Ucraina, ritiro armi pesanti nell’est ?

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Il ritiro delle armi pesanti dalla zona del conflitto nell’est dell’Ucraina, deve ancora attendere. L’accordo definito nel summit di Minsk2 prevede che due giorni dopo l’entrata in vigore della tregua le parti coinvolte nel conflitto ritirino le loro armi da una zona cuscinetto fra i 50 e i 140 chilometri (la distanza del ritiro dipende da gittata e calibro delle armi). Tale ritiro deve poi essere completato entro 14 giorni. La sua entrata in vigore è stata fino ad ora ritardata dai continui combattimenti avvenuti intorno allo snodo ferroviario di Debaltseve, zona strategica-cuscinetto per i filorussi, da dove le forze ucraine si sono ritirate mercoledì scorso.

Un passo in avanti è stato compiuto l’altra notte in cui si è concluso il primo scambio di prigionieri tra l’esercito governativo e i ribelli separatisti, in base a quanto concordato a Minsk2. Lo scambio è avvenuto in una terra di nessuno nei pressi del villaggio di Zholobok, a circa 20 chilometri dalla città di Lugansk, in mano ai ribelli. E ha riguardato 139 militari di Kiev e 52 miliziani. Lo scambio dovrà interessare tutti i prigionieri, secondo gli accordi siglati, anche se non è dato sapere al momento il numero totale dei prigionieri di entrambi gli schieramenti presenti sul campo di battaglia.

Le posizioni dei filorussi e degli ucraini sembrano ancora distanti per una tregua definitiva. Il vice ministro della Difesa dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, ha annunciato che i ribelli inizieranno a ritirare le armi pesanti da domani e che l’operazione sarà conclusa in 14 giorni.

Le forze ucraine, mentre, non hanno ancora cominciato il ritiro delle armi pesanti, e non hanno alcuna intenzione di farlo perché, denuncia il portavoce della difesa ucraina Anatoly Stelmakh, i separatisti, dalla linea del fronte del conflitto nell’est dell’Ucraina, continuano a non rispettare il cessate il fuoco. Le ostilità, ha ammesso Stelmakh, sono diminuite dopo il ritiro, la scorsa settimana, delle forze governative da Debaltseve, ma mai cessate del tutto.”Il ritiro delle armi pesanti inizierà quando il nemico smetterà di aprire il fuoco contro le nostre posizioni” ha detto Stelmakh. Un altro portavoce militare ucraino, Valentin Fediciov, riferisce che nelle ultime 24 ore sono stati registrati 2 morti e 10 feriti, aggiungendo che le posizioni dell’esercito di Kiev nell’est dell’Ucraina sono state bombardate 27 volte nell’ultima notte nonostante la tregua dagli accordi di Minsk2.

Posizione diversa è quella di Denis Pushilin , il vice speaker del Consiglio popolare dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, secondo il quale la tregua nel Donbass viene generalmente rispettata, ma da parte dei singoli battaglioni ucraini ci sono delle provocazioni. Le milizie cercano di non rispondere.

In ogni caso ieri sono continuate le esplosioni a Donetsk e Gorlovka.

A segnali di distensioni come lo scambio di prigionieri, si alternano combattimenti ad opera dei ribelli prorussi, che violano in questo modo chiaramente gli accordi di Minsk2. L’ultima azione a conferma di tale atteggiamento ostile alla tregua, è l’avanzata di truppe dei separatisti filorussi, secondo la pagina online dello Spiegel, verso la città di Mariupol, città situata in una posizione strategica, tra il confine russo e la penisola della Crimea, annessa alla Russia.

In Ucraina, nonostante gli accordi siglati al summit di Minsk2, resta forte la presenza ingombrante di Putin, che continua a sostenere militarmente i separatisti e rischia seriamente nuove e più gravi sanzioni da UE e USA.

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