Turchia, elezioni: Erdogan conquista maggioranza assoluta

Turchia-Erdogan-Elezioni
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2/11/2015 ore 13,46

Erdogan trionfa. Curdi in Parlamento, ma rabbia, scontri nel sud-est

Turchia. Alle elezioni legislative del 1 novembre, Erdogan con il partito della giustizia e dello sviluppo (Akp), con oltre 23 milioni di turchi dalla sua parte, ha ottenuto il 49,48%, con 317 seggi su 550. Maggioranza assoluta riconquistata e persa a giugno (da allora guadagna quasi 3 milioni e mezzo di voti) che consentiranno a Erdogan di tornare a governare da solo per i prossimi quattro anni. Pur essendo rimasto sotto la soglia dei 330 seggi, necessaria per avviare il referendum per cambiare la Costituzione in senso presidenzialista, Erdogan allontanato lo spauracchio di un esecutivo di coalizione, sembra destinato a mantenere il totale controllo del partito e del potere.

Il partito filo curdo Hdp con il 10,75% (la soglia di sbarramento era del 10%) è entrata in Parlamento con 59 seggi, diventando il terzo partito, ma ha perso un milione di voti rispetto a giugno.

I kemalisti laici del Chp (ora secondo partito) ottengono il 25,31% con 134 seggi (risultati quasi identici a giugno scorso). I nazionalisti repubblicani Mhp crollano con l’11,90% e 40 deputati dimezzando i seggi ottenuti a giugno.

Caos in Turchia

Dopo soli cinque mesi dal voto di giugno, la Turchia, piombata nel caos (a luglio attentato suicida a Suruç, che ha ucciso almeno trenta persone, il 10 di ottobre la strage di Ankara, la guerra tra il governo e il Partito dei lavoratori del Kurdistan, Pkk), e nel clima di intimidazione nei confronti dei mezzi di informazioni che criticano il governo, ha deciso di riconsegnare ad Erdogan il controllo del paese con la speranza di recuperare la stabilità perduta.

Non la pensano allo stesso modo i curdi. A Diyarbakir, ieri sera mentre erano ancora in corso gli spogli, manifestanti curdi hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni e una decisa repressione delle proteste. Un repressione che potrebbe avvenire nei prossimi mesi se i curdi continueranno nelle loro proteste. In soli tre mesi di guerra al Pkk, sono già morti oltre 150 soldati e 2000 combattenti curdi.

Migranti e economia

A questo punto il mondo dovrà fare i conti con Erdogan sia sulla crisi in Siria, sia sulla questione profughi.

Ci sono attualmente circa 2 milioni di profughi nel paese e la Turchia sta negoziando con l’UE per ricevere un sostegno economico ai suoi sforzi e mettere in sicurezza i suoi confini.

Le altre questioni centrali rimangono le tendenze autoritarie di Erdogan, contestate a livello internazionale, e il rallentamento dell’economia : il PIL pro capite non cresce dal 2007 mentre negli ultimi 5 anni la crescita economica è passata dal 10 per cento al 3 per cento all’anno.

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