Terrore a Parigi. Pattuglia di militari travolta da un’auto in corsa

Ancora una volta ad essere colpiti sono le forze dell’ordine. Atto isolato o attentato terroristico? L’operazione anti-terrorismo Sentinella è realmente efficace?

In breve. Il 9 agosto alle ore 8.30 circa del mattino, a Levallois-Perret, comune residenziale alle porte di Parigi, sei militari dell’operazione Sentinella vengono investiti da una BMW in corsa. Alla guida del veicolo, un algerino di 37 anni, Hamou B., fermato qualche ora più tardi dalle forze dell’ordine. 

In dettaglio. Erano le 8,35 e i militari stavano uscendo dalla caserma in Place de Verdun, a 200 metri dal Municipio, per iniziare i servizi di pattugliamento, quando una BMW nera si è scagliata contro di loro. Il veicolo sospettato è stato avvistato qualche ora più tardi sull’autostrada A16 in direzione di Calais. La polizia, simulando un imbottigliamento del traffico è riuscita a fermare il presunto colpevole, ferendolo con cinque colpi di arma da fuoco. Il sospettato,  sconosciuto ai servizi segreti – non era schedato con la lettera S che indica i sospettati terroristi – è ricoverato in ospedale e le sue condizioni non consentono alla polizia di interrogarlo  nonché di farlo trasferire in carcere. Il ministro dell’Interno Gérard Collomb ha affermato «Sappiamo che è un atto deliberato, non accidentale», ma l’attentato non è stato rivendicato e la matrice islamica non è confermata. I sei militari investiti, di cui tre feriti gravemente, sono stati portati d’urgenza in ospedale e sono attualmente tutti fuori pericolo di vita. L’operazione antiterrorismo Sentinella, creata nell’aprile 2015, ha ricevuto recentemente molte critiche in quanto sembra essere un’operazione particolarmente costosa e poco efficace. Il 14 luglio scorso il Capo di Stato francese aveva annunciato che l’operazione, che mobilita 7000 soldati collocati in tutto il territorio francese, deve essere riformata “nel profondo al fine di avere una più grande efficacia operativa e di prendere in conto l’effettiva evoluzione della minaccia”. Il ministro della difesa francese, Florence Parly, tuttavia, consolida l’operazione Sentinella, ha di recente affermato, infatti, che questa resterà in piedi “finchè sarà utile alla protezione dei francesi”.

Un atto terroristico?

Qual è il significato di questo attacco? L’azione isolata di un pazzo o un attentato? Interrogativi che riecheggiano nelle nostre teste. 
Il fenomeno del terrorismo è ricco di nodi da sciogliere. Si brancola nel buio tra ostruzionismo e fake news. Si sa, nell’era dell’eccessiva informazione è difficile trovare quella giusta che sia in grado di trasmettere la realtà e non di riscriverla. Quantità non fa rima con qualità. 
Ad oggi, non vi è stata alcuna rivendicazione jihadista dell’episodio di Parigi, eppure la risposta immediata a tutti gli interrogativi sembra essere una: atto terroristico. 
Il terrorismo è il figlio di una guerra ineguale, dove si stravolge il concetto di guerra tradizionale e prende piede quello di guerriglia, a combattere non sono più i militari ma i fedeli ed il bersaglio è la popolazione civile. È difficile prevedere dove e quando avverrà l’attacco venendo a mancare quei parametri che convenzionalmente caratterizzano il fenomeno della guerra, ed è proprio dietro questo non sapere che si cela il terrore. Si brancola in un buio che ci rende schiavi del terrore.

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Nell’episodio di Parigi, però, i destinatari non sono civili bensì militari e non è la prima volta.
Esattamente quattro giorni prima dell’incidente di Levallois-Perret, un altro episodio che vede protagonisti le forze dell’odine si è verificato sulla Tour Eiffel. Poco prima della mezzanotte, un uomo aveva spinto e minacciato con un coltello un agente della sicurezza gridando “Allah Akbar”.  Nel corso degli ultimi mesi, tre attacchi sono stati rivolti alle forze dell’ordine a Parigi: il 20 aprile scorso nell’Avenue des Champs-Élysées nei pressi dell’Arco di Trionfo, un uomo ha aperto il fuoco contro degli agenti di polizia colpendo mortalmente uno di loro e ferendone altri due; il 6 giugno sul sagrato di Notre-Dame, un uomo si è scagliato con un martello contro degli uomini in divisa; e il 19 giugno, ancora sugli Champs-Elysées, un uomo al volante di un’auto si è schiantato volontariamente contro un furgone della polizia. 
Non tutti questi attentati sono stati rivendicati dall’Isis ma tutti dimostrano come gli uomini in divisa siano divenuti sempre più degli obiettivi di prim’ordine.
Il fanatismo religioso ha attecchito facilmente negli ultimi anni apparendo come la risposta immediata a molti dei problemi sociali che ci attanagliano ogni giorno. Il confine, infatti, tra militanti e non è molto labile: è facile confondere un jihadista per chi invece ha solo voglia di sfogare la sua rabbia ma ha bisogno di un pretesto ben identificato per farlo. Certo è che, al di là della matrice scaturente tali misfatti, il risultato non cambia: lo spargimento di sangue.

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Sara D'Aquanno

Appassionata di politica fin dai tempi del liceo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali all'età di 24 anni con votazione 110/110 con Lode presso l'Università degli Studi Roma Tre, presentando una tesi in ambito di tutela dei diritti fondamentali concernente il diritto alla privacy in Europa. Dopo la Laurea ho vissuto a Bruxelles dove ho conosciuto da vicino le Istituzioni europee sviluppando ulteriormente il mio interesse per la politica e per tutto ciò che riguarda l'Unione Europea.

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