Sudafrica: siamo di fronte all’inizio di una nuova era democratica?

Con le dimissioni forzate del presidente Zuma, il Sudafrica si conferma un modello di transizione pacifica verso la democrazia, lo stato di diritto e la coesistenza pacifica

Lo scorso 14 febbraio il Sudafrica ha lanciato un forte segno di transizione pacifica verso la democrazia e lo stato di diritto. Jacob Zuma, presidente della seconda economia del continente preceduta dalla sola Nigeria, ha annunciato le proprie dimissioni, ammettendo che era arrivato il momento di ritirarsi di fronte alla sempre più debole legittimazione da parte del suo partito, l’African National Congress (ANC).

L’African National Congress è il più importante partito politico sudafricano, fondato nell’epoca della lotta all’apartheid e rimasto ininterrottamente al governo del Paese dalla caduta di tale regime, avvenuta nel 1994, ad oggi. É stato proprio l’ANC a costringere il presidente Jacob Zuma ad annunciare le proprie dimissioni di fronte al rischio di essere destituito dal Parlamento.
La partenza di Zuma è stata accolta dai sudafricani con grande entusiasmo. Quando Zuma salì al comando dell’ANC e poi alla presidenza del Paese nel 2009, pochi credettero che sarebbe stato il leader giusto per il Sudafrica post-apartheid. Già prima della sua nomina, Zuma era stato accusato di corruzione in una vicenda di compravendita di armi. I sostenitori dell’ANC avevano tuttavia sperato che la vittoria elettorale di Zuma nel 2009 potesse contribuire a rivitalizzare un partito che stava perdendo il contatto con l’ala più povera del Paese e che rischiava, dunque, di far riemergere profonde divisioni interne.

Embed from Getty Images

Negli anni, la politica di Zuma è stata segnata da una litania di scandali, accuse di corruzione ed evasione fiscale e una percezione di svuotamento delle istituzioni, elementi che hanno spinto l’opinione pubblica sudafricana e internazionale a concludere che il progetto democratico post-apartheid sotto la guida dell’African National Congress si stesse trasformandosi in una mera illusione.
Tutto ciò vanificava, agli occhi di molti, gli sforzi e le battaglie intrapresi da Nelson Mandela che, durante i cinque anni di mandato da presidente dal 1994 al 1999, era riuscito a superare con successo le disuguaglianze interne del periodo dell’apartheid e ad unire il popolo sudafricano attraverso un’attenta politica di riconciliazione storico-politica e culturale, facendo così del Sudafrica un esempio di democrazia e transizione pacifica per tutto il continente africano.

Di fronte alla corruzione dilagante e agli scandali che ruotavano attorno alla figura di Zuma, si era dunque diffusa la percezione che, mentre sotto Nelson Mandela il Paese fosse un faro di inclusione politica e stabilità sociale, sotto Zuma il Sudafrica stesse diventando l’ennesima democrazia infranta del continente. I critici sudafricani temevano in particolare che l’African National Congress di Zuma, partito di maggioranza indiscussa che ha governato per anni senza alcuna opposizione credibile, avrebbe potuto seguire il percorso di Paesi come lo Zimbabwe di Robert Mugabe, entrando in una fase di nepotismo e collasso economico.
Tuttavia, le dimissioni di Zuma e gli eventi che le hanno provocate dimostrano esattamente l’opposto. Se la democrazia non garantisce sempre l’elezione di leader onesti, essa fornisce comunque meccanismi per espellere i leader scelti, sia attraverso elezioni aperte che processi interni al partito, nel momento in cui ci si rende conto che un cambiamento è necessario.

Embed from Getty Images

Nei mesi precedenti alle dimissioni del 14 febbraio, è infatti divenuto chiaro che Zuma stava perdendo la sua battaglia. Di fronte all’ormai diffuso malcontento sociale nei confronti del presidente, i membri dell’ANC temevano che l’impopolarità di Zuma avrebbe potuto minare la reputazione e la credibilità dell’intero partito. Alla conferenza dell’ANC tenuta nel 2017, i quadri del partito hanno quindi votato per la sostituzione di Zuma e per l’ascesa di Cyril Ramaphosa, vicepresidente del partito, in testa alle liste elettorali per le elezioni previste per il 2019. Di fronte al timore di perdere tali elezioni, l’ANC ha deciso poi di anticipare l’allontanamento di Zuma, costringendolo alle dimissioni e sostituendolo proprio con il vicepresidente Ramaphosa.
La presa di posizione da parte dell’ANC nei confronti di Zuma apre la strada ad una possibile rinascita del Paese in chiave democratica. Tale svolta politica suggerisce, di fatto, che le istituzioni democratiche del Sudafrica funzionano come dovrebbero. Dato lo scenario di crescente concorrenza nelle elezioni locali del Paese e l’emergere di diversi partiti di opposizione, le prospettive per un governo democratico consolidato in Sudafrica appaiono ora abbastanza buone.

Oltre ad aprire le porte ad una rinascita del Paese in chiave democratica, la partenza di Zuma potrebbe avere anche conseguenze molto importanti per il destino di altri Stati africani che vivono una situazione simile di mono-personalizzazione del potere e corruzione. Questa estromissione politica potrebbe pesare enormemente sul vicino Zimbabwe, dove i leader militari conservatori hanno recentemente rovesciato il presidente Robert Mugabe, da molti considerato un dittatore, per timore di perdere il potere. Essa potrebbe avere conseguenze rilevanti anche per la Repubblica Democratica del Congo, dove la popolazione e l’episcopato cattolico cercano di ottenere l’allontanamento di Joseph Kabila, ancorato alla carica di presidente del Paese dal 2001.

Please follow and like us:

Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.ilcosmopolitico.it/home/wp-content/plugins/ultimate-social-media-icons/libs/controllers/sfsi_frontpopUp.php on line 63