Usa-Nord Corea. Radiografia degli arsenali e le opzioni sul campo

Gli Usa contro la minaccia nordcoreana hanno 3 opzioni: guerra preventiva subito, attendere nuova provocazione di Kim, tentare di rovesciare il regime

In questi giorni tensione alle stelle tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Dopo che il presidente Usa Donald Trump aveva affermato che scatenerà “fire and fury” se la Nord Corea continuerà con le minacce, da Pyongyang emergono inquietanti voci di un loro possibile attacco all’isola di Guam, importante snodo americano nel Pacifico. Ieri sera l’agenzia ufficiale Kcna ha dato ulteriori dettagli. Il piano non prevede un vero e proprio attacco ma un’azione dimostrativa e imponente: il lancio simultaneo di 4 missili a raggio intermedio Hwasong-12 nelle acque ad una distanza tra 30 e 40 km dall’isola per ostacolare la capacità operativa delle forze nemiche nelle grandi basi militari di Guam e per dare un segnale cruciale di avvertimento agli Usa. A parlare in tv è il generale Kim Rak Gyom, capo delle forze strategiche missilistiche nordcoreane: “I missili impiegherebbero meno di 20 minuti per percorrere i 3.356,7 km per raggiungere il loro obiettivo vicino all’isola. Vettori che per dare un messaggio anche al Giappone, alleato Usa, sorvolerebbero lo spazio aereo nipponico sopra la prefettura di Shimane” (cittadina vicina ad Hiroshima).
Immediata la reazione degli Usa e dei Paesi alleati. Il ministro della Difesa statunitense, James Mattis ha avvertito Pyongyang che se il regime di Kim Jong-un provasse a porre in atto le minacce annunciate, la Corea del Nord sarebbe completamente distrutta dalla schiacciante superiorità militare Usa. Tokyo, attraverso il neo ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera, ha detto che «il Giappone è in condizione di intercettare e abbattere i missili che la Corea del Nord dice di voler lanciare contro il territorio Usa di Guam». La Corea del Sud, dal canto suo, promette “una reazione forte e risoluta” agli attacchi insieme agli alleati. Il colonnello Roh Jae-cheon, portavoce del Comando di stato maggiore congiunto, ha assicurato: “Siamo assolutamente pronti a reagire con decisione a ogni provocazione del Nord“. In una nota scritta in risposta al piano d’attacco a Guam, Roh ha detto che la minaccia di Pyongyang è “una sfida seria”.

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L’amministrazione del presidente Trump è divisa sulla questione Pyongyang:
– Abbiamo il fronte favorevole ad un intervento composto dal consigliere per la sicurezza nazionale McMaster e il segretario alla Difesa Mattis;
– C’è un fronte contrario ad un intervento capeggiato dal consigliere del presidente, Bannon;
– In mezzo c’è il segretario di Stato Tillerson, che auspica alla diplomazia invitando la Nord Corea al dialogo. Trump, però, dopo che Pyongyang ha annunciato il piano per attaccare Guam, ha deciso di accelerare i tempi. Secondo il presidente la prima opzione rimane la strada diplomatica, ma se vi è un leader come Kim Jong-Un che non ascolta il linguaggio della diplomazia, l’unica opzione rimane quella militare. In tutti i modi Washington sta facendo pressioni alla Cina, l’unico Paese in grado di poter “costringere” la Corea del Nord ad un possibile dialogo.
In una intervista al Wall Street Journal, l’ex ambasciatore americano all’Onu John Bolton, spiega che attualmente il Pentagono ha tre opzioni sul campo:
1) Un attacco preventivo condotto con bombe e sabotaggio elettronico, per distruggere l’apparato missilistico, nucleare e convenzionale di Pyongyang;
2) Aspettare che Kim prepari un altro test, e colpire per impedirlo;
3) Usare le forze speciali per decapitare il regime.

Strafor, una piattaforma di intelligence americana, ha elaborato il primo scenario: l’attacco iniziale partirebbe dai bombardieri B-2 con gli ordigni capaci di distruggere i bunker, seguiti dagli F-22 e i Tomahawk per i colpi di precisione. In questo modo gli Usa, in contemporanea, potrebbero distruggere le capacità missilistiche, nucleari e convenzionali di Pyongyang. Nulla però darebbe la garanzia di evitare la rappresaglia di Kim, che prima di Guam, andrebbe a colpire i 25 milioni di persone che abitano nell’area metropolitana di Seul, lontana appena 35 miglia dal confine

Le forze armate in campo – Corea del Nord

Kim Jong-il, il “caro leader” e padre dell’attuale “dittatore” Kim Jong-un, fu il primo, alla fine degli anni 90 a iniziare a parlare di nucleare della Corea del Nord. Il primo vero e proprio test nucleare è stato eseguito nel 2006. Il 2016 è diventato l’anno della svolta: prima il successo rivendicato della bomba all’idrogeno, poi, nel mese di settembre, la creazione di un ordigno “miniaturizzato” in grado di raggiungere le coste statunitensi. Durante gli anni gli esperti avevano calcolato che Pyongyang poteva disporre al massimo di una decina di ordigni, ma l’8 agosto il report diffuso dal Washington Post ha parlato di almeno 60 atomiche. Inoltre i tecnici nordcoreani sarebbero riusciti anche a miniaturizzare la testata.

