Un’altra scossa politica sul fronte europeo: a far traballare l’Unione è la Romania

Torna a soffiare minaccioso il vento dell’est: dopo Ungheria e Polonia è la volta della Romania. La riforma concernente il sistema giudiziario rumeno desta preoccupazione

Gli ultimi giorni di gennaio sono stati particolarmente turbolenti per la Romania protagonista di un intenso dibattito sul fronte europeo. Sia Romania che Bulgaria sono sotto osservazione della Commissione Europea mediante il cosiddetto Meccanismo di Cooperazione e Verifica il cui obiettivo è quello di valutare i progressi rispetto alla riforma giudiziaria e lotta alla corruzione in Romania e rispetto alla criminalità organizzata in Bulgaria. Tuttavia i presupposti non sono dei migliori: la Romania ha vissuto nell’ultimo periodo una situazione politica poco serena nonché figura ancora tra i paesi più corrotti di Europa.

Dopo tre crisi di governo in un anno, ora il nuovo primo ministro della Romania è Victoria Dancila, prima donna del Paese a ricoprire la carica, già membro del Parlamento europeo. Potrebbe rivelarsi un’ottima scelta strategica per distendere i rapporti con Bruxelles visto il suo passato nell’ambiente europeo, eppure i più critici l’accusano di essere troppo vicina al vero leader del Partito socialdemocratico. L’attuale primo ministro secondo queste voci non sarebbe altro che un facile rimpiazzo di Liviu Dragnea di cui ne farebbe le veci. Il leader del Partito socialdemocratico infatti è impossibilitato a ricoprire la carica di primo ministro in quanto sotto inchiesta per abuso di ufficio e falsificazione del voto ed ha sulle spalle una sentenza di due anni di prigione sospesa. Con la riforma giudiziaria in questione tutte queste accuse cadrebbero.

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Il nuovo primo ministro il 29 gennaio scorso ha prestato giuramento davanti al Capo dello Stato ed ha ottenuto la fiducia del Parlamento ma nel suo discorso di insediamento non ha menzionato affatto la questione bollente della riforma giudiziaria. La faccenda però è seria tanto da essere portata all’attenzione della Corte Costituzionale rumena. Il 30 gennaio scorso i giudici costituzionali si sono pronunciati in merito, asserendo che la riforma presenta elementi di incostituzionalità, in particolare per quanto riguarda lo statuto dei giudici e dei procuratori, ed ha invitato i fautori della riforma a definire meglio le nozioni di “errore giudiziario, malafede e grave negligenza”.  La Corte si riunirà nuovamente il prossimo 13 febbraio quando si pronuncerà sulla legge relativa all’organizzazione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Il 24 gennaio scorso Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans avevano fatto un aperto richiamo alla Romania sulla questione e quanto affermato dalla Corte Costituzionale rumena sembra confermare le preoccupazioni di Bruxelles.

Il 31 gennaio per concludere questo mese politicamente intenso, il Capo di Stato rumeno Klaus Iohannis si è recato a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. I due hanno parlato del semestre europeo a presidenza rumena del 2019 nonché del Summit Ue che si terrà a maggio del prossimo anno proprio in Romania. Ma soprattutto hanno affrontato la spinosa questione della riforma giudiziaria. Il presidente rumeno si era già mostrato poco favorevole a queste nuove leggi (non le ha infatti promulgate) al contrario degli esponenti di governo, i quali, ai richiami di Juncker e Timmermans hanno risposto difendendo la riforma e puntando il dito sulla Rappresentanza della Commissione Europea in Romania accusandola di riportare false informazioni a Bruxelles. Il Capo di Stato rumeno quindi ha rassicurato Junker promettendo che tutto sarà risolto all’insegna dei principi democratici ed evidenziando che la Romania è un paese pro-Europa. Probabilmente è vero, viste le grandi proteste del popolo rumeno: decine di migliaia di persone hanno riempito le piazze per far sentire la propria voce contro la riforma. Tuttavia non basteranno delle dichiarazioni di intenti a convincere la Commissione Europea. La Romania dovrà fare di più se vorrà liberarsi del Meccanismo di Cooperazione e Verifica (l cui conclusione è prevista per il 2019 ma potrebbe prolungarsi) e fare il suo ingresso nell’area Schengen.

Insomma, l’Ue barcolla a causa di un’altra scossa politica proveniente dall’est. Barcolla ma non molla? Staremo a vedere.

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Sara D'Aquanno

Appassionata di politica fin dai tempi del liceo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali all'età di 24 anni con votazione 110/110 con Lode presso l'Università degli Studi Roma Tre, presentando una tesi in ambito di tutela dei diritti fondamentali concernente il diritto alla privacy in Europa. Dopo la Laurea ho vissuto a Bruxelles dove ho conosciuto da vicino le Istituzioni europee sviluppando ulteriormente il mio interesse per la politica e per tutto ciò che riguarda l'Unione Europea.

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