Tunisi: strage terroristica annunciata al museo del Bardo ?

Tunisi-Strage-Museo
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Isis rivendica strage del Bardo a Tunisi. Foreign fighters in Siria e Iraq. Jihadisti provenienti dalla Libia. Obiettivo dei jihadisti:Colpire il successo democratico della Tunisia

 All’indomani del sanguinoso attentato al museo del Bardo di Tunisi, per mano di un gruppo di terroristi di stampo jihadista dello Stato islamico, che ha causato 24 vittime di cui 18 turisti stranieri (tra cui 4 italiani) e 5 tunisini, e decine di feriti, si riaccende più che mai, la preoccupazione della minaccia terroristica, sia in Medio Oriente che in Occidente, i cui livelli di allerta dei servizi di intelligence e delle forze di sicurezza sono ai massimi livelli.

L’ennesimo attentato di matrice islamica, che questa volta è toccato alla Tunisia, paese che si credeva erroneamente immune dal contagio jihadista. E’ presto poi capire quale fosse il vero obiettivo (almeno quello in superficie) dei terroristi: il parlamento tunisino, dove i parlamentari stavano discutendo una legge antiterrorismo, o proprio il museo del Bardo dove i terroristi hanno colpito e che è situato a fianco del parlamento. In ogni caso i jihadisti hanno rivendicato l’attacco “Quello che avete visto a Tunisi è solo la prima goccia di pioggia” lo denuncia su Twitter Rita Katz, direttrice del Site, il sito che monitorizza il jihadismo sul web.

Fatto sta che oggi, mentre il mondo si interroga sulla strage, occorre, per capirne le ragioni, analizzare il contesto in cui la Tunisia era immersa negli ultimi tempi.

Dalla “Primavera araba” ai giorni nostri

Proprio in Tunisia è nata la Primavera araba , nel dicembre del 2010, con la Rivoluzione dei gelsomini. Infatti il 17 dicembre 2010, quando il fruttivendolo Mohamed Bouazizi si diede fuoco a Sidi Bouzid, accendendo la miccia alle rivolte arabe, la Tunisia ha seguito un percorso travagliato tra anima laica e islamica del Paese. Dopo la defenestrazione del dittatore Zine El Abidine Ben Ali nel 2011, e il governo per tre anni degli islamisti di Ennahdha, per la Tunisia arriva la svolta laica delle presidenziali di fine 2014 e l’approvazione di una Costituzione considerata tra le più moderne del mondo arabo. Una Costituzione dove viene sancita l’uguaglianza fra uomini e donne, anche se l’Islam continua a rimanere religione nazionale.

Si è poi formato il governo di coalizione fra laici e islamici nel febbraio scorso e guidato da Habib Essid, già uomo delle istituzioni sotto il regime dell’ex rais Ben Ali.

Foreign fighters in Siria e Iraq

 Nel frattempo, dalla caduta di Ben Ali, non sono stati più garantiti i precedenti livelli di sicurezza del Paese favorendo così gruppi terroristici locali, agevolati anche dalla particolare posizione geografica a cavallo tra la Libia e l’Algeria, tanto da far assumere alla stessa Tunisia l’essere una vera e propria zona franca per i jihadisti.

Molti giovani, quelli meno istruiti e più esposti alle difficoltà economiche, sono stati attirati dalla retorica dei jihadisti e ingannati dalle promesse dei salafiti che hanno cominciato reclutare combattenti da inviare in guerra già dopo la “Rivoluzione dei gelsomini”. E oggi la Tunisia, un tempo oasi pacifica nel ribollente Medio Oriente, è tra i paesi del Maghreb, quello da cui provengono la maggioranza dei combattenti jihadisti stranieri, con i suoi oltre 3000 giovani che sono andati in Iraq e Siria per combattere a fianco dei jihadisti sotto le bandiere nere dell’Isis.

 Molti di questi giovani, i cosiddetti “foreign fighters”, ovvero combattenti che dopo aver ricevuto esperienza nella guerra in Iraq e Siria, sarebbero tornati in Tunisia, diventando potenziali minacce terroristiche. Numerose sono infatti le operazioni antiterrorismo degli ultimi tempi condotte dal governo tunisino, ricordate dallo stesso premier Essid, dopo il bliz al museo, che hanno portato all’arresto di 400 persone accusate di preparare attentati e di reclutare giovani. Tutto questo farebbe pensare, in riferimento alla strage al museo, come una vera e propria vendetta nei confronti del governo tunisino.

Jihadisti provenienti dalla Libia

L’allarme sul pericolo che il contagio jihadista potesse estendersi anche alla Tunisia era stato lanciato da qualche settimana fa dal premier libico Abdallah Al Thani che alla radio Express Fm aveva dichiarato “Sono decine i membri dell’Isis e di Boko Haram che, dopo aver raggiunto i gruppi terroristici presenti nel mio Paese sono già sconfinati in Tunisia”. Anche se in realtà, sono mesi che nella provincia ribelle di Kasserine, gruppi fondamentalisti locali gestiscono un redditizio mercato per il passaggio di armi e droga dalla Libia all’Algeria fino al nord del Mali.

Perché la Tunisia è stata colpita ?

I jihadisti dello Stato islamico hanno colpito la Tunisia perché odiano tutto quello che rappresenta, e temono che tutto il suo successo democratico possa, così come la rivoluzione tunisina ha ispirato la primavera araba, ispirare il Medio Oriente e i Maghreb.

La Tunisia ha una Costituzione considerata tra le più moderne del mondo arabo, dove viene sancita l’uguaglianza fra uomini e donne. Le donne infatti sono libere, non c’è alcuna forma di estremismo, e il partito islamico, Ennahda, è contrario alla violenza, rispetta la democrazia e segue la via del compromesso politico. Tutto questo è molto lontano dalla Sharia degli estremisti islamici.

Un solo obiettivo per ora i jihadisti hanno raggiunto: allontanare i turisti e gli investitori per piegare l’economia della Tunisia. Ma i tunisini, in particolare le donne, combatteranno, forse più di prima, per difendere il loro successo democratico.

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