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La dotazione di Pyongyang comunque non spaventa le superpotenze atomiche presenti nell’area (Russia, Cina e Usa) che possiedono un carico totale di 15.340 atomiche.
Negli ultimi anni sono stati gli Usa, la nazione che ha speso più di tutte le altre messe insieme, per le testate atomiche. Washington ha attualmente 7.000 testate contro le 7.300 della Russia, che però sta lavorando per “modernizzare” le testate dell’ex Unione Sovietica. Infine vi è la Cina che possiede 200-300 testate.
Agli Usa non spaventano solo le atomiche. Kim ha circa 5 mila tonnellate di armi chimiche e può contare su 1.000 missili balistici di vario tipo. Anche se la maggior parte sono a corto raggio, sarebbero tutti in grado di raggiungere la Corea del Sud.
Pyongyang, ha invece diviso le forze sul terreno in 5 rami: esercito, marina, aeronautica, forze missilistiche strategiche e forze speciali. E’ attivo più di 1 milione di soldati, di cui 180 mila sono impiegati nelle forze speciali, mentre 6 milioni sono i riservisti e i paramilitari.
In Corea del Nord il servizio militare ha inizio a 17 anni ed è obbligatorio; dura circa 10 anni e, fino all’età di 60 anni gli uomini vengono richiamati occasionalmente. Inoltre l’esercito dispone di circa 7.000 tra carri armati (3.000 vecchi T54/55 ex sovietici e type 59 cinesi, 1000 versioni locali del T62 e 500 del T72) e blindati/ corazzati (2.000 vecchi BMP1, BTR60 ex sovietici e Type 63 cinesi). Ma dove la Nord Corea rimane una potenza è l’artiglieria con 21 mila pezzi. Infine dispone anche di un’imponente flotta di sottomarini di produzione sovietica (72), ma possiede solo tre navi da guerra. Il 60% di queste forze elencate è schierato entro 100 km dalla linea di demilitarizzazione del 38esimo parallelo. Secondo la stampa, in caso di attacco i nordcoreani sarebbero in grado di sparare contro Seoul 2.700 colpi d’artiglieria al minuto.

Le forze armate in campo – Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno molti uomini e mezzi nella regione che sono concentrati principalmente in Corea del Sud, in Giappone e in Guam. In Sud Corea gli Usa hanno 28.500 soldati, 140 carri armati M1A1, 170 Bradley, 100 aerei F16 e A10, Patriot PAV 2 e il sistema di difesa missilistica Thaad. In Giappone hanno 54.000 militari, 14 navi da guerra, 1 portaerei, 100 aerei F15, F16 e MV-22 Osprey. Sull’isola di Guam hanno 4.000 uomini, 4 sottomarini, 6 bombardieri B52, più i due B-1B supersonici appena trasferiti.
Non dimentichiamoci che recentemente la portaerei Carl Vinson si è avvicinata alle acque della Corea; e in Giappone rimane la Ronald Reagan che può trasportare fino a 6 mila persone tra marinai e avieri, ma soprattutto può imbarcare fino a 90 velivoli.

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Il vantaggio americano nell’area è netto, anche perché, sempre secondo Stratfor, il Pentagono potrebbe rapidamente trasferire nella regione 10 bombardieri B-2 armati con la bombe GBU-31 da 16.900 chili di esplosivo, o le GBU-57 Massive Ordnance Penetrator da 13.600 chili, insieme a 24 F-22 con le bombe GBU-32 da 450 chili, e le navi armate con i Tomahawk

Cosa possiamo aspettarci?

Il futuro ruota intorno a tre Paesi: Stati Uniti, Corea del Nord, Cina. Tutto dipende da cosa vorrà fare la Corea del Nord e quali saranno le sue vere intenzioni. Kim saprà bene che, in caso di attacco americano, la penisola nordcoreana verrà distrutta e il suo esercito verrà annientato. In questo scacchiere anche la Cina avrà una sua parte, in quanto dovrebbe esercitare fino all’ultimo pressioni sull’ex Paese amico. Non ancora è chiaro il ruolo che eserciterà la Russia di Putin. Molti sono gli interrogativi: la Corea del Nord continuerà con le sue minacce? O addirittura attaccherà Guam? Gli Stati Uniti condurranno una guerra preventiva? O cercheranno fino all’ultimo il canale diplomatico?
Il futuro dipenderà da un uomo: Kim Jong-Un

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