Usa. Oggi elezioni in Alabama. Testa a testa Moore-Jones

Gli elettori dell’Alabama saranno chiamati oggi al voto per eleggere il Senatore che andrà a sostituire Sessions, attuale procuratore generale Usa

Oggi, nelle elezioni speciali congressuali, gli elettori dell’Alabama dovranno eleggere il nuovo Senatore dello stato che succederà all’attuale Procuratore Generale Jeff Sessions. In questi mesi il seggio è stato coperto da Luther Strange, nominato senatore pro-tempore dal Governatore dello Stato.
La sfida vedrà di fronte il candidato repubblicano Roy Moore (che aveva sconfitto Strange alle primarie) e il democratico Doug Jones, ex avvocato dello stato. In genere elezioni di questo tipo in Stati profondamente rossi hanno poca rilevanza. Ma questa volta abbiamo una situazione diversa: sull’onda degli scandali di molestie sessuali è finito anche il repubblicano Moore.
Tutto è partito lo scorso 9 novembre quando il Washington Post ha pubblicato un lungo editoriale in cui due donne accusavano Moore di molestie. All’epoca dei presunti avvenimenti le due donne avevano 17 e 18 anni invece Moore più di 30. La testimonianza più significativa, però, è quella di Leigh Corfman, una donna che ha raccontato di essere stata molestata dal repubblicano quando aveva 14 anni. Successivamente le accuse sono state riprese da altri giornali e le donne che lo accusano sono diventate nove.

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Moore era un candidato controverso anche prima che uscissero queste accuse. Ha posizioni molto dure contro omosessuali e immigranti (Moore sostiene che essere gay dovrebbe diventare illegale e che ai musulmani non dovrebbe essere consentito diventare parlamentari degli Stati Uniti) e si può definire un cristiano estremista. Nel 2003 si fece espellere come presidente della Corte Suprema dell’Alabama poiché aveva fatto costruire un monumento celebrativo dei Dieci Comandamenti nella sede della Corte.
La figura di Moore, che gira spesso con un cappello da cowboy, “sembra lo stereotipo sopra le righe di un politico Repubblicano del sud creato da un romanziere scarso”.
Fino a qualche anno fa un candidato come Moore non avrebbe avuto nessuna speranza di essere eletto. Ma per i Repubblicani il seggio di Moore è troppo importante per mantenere il controllo della legislatura, e tranne qualche presa di posizione come quella di Shelby (senatore Repubblicano dell’Alabama, 83 anni, uno dei più influenti politici del Sud), il partito è rimasto con lui anche dopo l’inchiesta del giornale. Trump e diversi altri Repubblicani sostengono che “l’ultima cosa di cui l’agenda Make America Great Again ha bisogno è un altro Democratico di sinistra in Senato”.
Attualmente il GOP controlla Casa Bianca, Camera e Senato. Ma in quest’ultimo ha una maggioranza di soli 52 senatori su 100. Perdere un seggio significherebbe contare su una maggioranza di soli due senatori (ricordiamo che in caso di pareggio 50-50 vota il vicepresidente Mike Pence) e questo renderebbe ancora più difficile approvare riforme significative. Basti pensare le difficoltà avute nell’approvare la riforma sul fisco e i vari tentativi, falliti, per l’abrogazione dell’Obamacare.

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Secondo gli ultimi sondaggi, gli elettori, anche dopo le recenti accuse, non hanno abbandonato Moore. Infatti per molti di essi, profondamente conservatori e religiosi, votare per un candidato democratico che sostiene il diritto all’aborto è un peccato più grave degli abusi sessuali di cui è accusato il candidato repubblicano. Brent Buchanan, sondaggista dell’Alabama, ha evidenziato: “La questione dell’aborto non è negoziabile per certi conservatori e da sola è sufficiente per far guadagnare a Moore la vittoria”.
Il risultato finale, però, rimane incerto. E’ prevista, anche a causa degli eventi delle ultime settimane, un’affluenza più bassa rispetto alle ultime presidenziali, quando raggiunse il 64 per cento (Trump prevalse sulla Clinton con il 62,1 per cento dei voti). Secondo Brian Walsh, presidente di un comitato pro-Moore, con un dato del genere, fare dei pronostici è praticamente impossibile. «Sto sentendo di tutto», ha raccontato l’elettore al Washington Post “nessuno capisce cosa diavolo stia succedendo”.

