Tunisia. Passo in avanti per i diritti delle donne

La legge contro la violenza sulle donne, approvata il 26 luglio 2017, rappresenta un’importante conquista per i diritti delle donne della Tunisia e per il contrasto alla violenza di genere

Lo scorso 26 luglio, il Parlamento tunisino ha approvato la legge organica 60/2017 sulla lotta alla violenza contro le donne, inclusa la violenza domestica. La legge, passata con 146 voti a favore e zero astensioni sul totale dei 217 seggi che compongono l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (in arabo مجلس نواب الشعب‎, Majlis Nuwwab ash-Sha’b), fornisce alle donne tunisine gli strumenti necessari per tutelarsi contro gli atti di violenza da parte di mariti, familiari o altre persone.
Oltre all’aggressione fisica, la legge riconosce e condanna altre forme di violenza contro le donne, fra cui gli atti di natura economica, sessuale, politica e psicologica. Il testo legislativo definisce infatti la violenza sulle donne come “qualunque aggressione fisica, morale, sessuale o economica basata sulla discriminazione tra i due sessi e capace di provocare danni fisici o sofferenza sessuale, psicologica e economica alla donna, incluse le minacce di aggressione, le pressioni e le privazioni dei diritti e delle libertà fondamentali, sia in pubblico che nella vita privata”.
La legge introduce anche elementi essenziali per prevenire gli atti di violenza, proteggere le donne sopravvissute alle aggressioni domestiche e perseguire gli autori di tali brutalità.

Tra le nuove disposizioni penali, si prevedono ad esempio l’aumento delle sanzioni per diverse forme di violenza commesse all’interno della famiglia e la criminalizzazione delle molestie sessuali in luogo pubblico e dell’impiego di minorenni come collaboratrici domestiche. Si predispone, inoltre, la possibilità di multare i datori di lavoro che intenzionalmente discriminano le donne in termini di remunerazione.
Quanto alle misure preventive, si prevede, attraverso il supporto del Ministero della Sanità, l’introduzione di programmi specifici per la formazione del personale medico, al fine di rilevare, valutare e prevenire i casi di violenza.
La protezione delle donne sopravvissute agli atti di violenza domestica è invece garantita attraverso la disposizione di servizi medici e legali e il sostegno alla salute mentale della vittima. Fra le garanzie introdotte, vi è anche da segnalare l’eliminazione del principio di impunità per gli stupratori, predisposto in precedenza dall’articolo 227 bis del Codice penale tunisino. Tale articolo, abrogato dalla nuova legge contro la violenza sulle donne, prevedeva la possibilità per lo stupratore di una minorenne di evitare la pena in caso di matrimonio con la vittima.

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La situazione dei diritti delle donne in Tunisia

La Tunisia è considerata il Paese pioniere dei diritti delle donne e delle questioni di genere nel mondo arabo.
Il Codice di Statuto Personale, adottato nel 1956 sotto il governo di Habib Bourghiba subito dopo l’indipendenza dalla Francia, ha rappresentato il primo passo di un percorso verso il raggiungimento della parità di genere in Tunisia. Il Codice aboliva la poligamia, definiva un’età minima per il matrimonio, introduceva il requisito del reciproco consenso di entrambi le parti per sposarsi e creava una procedura giudiziaria per il divorzio, escludendo a tutti gli effetti la pratica del ripudio. A queste concessioni di natura progressista fecero seguito, nel 1957, l’estensione del diritto di voto alle donne e la possibilità di potersi candidare alle elezioni e, nel 1958, l’obbligo di registrare i matrimoni e legalizzare le adozioni.
Negli anni successivi, le donne tunisine, sostenute dalle prime organizzazioni femministe, hanno ottenuto ulteriori importanti concessioni, tra cui la legalizzazione dell’aborto per le donne con cinque figli, l’uguaglianza nella retribuzione lavorativa per uomini e donne, l’istruzione obbligatoria per entrambi i sessi e il diritto di trasmettere la propria nazionalità ai figli nati all’estero, indipendentemente dalla nazionalità del padre.
Nonostante esistessero ancora alcune forme di discriminazione legale, soprattutto in materia di custodia dei figli ed eredità, durante i governi laici e nazionalisti della seconda metà del Novecento le donne tunisine sono riuscite dunque a compiere grandi passi in avanti per la tutela dei propri diritti e ad abbattere alcuni dei vincoli patriarcali radicati nella società.
Dopo la Rivoluzione dei Gelsomini del gennaio 2011, che ha segnato la fine de governo dittatoriale di Ben Ali, il dibattito sulla parità di genere in Tunisia è entrato in una fase di stallo. Le elezioni per il nuovo governo sono state vinte da Ennahda, partito di orientamento islamista moderato, che ha fin da subito cercato di limitare i diritti e le libertà fondamentali delle donne tunisine. Esemplificativa, in questo senso, è l’introduzione del principio di “complementarietà” della donna rispetto all’uomo in seno alla famiglia. Tale principio, enunciato all’articolo 28 della Costituzione del 2011, poneva le donne tunisine su un piano di complementarietà piuttosto che di parità e uguaglianza rispetto agli uomini.

Tuttavia, la Costituzione adottata nel 2014, ha ristabilito il principio di parità e uguaglianza tra uomo e donna. L’articolo 46 della nuova Costituzione sancisce infatti che lo Stato si impegna a proteggere i diritti acquisiti dalle donne tunisine, a garantire la piena parità di genere e a impiegare ogni mezzo per sradicare la violenza contro le donne.
In questo contesto, la legge adottata lo scorso luglio va a rafforzare le disposizioni previste dalla nuova Costituzione e rappresenta un punto di partenza verso il raggiungimento di una piena parità di genere che deve passare necessariamente attraverso misure concrete di lotta e contrasto alla violenza sulle donne.

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