Tangenti Grandi Opere: il ministro Lupi non lascia.

Maurizio Lupi ministro - scandalo Grandi Opere
Maurizio Lupi ministro – scandalo Grandi Opere

In Italia la corruzione dilaga. Inchiesta grandi opere. Governo Renzi e Ncd sostengono il ministro Lupi che non si dimette. Sel, M5s e Ln presentano mozione di sfiducia.

Inchiesta/Scandalo Grandi opere

Tutto il mondo politico italiano è in pieno subbuglio per lo scandalo delle grandi opere. Dalle carte dell’inchiesta fiorentina emergono grandi appalti su cui ruotano montagne di soldi, indagati che influenzano l’aggiudicazione delle opere, coloro che ricevono favori, e anche, cosa che ha deluso di più gli italiani, il ministro alle infrastrutture ed esponente del partito Ncd, Maurizio Lupi, legato a rapporti strettissimi di amicizia con l’accusato numero uno, Ercole Incalza, ex capo della struttura del ministero delle infrastrutture, e attualmente in carcere. Nell’inchiesta è emerso anche il nome dell’attuale ministro dell’interno Angelino Alfano che viene citato in una vicenda di un’impresa che cerca un aggancio per sbloccare alcuni pagamenti. Tuttavia i due esponenti dell’Ncd non sono indagati.

Grandi opere pubbliche, dalla Tav a Expo, venivano pilotate da Incalza, dal suo collaboratore Sandro Pacella e da due imprenditori Franco Cavallo e Stefano Perotti. Un universo corruttivo ampio e ramificato secondo quando ricostruito dai ROS e dai Pm fiorentini. Attraverso le intercettazioni telefoniche sono emerse espressioni come ‘stipendificio’, ‘marchetta’,’soldi regalati’ riconducibili alla società di Perotti che operava con logiche estranee al corretto svolgimento di un’attività imprenditoriale.

Il meccanismo dell’organizzazione messa in piedi da Ercole Scalza, consisteva nell’avere dalla sua parte direttori dei lavori compiacenti verso l’impresa esecutrice, che consentivano sistematicamente di gonfiare in modo artificioso e smisurato l’importo delle grandi opere. Era sempre Scalzi —secondo il magistrato – a suggerire alla ditta appaltatrice il nome del direttore dei lavori, che casualmente era sempre lo stesso, ossia Stefano Perotti. Questo professionista ha gestito negli ultimi vent’anni attraverso incarichi professionali lavori per almeno 25 miliardi di euro. A questa combriccola di faccendieri sarebbero da ricondurre tutte le lungaggini, la lievitazioni dei costi, l’assenza dei controlli nell’assegnazione dei subappalti, delle grandi opere italiane dell’ultimo ventennio.

Il ruolo di Perotti era anche quello di procurare assunzioni lavorative in favore di persone, tra cui figurerebbe il secondogenito del ministro Lupi in quota Comunione e Liberazione, che gli venivano indicate da Incalza. Ciò che inquieta maggiormente di questa, a tratti squallida vicenda, è che secondo il Pm, sarebbe stato lo stesso ministro Lupi a chiedere a Incalza di trovare lavoro al figlio Luca. Di fronte al quale Perotti si sarebbe subito attivato.

Assunzione lavorativa di Lupi Luca, figlio del ministro Lupi, poi ottenuta con il coinvolgimento di Incalza Ercole e Cavallo Francesco, e consistente in una collaborazione, per 2mila euro al mese, alle attività connesse al nuovo Palazzo dell’Eni in San Donato Milanese. Ma l’intreccio non finisce agli incarichi.

Al ministro Lupi viene regalato da Franco Cavallaro un costoso abito sartoriale, mentre al figlio Luca sarebbe stato regalato in occasione della sua laurea un Rolex del valore di 10.350 euro da parte di Stefano Perotti.

Dopo gli arresti.

Il ministro Lupi non si dimette, pur se braccato dai media che stanno sguazzando in un momento storico per l’Italia in cui stanno emergendo tanti scandali legati alla corruzione, uno per tutti Mafia Capitale.

Il Nuovo centrodestra, dopo un vertice con Alfano conferma il suo pieno sostegno al ministro Lupi.

Il Pd è in fibrillazione. Il presidente Matteo Orfini :”Lo ascolteremo, poi valuteremo”. Il premier Matteo Renzi, imbarazzato da una vicenda che mette in dubbio anche la credibilità del suo governo, in silenzio appoggia il ministro perché sa benissimo che i voti che porta in dote Ncd al Senato sono vitali per il governo. La minoranza Dem, invece, fa pressione affinché il ministro faccia un passo indietro.

A Montecitorio, ieri, per l’interrogazione a risposta immediata il ministro non ha risposto nel merito: “Farò chiarezza – ha detto – appena la presidente lo riterrà opportuno”. I grillini hanno urlato “Dimissioni, dimissioni” e sventolano orologi: “Ministro Rolex”.

Così non resta che aspettare l’esito del voto sulle mozioni di sfiducia contro il ministro Lupi presentate da Lega nord, Movimento cinque stelle e Sel.Il M5S ha poi invitato tutti a votare la mozione di sfiducia contro il ministro Lupi.

In Italia, tutto è consentito. In altri paesi ci si dimette per uno stralcio di tesi copiata.

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