che coinvolgesse tutti gli ucraini.

Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel  – vera protagonista della nuova mediazione – ha manifestato la sua contrarietà alle armi che gli USA hanno intenzioni di fornire all’esercito regolare di Kiev impegnato contro i separatisti filo russi nel Dombas, nel sud est dell’Ucraina. Avversione che arriva anche da gran parte dei Paesi europei, per il timore di gettare benzina sul fuoco. Per questo è volata a Washington per incontrare Barack Obama, per cercare di allontanare in tutti i modi l’opzione militare. Domani si recherà in Canada per incontrare il premier Stephen Harper. Hollande, artefice con la Merkel della nuova mediazione europea, è stato chiaro: se fallisse il nuovo piano di pace, l’unico scenario sarebbe la guerra.

Per la Ue sarà decisivo il risultato del summit di Minsk. Se i negoziati falliranno il Consiglio dei Ministri degli esteri riunito stamattina a Bruxelles è pronto a rafforzare le sanzioni economiche contro la Russia.

Il segretario di Stato Americano John Kerry ribadisce il pieno appoggio all’Ucraina, mentre la Russia attraverso il ministro degli esteri avverte che un sostegno militare attraverso la fornitura di armi a Kiev potrebbe creare delle conseguenze imprevedibili e minare tutti gli sforzi diplomatici nel Dombas.

Tutto dipenderà dal nuovo piano di pace che verrà stabilito al summit di mercoledì prossimo a Minsk. E’ vero che le variabili in campo sono tante, ma si dovrà fare uno sforzo comune, soprattutto dai Paesi europei, altrimenti verrebbero risucchiati da un conflitto che si trasformerebbe in una guerra totale.

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