Usa. Obamacare: i Repubblicani provano un ultimo tentativo di abrogazione

Entro il 30 settembre basterà ai Repubblicani una maggioranza semplice per abrogare l’Obamacare. Restano ancora alcuni senatori in bilico

Washington. I leader del Partito Repubblicano hanno deciso di provare, un’ultima volta, ad abrogare l’Affordable Care Act.
Anche se nelle ultime settimane il dibattito sull’Obamacare era passato in secondo piano in favore di quello sulla riforma fiscale, negli ultimi giorni ha ripreso nuovamente vigore, poiché i senatori Lindsey Graham del South Carolina e Bill Cassidy della Louisiana hanno presentato un disegno di legge per abrogare la storica riforma sanitaria voluta nel 2009 da Barack Obama. C’è molto ottimismo in campo repubblicano. Lo stesso Senatore Graham ha detto nelle scorse ore che probabilmente si riuscirà ad arrivare ai 50 voti necessari per abrogare la legge (ricordiamo che in caso di parità 50-50, il Vicepresidente Mike Pence, è determinante).
Pare che l’accordo stipulato dal Presidente Trump con i democratici per alzare il tetto sul debito e stanziare i fondi per l’uragano Harvey sia stato decisivo, fornendo al Partito Repubblicano il tempo necessario per un nuovo tentativo: la mossa del Presidente, allora criticata dalla leadership del Partito, sembra essere stata parte di una formidabile strategia messa in atto dal Tycoon ai danni del Partito Democratico per guadagnare tempo sull’Obamacare. Adesso i Repubblicani potranno votare il disegno di legge entro il 30 settembre.
Il 30 settembre è una data determinante, in quanto fino ad allora sarà possibile approvare le proposte di legge con una maggioranza semplice, sfruttando un procedimento noto come “Budget Reconciliation”: oltre quella scadenza, invece, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata di 60 senatori. Lo Speaker della Camera Paul Ryan ha promesso che, se il Senato dovesse votare l’abrogazione, stabilirebbe un voto rapido alla Camera, così da poter mandare entro la fine del mese la legge, pronta per essere firmata, a Trump.
La legge in discussione smantellerà buona parte dell’Obamacare, trasferendo parte dei fondi ad esso destinati ai vari Stati, dando loro la possibilità di approvare programmi di copertura sanitaria propri. I democratici, però, temono che questi fondi potrebbero essere troppo bassi e potrebbero portare a dei tagli a Medicaid, il programma di assistenza sanitaria per famiglie a basso reddito.

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Intanto il Vicepresidente Mike Pence ha sottolineato come questo possa essere l’ultimo tentativo di mantenere la promessa ed archiviare l’Obamacare, restituendo un maggiore controllo agli Stati; ha inoltre sottolineato come l’Amministrazione ed il Presidente appoggino la misura: Trump stesso ha chiamato Graham, per incoraggiarlo e discutere su come creare un maggiore consenso, sia tra i membri del Congresso che tra i governatori, per la legge.
A nove giorni dalla data di scadenza si contano un Senatore contrario, Rand Paul del Kentucky, il quale ritiene che la legge non abroghi interamente l’Obamacare, e tre in dubbio: Susan Collins del Maine (che sta considerando di correre come Governatore e non vuole essere coinvolta in mosse troppo impopolari), Lisa Murkowski dell’Alaska (che attende risposte su alcuni punti del disegno di legge) e John McCain dell’Arizona, il quale nel mese di luglio risultò decisivo per far bocciare una proposta simile di abrogazione. Questi ultimi due stanno ricevendo pressioni anche dai loro Governatori. Infatti se Doug Ducey, Governatore repubblicano dell’Arizona, sostiene il nuovo disegno di legge, Bill Walker, suo collega indipendente dell’Alaska, si oppone. Walker ha invece chiesto di considerare un piano per rendere l’assistenza sanitaria più accessibile, richiesta cui fa eco la proposta di Bernie Sanders del Vermont di estendere a tutti la copertura sanitaria.

Intanto un portavoce del leader di maggioranza al Senato McConnell annuncia che il disegno di legge Graham/Cassidy sarà votato in aula la prossima settimana.
Prepariamoci ad una sfida all’ultimo voto. I repubblicani riusciranno a convincere i loro Senatori in dubbio?

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