Usa. Oggi Election day, primo vero test dell’amministrazione Trump

Oltre ai Governatori di Virginia e New Jersey, si eleggeranno moltissimi sindaci, tra cui quello di New York. Per repubblicani e democratici sarà un banco di prova in vista delle elezioni midterm 2018

Dopo circa un anno dalle elezioni presidenziali 2016 che hanno visto prevalere il repubblicano Trump sulla democratica Clinton, gli americani sono di nuovo chiamati alle urne per varie elezioni locali: si va dal rinnovare i Governatori e i Congressi locali in New Jersey e Virginia, ad eleggere numerosi sindaci in grandi città tra cui spicca New York, fino al referendum sull’espansione di Medicaid in Maine.

Le elezioni in Virginia sono quelle a cui guardano con più attenzione a Washington. Il Governatore uscente, Terry McAuliffe, ha raggiunto il limite di mandati. Per il suo posto si prevede un serrato testa a testa tra il vicegovernatore uscente Ralph Northam, del Partito Democratico, e il candidato repubblicano Ed Gillespie, ex consigliere di George W. Bush alla Casa Bianca. Gillespie fa parte di quel piccolo gruppo di Repubblicani-di-una-volta che ha deciso di avvicinarsi alle posizioni di Trump. Durante il suo mandato McAuliffe è stato un governatore molto popolare e in campagna elettorale Northam non ha combinato disastri, ma la cosa strana è che la corsa è più in bilico di quanto ci si aspettava. Infatti secondo gli ultimi sondaggi, condotti da RealClearPolitics, Northam è avanti a Gillespie di poco più di 3 punti: ed è un distacco che è diminuito molto nelle ultime settimane.

Embed from Getty Images

La campagna di Northam si è concentrata soprattutto verso l’elettorato afro-americano, che compone il 20 per cento della popolazione e che tende a votare per i Democratici. Northam però non viene considerato un personaggio persuasivo e durante la sua campagna elettorale ha spesso cambiato posizione su varie tematiche. Il cambiamento più significativo è quello sulle città santuario. Northam si è detto contrario alla loro esistenza per sottrarre voti a Gillespie e perché in Virginia non ce n’è nemmeno una. Ma questo suo ripensamento potrebbe danneggiarlo con le minoranze etniche. Gillespie, ha invece basato la sua campagna elettorale, su slogan trumpisti attaccando Northam per le sue posizioni sull’immigrazione. Trump, in questi ultimi giorni, si sta spendendo moltissimo per lui. Una sua sconfitta potrebbe in piccola parte danneggiare anche il presidente stesso.

Embed from Getty Images

Altro Stato dove si rinnoverà la carica di Governatore è il New Jersey. Il governatore uscente, il Repubblicano Chris Christie, 54 anni, da anni è caduto in disgrazia. Dalla sua prima elezione Christie era considerato uno dei più promettenti e talentuosi politici statunitensi. La sua decaduta iniziò alla fine del 2014 quando la sua amministrazione fu accusata di aver chiuso un ponte per danneggiare un avversario politico. Nel 2016 Christie si candidò alle primarie dei Repubblicani per la presidenza, ma si ritirò ben presto per via degli scarsi risultati. Oggi il Governatore ha un tasso di popolarità pari al 15%. La sfida per il suo posto è tra la repubblicana e vicegovernatore uscente Kim Guadagno e il candidato democratico Phil Murphy.
Il candidato democratico ha basato la sua campagna elettorale in 3 punti: aumento del salario minimo orario a 15 dollari (ora è di 8,44 dollari, nel 2018 salirà a 8,60 dollari), legalizzazione della marijuana, leggi più severe sulle armi. La repubblicana ha invece puntato tutto sulla promessa di ridurre le tasse. In tutti i sondaggi Murphy emerge il chiaro favorito con circa 10-15 punti di vantaggio su Guadagno.

