Usa e 11 Paesi Pacifico firmano accordo libero scambio Tpp

Trans-Pacific Partnership
Trans-Pacific Partnership

 

Obama, con la firma del Tpp con 11 Paesi del Pacifico, contrasta la Cina

USA. Il Trans-Pacific Partnership è realtà. Il più grande accordo di libero scambio del Pacifico è stato firmato ad Atlanta da USA e altri 11 Paesi (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) il 5 ottobre 2015, dopo 8 anni di trattative e uno sprint finale di 9 giorni. È un intesa che abbatterà le barriere (tariffarie e non-tariffarie) sui mercati, e stabilirà regole comuni in materia di tutela dei lavoratori, dell’ambiente e della regolamentazione dell’e-commerce nei Paesi firmatari che rappresentano il 40% del Pil mondiale. Un successo politico e economico del presidente Barack Obama, nel suo secondo mandato, che prevede di spostare i suoi interessi verso il Pacifico e contrastare la crescente influenza della Cina. “Non possiamo – ha chiosato Obama dopo la firma – lasciar scrivere le regole dell’economia globale a Paesi come la Cina”.

Il Tpp a questo punto dovrà essere ratificato dal Congresso Usa e dai rispettivi governi degli altri 11 Paesi.

La Casa Bianca sull’accordo del Pacifico ha fatto sapere «sosterrà l’export del made in America e la creazione di posti di lavoro qualificati». Eliminando «oltre 18.000 tasse – sotto forma di tariffe – sul made in Usa rende i nostri agricoltori , allevatori, aziende manifatturiere e piccole imprese in grado di competer e vincere in mercati ad alta crescita»

Obama ha assicurato che gli americani avranno mesi per leggere ogni singola parola del trattato che finora è stato tenuto segreto. Altrettanto segreti sono i dettagli del Trattato di libero scambio analogo con l’UE, il Ttip (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti), per il quale sono in corso difficili trattative e la cui sottoscrizione, secondo i leader del G7, dovrebbe arrivare entro fine anno.

Obama si attende ora i dubbi dei repubblicani e anche di alcuni democratici sui possibili impatti che il Tpp potrà avere sull’economia reale americana. L’intesa, il cui voto potrebbe arrivare a quasi fine inverno, potrà essere approvata o bocciata, dal momento che il fast track, ottenuto da Obama, non consente al Congresso di emendare. Non solo. Ma si inserirà tra i temi della campagna elettorale USA 2016, con il magnate repubblicano, Donald Trump, che ha già espresso critiche all’accordo.

Ma l’accordo c’è, e Obama, parallelamente alla riduzione dell’opposizione di sindacati e ambientalisti, facendo leva sulle misure ambientali e sull’interesse dei lavoratori USA, potrebbe rivolgere la sua attenzione all’altro suo grande progetto di accordo commerciale strategico: il Ttip.

 

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