USA: Obama chiede poteri di guerra per combattere l’Isis.

[wp-rss-aggregator]Barack Obama è seriamente preoccupato dall’Isis. Questa nuova organizzazione spietata del terrorismo internazionale, se non affrontata seriamente e con tempestività, oltre a rappresentare una minaccia alla stabilità dell’Iraq, della Siria, e del Medio Oriente, può diventare una seria minaccia, anche per gli Stati Uniti, dove in effetti tale pericolo sembra già serpeggiare. Secondo la CIA, tra i circa 20 mila combattenti stranieri che si sono uniti all’Isis in Iraq e Siria ce ne sono circa 3.400 giunti da Paesi occidentali, tra cui alcuni degli oltre 150 americani che avrebbero tentato di farlo.

Per questo, qualche giorno fa Obama ha chiesto ufficialmente al Congresso l’autorizzazione per combattere l’Isis. L’invio del documento è avvenuto il giorno dopo la conferma dell’uccisione da parte dei terroristi della volontaria Kayla Mueller che era stata costretta al matrimonio con un comandante jihadista.

La richiesta di nuovi poteri di guerra contro lo Stato islamico è limitata nel tempo, e quindi andrà rinnovata nel 2018, anche per costringere il successore di Obama a richiedere di nuovo il permesso di combattere, se l’Isis non venisse sconfitta e volesse continuare a farlo quando l’attuale presidente lascerà la casa Bianca. Inoltre non prevede limiti geografici, legittima a prendere qualunque iniziativa, incluso l’uso delle forze di terra. Le truppe speciali sono autorizzate ad intervenire in combattimento.

Obama ha precisato che non ha intenzioni di aprire una nuova guerra sul campo come in Afganistan o in Iraq, e che non si chiede il dispiegamento di truppe da combattimento in Siria e in Iraq, anche perché non si ritiene necessario per sconfiggere l’Isis. L’invio ci sarà, solo su richiesta del Pentagono, e se assolutamente necessario. Dunque non autorizzazioni per operazioni di vasta scala, ma operazioni a terra mirate, per interventi di salvataggio o bliz delle forze speciali contro il comando dell’Isis, o l’uso di forze a terra per la raccolta di informazioni di intelligence e individuazione di obiettivi da colpire.

L’ultima volta che il Congresso ha autorizzato un presidente per un’operazione militare fu nel 2002, quando approvò la missione in Iraq voluta da George W. Bush, in base a delle motivazioni – che si rivelarono poi false – sul possesso di armi di distruzione di massa possedute da Saddam Hussein. Grazie all’Authorization for the Use of Military Force (Aumf) firmata da George W. Bush, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, Obama in quanto presidente può usare tutta la forza necessaria” contro nazioni, organizzazioni o persone coinvolte negli attentati dell’11 Settembre o nella preparazione di nuovi attacchi contro gli Stati Uniti. Tale autorizzazione però non giustificherebbe più azioni militari se non forzandone l’interpretazione di fronte ad un situazione che rispetto all’11 settembre sembra essersi resa complicata e complessa. In più Obama, che in politica estera non brilla, deve trovare un giusto equilibrio tra i democratici che non vogliono un nuovo coinvolgimento americano in un conflitto dalla durata e dagli esiti imprevedibili, e comunque qualunque autorizzazione dovrebbe escludere qualsiasi intervento di terra – basti pensare che le due guerre, in Afganistan e in Iraq, quelle in cui l’America si è impantanata, ha provocato la morte di 7000 soldati americani -, e i repubblicani che preoccupati da un terrorismo, che sanno di ritrovarsi in casa, spingono verso un’azione più decisa.

L’America turbata dall’efferatezza dell’estremismo islamico dell’Isis, è ansiosa di conoscere l’esito del Congresso, che può dimostrare in questa occasione la compattezza di tutte le forze politiche contro il terrorismo, anche se, come scrive il New York Times, la discussione potrebbe durare mesi prima di arrivare al voto.

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