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Analizziamo adesso le 6 questioni chiave che potrebbero cambiare le sorti del risultato:

  • Riuscirà il democratico Jones a mobilitare gli elettori afro-americani ai seggi?

    Jones ha bisogno di un’alta affluenza tra gli elettori afro-americani, che costituiscono circa un quarto degli elettori in Alabama, per avere una possibilità di vittoria. Infatti recentemente ha condotto la campagna elettorale con i maggiori esponenti afro-americani della nazione. Sono arrivati l’ex presidente Obama, il senatore Booker e il rappresentante della Georgia Lewis, icona dei diritti civili. Il black vote è concentrato nelle grandi città dell’Alabama, nonché nelle piccole contee della “Black Belt”, come Dallas County (avente come capitale Selma) e Macon County, che attraversa il centro dello Stato.

  • Come si comporteranno i repubblicani moderati e le donne?

    Anche se l’Alabama è uno stato fortemente repubblicano, Moore non può permettersi di perdere elettori moderati del GOP, soprattutto le donne, che possono essere disposte a votare Jones dopo le accuse di molestie. In questo caso le aree chiave da tenere d’occhio sono le periferie nella contea di Jefferson, che comprende Birmingham, e Madison County, dove si trova Huntsville.

  • Le zone rurali saranno una roccaforte per Moore?

    Mentre Jones spera di alzare l’affluenza nelle grandi città dell’Alabama, Moore lo può superare accumulando ampie vittorie nelle numerose contee rurali. Questo risultato lo abbiamo già visto nelle primarie repubblicane e nelle varie candidature a giudice della Corte. Secondo John Merrill, segretario di Stato dell’Alabama, “se il giudice Moore non vince nelle contee rurali, che sono la sua roccaforte, con un margine di 30-40 punti, la gara diventerebbe molto incerta”.

  • Il write-in penalizzerà Moore?

    Dopo le accuse al candidato, alcuni repubblicani avevano ipotizzato di lanciare una campagna write-in, che però non è mai decollata poiché nessun esponente di spicco ha deciso di candidarsi. L’unica candidatura spontanea è partita da Lee Busby, ex assistente di John Kelly. La proposta, però, si è rivelata un flop.

  • Quale sarà l’affluenza alle urne?

    Le elezioni speciali in genere attirano pochi elettori ai seggi. Complice il maltempo invernale e la neve che sta colpendo in queste ore l’Alabama l’affluenza potrebbe crollare. Il segretario di Stato ha previsto che si attesterà tra il 20 e il 25 per cento. Moore avrà dalla sua le contee rurali, Jones le grandi città.

  • Come reagirà il partito repubblicano ai risultati?

    Se Moore dovesse vincere, il presidente Trump si congratulerebbe sicuramente con lui su Twitter. Ma il Comitato nazionale repubblicano (RNC) ha già ritirato il suo sostegno a Moore da più di un mese e il suo presidente, il senatore Cory Gardner (Colorado), ha chiesto la sua espulsione nel caso dovesse essere eletto al Senato. Ma anche molti altri senatori repubblicani non vogliono avere nulla a che fare con Moore. Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell, infatti, ha ribadito che Moore dovrebbe aspettarsi di affrontare un’indagine etica se sarà eletto.
    Ma anche una vittoria Jones porterebbe un sacco di altri problemi ai repubblicani, i quali vedrebbero ridotta la loro maggioranza al Senato e metterebbero in palio entrambe le camere nelle elezioni mid-term 2018.
    In entrambi i casi, l’elezione speciale potrebbe accelerare l’iter sul disegno di legge fiscale poiché quello di Strange, a differenza dei due candidati, viene ritenuto un voto sicuro.

I risultati arriveranno in nottata. Prepariamoci ad una lunga notte elettorale.

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