Unione Europea: sfide centrifughe e soluzioni centripete

L’Unione Europea ha necessità di agire come attore unico nel campo della sicurezza, dell’economia e sul piano internazionale. Gli Stati membri, invece, difendono ancora la sovranità nazionale

L’Unione Europea oggi si trova a dover affrontare delle sfide che sembrano mettere in discussione il processo di integrazione che fu ufficialmente inaugurato sessant’anni or sono. Attualmente, i Paesi uniti nel vecchio continente sono messi in crisi nel tentativo di mantenere una politica comune soprattutto in materie come quella dell’immigrazione o quella delle politiche economiche. Su questo sfondo il dossier Brexit, oltre ad essere di difficile gestione, getta un’ombra sulla convenienza dell’Unione Europea di porsi come attore unico sulla scena internazionale.
L’immigrazione sta letteralmente spaccando in due, se non in tre, i Paesi UE. Mentre l’Italia tenta di fare la sua parte perseguendo la sua politica di accoglienza, i Paesi del nord Europa non dimostrano la volontà di dare un concreto supporto alle zone europee più in difficoltà e quelli dell’Est hanno reagito al fenomeno bloccando l’accesso ai migranti. Pur volendo accettare l’idea che gli immigrati siano fonte di instabilità, la risposta dovrebbe comunque essere gestita a livello regionale. Se è per la sicurezza dei popoli europei che si teme, allora dovrebbero essere rafforzati i dispositivi europei in materia. Sarebbe quindi comunque auspicabile rafforzare il centro europeo, piuttosto che lasciare che i Paesi trovino soluzioni nazionali, peraltro in contrasto con lo spirito di condivisione che da sessant’anni ispira l’Unione Europea. La politica economica soffre oggi delle stesse contraddizioni: mentre le misure monetarie sono prese a livello comunitario dal 1992, le politiche di bilancio rimangono più a discrezione degli Stati membri, creando una sorta di doppio binario la cui poca auspicabilità ed i cui problemi strutturali sono stati messi chiaramente in luce dalla crisi del 2009. Crisi della quale le economie europee continuano ad accusare gli effetti in termini di crescita ed occupazione, a distanza di quasi dieci anni. Anche in questo caso, la soluzione è quella di creare un’Unione fiscale, soluzione a più voci conclamata ma che ancora oggi tarda ad essere realizzata. Il problema al cuore di questo ritardo riguarda la sovranità, lo stesso che in fondo ha spinto la Gran Bretagna a dichiararsi “fuori” dall’Unione Europea. Ma, in un mondo come quello del XXI secolo, è veramente opportuno rinunciare ad un certo tipo di rapporti regionali per difendere l’idea di sovranità nazionale?
L’Unione Europea sembra mancare continuamente gli obiettivi che pure le vengono chiaramente indicati dalle sfide che l’attualità pone. È intrappolata nella contraddizione dell’essere un’unione di Stati che danno risposte nazionali a problemi chiaramente comunitari. Agire come un attore unico nel campo della sicurezza, dell’economia e sul piano internazionale è però una evidente necessità nonché l’unica soluzione per uscire da questa impasse. Consola pensare che nonostante il cammino dei sei Paesi che inaugurarono il processo di integrazione europea non sia mai stato lineare o privo di ostacoli, oggi all’Unione Europea partecipano la gran parte delle Nazioni presenti sul continente europeo.

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Emanuela Vulpetti

Nata ad Erice (TP) mi trasferisco a Roma all’età di 19 anni. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella magistrale in International Relations presso la LUISS Guido Carli, ho frequentato e lavorato come tutor per il Master di secondo livello in studi diplomatici nella stessa Università. Nel giugno 2017 ho pubblicato la mia tesi magistrale dal titolo “The Italian Choice for the European Monetary Union”. Mi appassionano l’attualità e la storia delle relazioni internazionali, i fatti di politica ed economia nazionale ed internazionale. Nel tempo libero pratico regolarmente sport e leggo volentieri romanzi di ogni genere.

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