Strage migranti, affondare i barconi prima che partano ?

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Migranti, ennesima strage nel Canale di Sicilia

Un superstite parla di 950 persone, tra cui duecento donne e 50 bambini. Quando il barcone a 60 miglia dalla Libia si è capovolto, i migranti, almeno quelli chiusi nella stiva, non hanno avuto nemmeno la possibilità di potersi salvare, magari aggrappandosi a qualche pezzo di legno, al braccio di qualcuno. Sono morti senza lasciare neanche un ultimo disperato urlo.

I morti nel Canale di Sicilia, che esprimono la peggior catastrofe di quest’ultimi anni nel Mediterraneo, si aggiungono ai 950 dall’inizio dell’anno, e tutte le parole spese in questi frangenti dalle istituzioni nazionali e internazionali sembrano vuote e inutili. La prossima tragedia e solo questione di tempo.

È chiaro che le iniziative assunte fin qui dalla comunità internazionale sulla questione migranti si sono rivelate totalmente insufficienti, e l’Italia, nonostante i buoni propositi delle discussioni in sede UE, resta il solo Paese su cui grava l’intero carico dell’emergenza migranti.

Occorre un intervento mirato e congiunto dall’UE, con tutti i 28 paesi, visto che finora sono fuggiti dalle loro responsabilità, e insieme all’ONU, decidano di affrontare una volta per tutte con responsabilità l’emergenza immigrazione.

Le ipotesi che vengono in queste ore poste sui diversi tavoli sono le più svariate. Rafforzare la sorveglianza e i soccorsi, magari abbandonare l’attuale missione “Triton” e tornare alla precedente “Mare nostrum” che consentiva alle navi di potersi spingere a dare soccorso fino a poche miglia dalle coste libiche, soluzioni che assumono comunque un carattere di operazione tampone; mettere in atto un blocco navale, anche se lo stesso non garantirebbe l’incolumità dei disperati in ostaggio agli scafisti, i quali potrebbero forzare il blocco, sicuri che nessuno aprirebbe il fuoco con il rischio di provocare un’altra strage; porre in essere veri e propri respingimenti che assumerebbero un carattere xenofobo; chiedere la partecipazione a operazioni di ricerca e di soccorso in una logica di cooperazione a Paesi come l’Egitto, Tunisia e altri del nord Africa, che possano così esercitare più controlli e impedire alle navi di affrontare viaggi pericolosi.

C’è poi l’idea – lanciata in queste ore anche dall’Alto rappresentante dell’ UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherinidi affrontare l’emergenza immigrazione alle sue radici. Innanzitutto risolvere il problema in Libia, un paese in guerra e senza governo da quando è caduto Gheddafi, un paese che rappresenta una delle principali rotte del traffico illegale di migranti, non a caso da lì partono il 91% dei disperati, e i cui profitti fanno gola anche agli uomini dell’Isis per finanziare la jihad. Poi lavorare sulle cause che sono alla radice dell’ immigrazione soprattutto sull’instabilità geopolitica di un’area sempre più vasta, che si estende dall’Iraq alla Libia, in cui avanza il sedicente Stato islamico.

Quest’ultima idea insieme alla cooperazione con l’Egitto, la Tunisia e altri Paesi del nord Africa, sembrano essere le migliori strategie che potrebbero dare una soluzione esaustiva e più di lungo respiro all’emergenza migranti. Ma comporterebbero dei tempi piuttosto lunghi che non eviterebbero il ripetersi di una altra ecatombe simile a quella avvenuta nel Canale di Sicilia.

Affondare i barconi degli scafisti nei porti e nei tragitti prima degli imbarchi?

Nell’immediato bisognerebbe essere più incisivi nella lotta al traffico di esseri umani. Una possibile soluzione, anche se radicale, potrebbe essere quella di affondare nei porti navi e barconi gestiti dai trafficanti criminali, prima che imbarchino persone, e distruggere anche le navi scariche – da intercettare grazie al supporto dell’intelligence – che fanno rotta verso i luoghi di raccolta degli immigrati.

Tale strategia non è affatto nuova, visto che l’Italia la usò agli inizi degli anni novanta in Albania per stroncare il traffico degli scafisti, grazie alla collaborazione del governo Tirana. L’idea è stata rilanciata già da tempo dall’ex vicepremier di centrosinistra Francesco Rutelli, lontano dalle derive xenofobe, che aveva dichiarato “Le emergenze gravi richiedono risposte più forti del passato”. A chi gli sollevava problemi giuridici legati alla soluzione drastica da lui prospettata, Rutelli rispondeva così “Ci sono due tipi di crimini: il primo contro l’umanità, come è la tratta di esseri umani e il loro abbandono in mare aperto; il secondo contro la navigazione, la cui sicurezza è messa a rischio. “I capi del traffico una volta catturati – aveva spiegato l’ex vicepremier – finirebbero su iniziativa europea davanti al Tribunale penale internazionale”. L’operazione che potrebbe non trovare pieno consenso da parte degli altri membri dell’UE potrebbe essere condotta anche unilateralmente dall’Italia, con la collaborazione del governo libico legittimato (nell’attesa che si crei un governo di unità nazionale) come avvenne con l’Albania.

Un interrogativo sulla tragedia del Canale di Sicilia sorge spontaneo.

In Italia c’è davvero, al di là proclami della classe politica, interesse a stroncare il traffico di esseri umani?

Se il network criminale dei trafficanti – stando all’Organizzazione internazionale per le migrazioni – intasca proventi tra i 3 e i 10 miliardi di dollari l’anno, per via dei 3/4mila euro intascati per ciascun viaggio di ogni singolo migrante, un traffico secondo solo a quello della droga, anche in Italia gli affari, che ruotano intorno al fallimentare sistema di accoglienza, sono di centinaia di milioni di euro. E la cosa peggiore è che sono intrisi da molteplici scandali legati a inchieste giudiziarie nella quale sono implicati a vario titolo organizzazioni criminali, politici, mondo imprenditoriale e Caritas. Gli scandali che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni, e che hanno portato alla luce tra l’altro in che modo vengono calpestati i diritti dei migranti, hanno riguardato un po’ tutti i centri di accoglienza sparsi in Italia e in particolar modo quello di Mineo in Sicilia, il centro di accoglienza più grande d’Europa che ospita circa 4500 migranti. Nessuno di certo vuole le tragedie. Ma tanti (politica compresa) in Italia non desiderano di certo arrestare il flusso di migranti. Perché migranti significa soldi, montagne di soldi.

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