Embed from Getty Images

Oltre ai Governatori, oggi si voterà anche a New York per eleggere il sindaco. La partita è a senso unico: nettamente favorito è il sindaco uscente Bill de Blasio, che è parecchio popolare e al momento è dato in vantaggio di circa 30-40 punti sulla candidata Repubblicana, Nicole Malliotakis, 37 anni, giovane deputata statale con poca esperienza politica.
De Blasio non aveva avuto un inizio di mandato roseo. Nel 2014 diversi poliziotti di New York lo criticarono platealmente perché dopo l’omicidio di Eric Garner, un uomo nero ucciso dalla polizia durante un arresto, de Blasio aveva detto di aver consigliato a suo figlio Dante, che è nero, di stare molto attento durante ogni suo contatto con la polizia. In quei mesi si parlò molto anche del suo cattivo rapporto con il governatore di New York Andrew Cuomo e della sua abitudine di fare pisolini in orario di lavoro. Giorno dopo giorno però, de Blasio è riuscito a costruire un consenso personale praticamente impossibile da pareggiare. 

Embed from Getty Images

Per prima cosa de Blasio ha mantenuto diverse promesse fatte in campagna elettorale, come l’introduzione dell’asilo nido gratuito per tutti i residenti e la fine dello stop-and-frisk, uno strumento di controllo adottato dalla polizia che colpiva soprattutto gli afroamericani. Inoltre De Blasio ha iniziato a lavorare con grande anticipo alla sua rielezione. A gennaio di quest’anno aveva già raccolto 2,2 milioni di dollari di finanziamenti per la propria campagna elettorale, cifra record per questo tipo di elezione. La seconda campagna elettorale di De Blasio si basa su 2 punti: la frequenza gratuita e a tempo pieno anche per i bambini di tre anni e l’aumento delle case popolari.
Nella campagna elettorale repubblicana, la sua rivale Malliotakis si è detta contraria alle città santuario e al piano di rendere gli aiuti finanziari per il college accessibili ai ragazzi senza documenti. Per de Blasio l’obiettivo è chiaro: diventare il primo democratico a vincere un secondo mandato da sindaco di New York dal 1985 con un occhio strizzato alle elezioni presidenziali 2020.

Embed from Getty Images

Infine, non da meno importante è il referendum che si terrà in Maine per l’espansione di Medicaid. Sarà la prima volta dall’introduzione dell’Obamacare che l’espansione della copertura sanitaria per i più poveri viene sottoposta a referendum. Il quesito proporrà di espandere l’assistenza anche alle persone che guadagnano un massimo di 16.643 dollari – se vivono da sole – oppure 22.412 dollari se sono sposate. Se venisse approvata, verrebbero coperte 70mila persone in più rispetto a quelle già incluse nel programma e il 90 per cento dei costi sarebbe a carico dello stato federale. Sul referendum sono stati realizzati pochissimi sondaggi. In ogni caso il SI è considerato favorito: infatti la proposta è appoggiata dai Democratici e il Maine è uno stato che vota tendenzialmente Democratico. La proposta, inoltre, dovrebbe piacere anche a diversi sostenitori di Trump, soprattutto ai bianchi della classe media che vivono nelle zone rurali dello stato.
Il governatore del Maine, il Repubblicano Paul LaPage, forte sostenitore di Trump, ha messo il veto per cinque volte a una proposta di espansione approvata dal Congresso locale. Se, però, il referendum di oggi venisse approvato con percentuali molto alte, Trump potrebbe convincersi della popolarità di Medicaid fra il suo elettorato.

Non ci resta che attendere questa notte per i risultati. Queste saranno le ultime elezioni prima delle midterm del 2018. Secondo un sondaggio condotto da Washington Post e ABC, se si votasse oggi per le elezioni di medio termine i democratici vincerebbero a valanga, nonostante la mancanza di un leader o di una figura credibile a livello nazionale, al di là dell’ex presidente Obama. I sondaggi, però, come abbiamo visto nelle presidenziali, non sono sempre molto attendibili. Parleranno i numeri; la volata verso le midterm parte stanotte…

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *