Ucraina: USA e UE contro Mosca. Nuova Guerra fredda

Ucraina, USA e UE contro Mosca
Ucraina, USA e UE contro Mosca

L’incubo della “Guerra fredda”, con tanto di spie e 007, riemerge con tutta la sua virulenza dopo la caduta del Muro di Berlino, nel lontano 1989. Questa volta con una “cortina di ferro” che si è spostata parecchi chilometri a est.

Alla base, la crisi Russia-Nato legata al conflitto in Ucraina, di stretta attualità, teatro da 9 mesi di scontri prima e di una vera e propria guerra civile che ha causato fino ad ora circa 2700 morti.

Sono di qualche giorno le parole del comandante supremo delle forze NATO in Europa, Philip Breedlove, che ha confermato che la tanto decantata tregua in Ucraina è tutt’altro che un periodo di cessate il fuoco. Si  tratta di una tregua solo di nome, che non ha impedito alle parti coinvolte, esercito di Kiev e ribelli filo-russi nel Dombas, di continuare a  scontrarsi nell’ est dell’Ucraina. Solo ieri mattina le forze governative ucraine hanno iniziato il ritiro delle armi pesanti, a 15 chilometri dalla zona occupata dai separatisti, come previsto dall’accordo di Minsk per la zona demilitarizzata. Mentre è continuato lo scambio dei prigionieri tra Kiev e filorussi, come previsto dalla tregua di Minsk. Sono 1.200 in totale i prigionieri militari e civili che sono stati finora liberati dai ribelli russofili. Ne restano ancora nelle loro mani 860  tra militari e civili ucraini secondo i dati del Centro di scambio di prigionieri dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk.

Anche Vladimir Putin dovrebbe dare seguito agli impegni assunti a Minsk ritirando i 4mila soldati russi schierati nel nord della Crimea, al confine con l’Ucraina. Vedremo nelle prossime settimane l’evolversi della situazione.

Il 16 settembre scorso il Parlamento Europeo ed il Parlamento Ucraino hanno approvato l’accordo tra UE ed Ucraina. Così il presidente ucraino Proshenko: “Dopo la ratifica dell’accordo, ci sarà un primo Consiglio di Associazione tra l’Unione Europea e l’Ucraina il prossimo 17 novembre. Si tratta di un meccanismo pratico per la realizzazione dell’accordo e l’applicazione delle sue linee guida, che si concentrano sulle riforme.”

Con il voto il Parlamento di Kiev ha approvato anche un’amnistia per i filorussi che hanno consegnato le armi  e non si sono macchiati del reato di omicidio premeditato o di terrorismo,  concesso uno statuto speciale per le regioni filorusse dell’est del Paese, offrendo  la libertà economica e garantendo la libertà d’uso di qualsiasi lingua sostenuta da tradizioni culturali, consentito elezioni locali anticipate nelle zone separatiste, fissate per il 7 dicembre prossimo.

A  partire dal primo gennaio 2016, entrerà in vigore l’accordo di libero scambio tra l’UE e l’Ucraina, e Mosca, che non ha mai digerito accordi Ucraina-UE, avrà 15 mesi per riorganizzare i suoi rapporti  di scambio con l’ex-colonia sovietica.

Il problema maggiore verrà dopo la tregua (definitiva, si auspica), quando bisognerà individuare una soluzione politica, e concedere maggiore autonomia ai ribelli, il che significherebbe accontentare il capo del Cremlino. A Putin conviene che le regioni di Donetsk e Luhansk restino ucraine e instabili in modo da potervi interferire sul piano della politica interna e mantenere l’ex repubblica sovietica nella sfera di influenza russa.

Intanto il capo del governo di Kiev  accusa il Presidente Putin di avere mire espansionistiche nei riguardi dell’intero territorio ucraino, di voler continuare a tenere destabilizzata tale situazione, e di fornire armi e sostegno ai ribelli separatisti attraverso i camion del convoglio umanitario russo che per ben due volte ha oltrepassato i confini ucraini. Putin, ha sempre negato la presenza di truppe russe nel paese.

Secondo gli “occidentali” o “euro-americani” i ribelli filo-russi stanno ricevendo il sostegno di Mosca.

Lo confermerebbero le immagini satellitari pubblicate dalla Nato, che mostrano colonne di truppe russe che varcano il confine con l’Ucraina. L’Alleanza Atlantica sostiene che Mosca ha impiegato circa mille unità nell’ex repubblica sovietica, fatto negato dal Cremlino. E addirittura, nonostante la Russia abbia sempre dichiarato apertamente  di non voler intervenire militarmente, secondo Alexander Zakharchenko, primo ministro dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk,   3-4 mila militari russi in congedo starebbero combattendo al fianco dei ribelli.

Le attività russe – invio di uomini e armi nell’ex repubblica sovietica, nonché l’aggressione delle forze armate russe sul territorio ucraino – hanno spinto l’Alleanza Atlantica e l’UE a prendere provvedimenti.

Nei confronti della Russia sono stati, infatti, adottati, da 28 paesi dell’UE, delle sanzioni economiche restrittive. Ad essere colpiti maggiorente  sono il settore bancario, quello delle estrazioni energetiche e delle tecnologie duali.

   Sono state dunque ristrette le possibilità di accesso ai mercati finanziari europei: banche e società finanziarie europee non potranno più fornire prestiti a cinque banche russe di proprietà statale. Inoltre, in maniera significativa, le stesse misure sono previste per altre società, al di fuori del settore bancario: tre nel settore della difesa e tre in quello energetico. Circolano con insistenza alcuni nomi di società colpite: Rosneft e Transneft, così come quello del braccio petrolifero di Gazprom. Mentre altre sanzioni mirano ad ostacolare le attività di estrazione russe.

E’ vietato alle imprese europee fornire servizi di scavo, di test sui pozzi e di perforazione per le produzioni ad elevata profondità sottomarina, nell’Artico e di shale oil. È stata quindi estesa la lista di imprese russe che operano anche nel settore della difesa a cui è vietato vendere tecnologie ad uso duale. Infine, si allunga l’elenco di personalità russe sottoposte a sanzioni personali, come congelamento degli asset finanziari e blocco dei visti.

La NATO, il cui vertice si è riunito in Galles il 4-5 settembre scorso, ha deciso di militarizzare i confini est europei con 5 presidi permanenti e una mobilitazione di truppe internazionali di paesi membri.

Alcuni paesi della NATO, nel mentre, hanno provveduto a inviare armi per proteggere l’Ucraina dall’avanzata dei ribelli filo-russi nel Paese. Il tentativo da parte dell’UE e della NATO è quello di attuare una pressione politica su Putin, tentare di isolarlo, ….. e  contenere le sue mire espansionistiche.

La Russia non accetta che la NATO si è spostata in avanti verso le frontiere della Federazione russa. Lo stesso Cremlino insiste  che era stato promesso, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che questo non sarebbe successo. Il principale obiettivo della politica estera è quello di mantenere l’Europa orientale nel campo dell’influenza della Russia, fermando, o ostacolando, le aspirazioni politiche della Georgia, la Moldova e l’Ucraina che  intendono rafforzare i legami con l’UE e la NATO.

Va detto che l’intervento in Ucraina non è insolito per le grandi potenze. Gli Stati Uniti sono intervenuti in America Latina costantemente. L’Ucraina, afferma Mosca, rientra nella sua sfera di interesse. I russi, compresi coloro che erano critici verso lo stesso Putin, oggi, per le sue posizioni prese sull’Ucraina, lo sostengono.

In un’intervista a Rossiskaia Gazeta, quotidiano ufficiale del governo russo, il premio Oscar Oliver Stone ha preso le difese di Putin e della sua politica in Ucraina, accusando Usa e Nato di aver minacciato gli interessi geo-politici della Russia e disatteso le promesse fatte a Gorbaciov. Stone sta girando un film su Snowden, l’ex talpa del Datagate e un documentario sull’Ucraina. A suo avviso, la crisi in Ucraina è frutto della strategia della Nato che tenta di avvicinarsi alle frontiere russe.

Mosca, di fronte all’applicazione delle sanzioni, non è restata a guardare. Il Cremlino, infatti, intende rivedere la propria dottrina militare in risposta “all’espansione della NATO nell’Europa dell’Est”.

Lo stesso Medvedev sostiene che le sanzioni non portano pace, ma solo instabilità globale, e di fronte alle sanzioni cui è sottoposta la Russia, ci saranno delle contro sanzioni che consisteranno nella chiusura dello spazio aereo.  Il 24today.net  (http://24today.net/open/153483) riporta oggi una dichiarazione di Andriy Kobolev capo della Naftogaz Ukrainy secondo la quale la Russia potrebbe questo inverno sospendere la fornitura di gas naturale verso l’Europa attraverso l’Ucraina per screditare questo percorso, promuovendo il progetto di costruzione di gasdotto South Stream e l’utilizzo di Opal gasdotto a pieno regime.

La Russia dovrebbe ritirare le sue truppe dall’Ucraina e dal confine russo-ucraino, così come il sostegno finanziario e militare ai separatisti. Allo stesso tempo, l’UE e gli Stati Uniti (US), insieme con il Fondo monetario internazionale, dovrebbero continuare a sostenere economicamente l’Ucraina, per consentire a Kiev di attuare le riforme necessarie (di politica monetaria e fiscale, mercato energetico, finanziario e settori della sicurezza).  Secondo l’ex premier italiano Romano Prodi contrario all’epoca sulla proposta di Bush di mettere l’Ucraina nella NATO, per risolvere la questione dell’Ucraina basterebbero 15 miliardi di euro messi sul tavolo a salvaguardia futura dell’Ucraina, cinque ciascuno da USA, UE e Russia.

Sullo sfondo del quadro instabile geopolitico appena descritto del fianco orientale dell’Europa, che ridisegnerebbe la mappa del Mediterraneo e del mondo intero, ci sono folate di vento di “Guerra fredda” attraverso una  nuova corsa agli armamenti.

Il tenente colonnello Michael Jazdyk, portavoce del Comando della Difesa aerospaziale del Nord America, NORAD, ha dichiarato che venerdì 19 settembre alle 07.00, ora del Pacifico, due caccia F-22 e due CF-18 canadesi hanno intercettato sei velivoli russi MiG 35, mentre violavano la “zona di identificazione della difesa aerea” degli Stati Uniti, a 55 miglia nautiche dalla costa occidentale dell’Alaska. Il giorno precedente, giovedì 18 settembre, verso le 01:30, ora del Pacifico, una coppia di CF-18 canadesi hanno intercettato due bombardieri a lungo raggio russi Bear, a circa 40 miglia nautiche al largo della costa nel Mare di Beaufort. In entrambi i casi, gli aerei russi sono entrati nella Air Defense Identification Zone, che si estende a circa 200 miglia dalla costa. Dunque non semplici provocazioni, ma azioni tese a monitorare i tempi di reazione della Difesa aerea statunitense.

La Marina russa ha testato il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, lanciato dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco .

Putin, il cui obiettivo è quello di riequipaggiare l’Esercito, la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa, in quanto il sistema difensivo ed offensivo sono in esaurimento od obsoleti,  ha siglato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Tale progetto ha una base finanziaria consistente; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000, e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari.    Mentre sul Mar Nero entro il 2020 la flotta russa sarà dotata di 80 nuove navi da guerra. Lo ha detto il comandante Aleksandr Vitko durante una visita del presidente Vladimir Putin a Novorossisk, nella Russia meridionale. La flotta russa sul Mar Nero conta al momento 173 vascelli, e tra i nuovi mezzi annunciati ci sono anche sommergibili con missili dalla gittata superiore a 1.500 chilometri.

Non mancano esercitazioni in grande stile in Asia. Mosca ha organizzato nell’estremo oriente russo la più colossale esercitazione – denominata Vostok-2014  delle sue forze armate dai tempi dell’Urss mobilitando – a quanto riferisce la tv Russia Today100.000 militari, più di 1.500 carri armati, 120 aerei, 5.000 mezzi bellici e 70 navi da guerra. Durante l’esercitazione  militari russi si sono addestrati tra le altre cose a rispondere a un attacco aereo, respingere uno sbarco di truppe nemiche e attaccare una portaerei.

Barack Obama rilancia armi atomiche.

Mille miliardi di dollari nei prossimi tre decenni : questo, secondo uno studio federale riportato dal New York Times, il valore del programma atomico in fase di sviluppo negli Usa. Tale espansione – nota il giornale – avviene sotto un presidente come Barack Obama che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, ha portato avanti una campagna per un mondo libero dal nucleare e ha fatto del disarmo uno degli obiettivi principali della politica di difesa americana.

Secondo gli analisti infatti, con la Russia sul sentiero di guerra, la Cina che preme per le proprie rivendicazioni territoriali e il Pakistan che espandendo il suo arsenale, il sogno di disarmo del presidente Nobel per la pace  non può che tramontare.

E’ tempo di “Guerra fredda” !

E che dire della costruzione di “una sorta di NATO guidata dalla Cina” ?

Pensieri cupi e inquietanti si affacciano all’orizzonte.

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