Turchia: Erdoğan rischia di perdere la partita presidenziale

È tempo di elezioni in Turchia e la rielezione di Erdoğan potrebbe non essere così scontata come sembrerebbe

Il 24 giugno prossimo si terranno le elezioni presidenziali in Turchia e il risultato alle urne potrebbe non essere così scontato come sembrerebbe. Infatti, se è vero che Recep Tayyip Erdoğan, grazie anche al supporto della maggior parte delle reti televisive del Paese che enfatizzano ogni sua mossa e trasmettono ogni discorso, resta il favorito numero uno, è altresì vero che la situazione economica in cui versa oggi la Turchia potrebbe costargli caro. Ecco spiegata quindi la mossa dell’attuale capo dello Stato di anticipare di ben 15 mesi l’appuntamento elettorale, proprio per evitare un futuro confronto alle urne in un contesto decisamente sfavorevole.

Il “sultano”, come viene ribattezzato dai suoi concittadini, ha guidato il Paese per un quindicennio circa, un periodo in cui oltre a raggiungere una rassicurante stabilità economica, la Turchia ha assistito anche ad una florida crescita. Tuttavia, oggi la situazione risulta essere cambiata (e non di poco): la lira turca risulta essere sempre più svalutata rispetto al dollaro (la lira turca è la valuta peggiore dello scorso anno), questo perché gli investitori si fidano sempre meno di un’economia in seria difficoltà. Ragion per cui, gli elettori su cui Erdoğan fa affidamento, in pensiero per la loro situazione economica, potrebbero arrivare al voto fortemente indecisi.
Oltre alle questioni di natura economica, Erdoğan deve fare i conti anche con i problemi presenti all’interno del suo partito, l’Akp, che nel corso degli anni ha smarrito la sua impronta islamista alimentando i malumori dei dirigenti, delusi dalla politica autoritaria intrapresa dallo stesso capo dello Stato.

Chi saranno i suoi sfidanti? Muharrem Ince, candidato designato dal CHP (Republican People’s Party), formazione di origine laica che guarda a Kemal Ataturk, fondatore e primo presidente della repubblica turca. Meral Akşener, già ministro degli Interni e vicepresidente del Parlamento, è il leader di İyi Party, partito nazionalista e credente, ma senza velo. Ed infine, Selahattin Demirtaş, leader curdo dell’Hdp (Partito democratico del popolo) che, insieme ad altri undici parlamentari, venne arrestato nel novembre 2016 con l’accusa di essere legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Demirtaş conduce la sua campagna elettorale proprio dalla prigione, dove è richiuso da oltre un anno.
Di fronte a questa concorrenza tutt’altro che innocua, l’ipotesi che Erdoğan debba sostenere un secondo turno, programmato per l’8 luglio, non è poi così azzardata: in quel caso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Non resta che aspettare il 24 giugno e vedere quale sarà la scelta del popolo turco.

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Andrea Petricca

Mi chiamo Andrea Petricca. Sono uno studente universitario di Lettere, affascinato da sempre dal mondo dell'informazione. Il piacere di sfogliare un quotidiano o immergersi nella lettura di un libro. Una routine di cui non riesco a fare a meno, dalla quale nasce la mia passione per la scrittura e la voglia di raccontare la realtà che ci circonda.

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