Russia: verso la definizione di una nuova strategia per l’Afghanistan

Il governo di Mosca intende consolidare la propria presenza in Afghanistan replicando alcuni elementi della sua strategia di successo in Siria

Nel corso degli ultimi dieci anni, la Russia e gli Stati Uniti hanno avuto obiettivi in gran parte simili in Afghanistan, tra cui prevenire il caos e il riemergere di condizioni favorevoli ai gruppi terroristici presenti sul territorio. Questa convergenza ha permesso ai due Paesi di lavorare fianco a fianco, sebbene attraverso approcci molto diversi.
Gli Stati Uniti intendono garantire la stabilità dello Stato afghano attraverso la creazione di un forte governo centrale a Kabul e di una forza di sicurezza nazionale ben attrezzata e preparata. L’approccio russo predilige invece la collaborazione con una pluralità di attori attivi sul territorio afghano, alcuni dei quali competono direttamente con il governo di Kabul. Il governo di Mosca ha persino stretto rapporti con i talebani, legittimando così il ruolo di un movimento che continua a minacciare la sicurezza sia del governo afghano che delle forze USA e NATO.

Il divario tra l’approccio russo e quello statunitense è cresciuto in maniera particolare negli ultimi due anni. Il governo di Mosca è sempre più convinto che la strategia americana non funzioni e che a breve la volontà politica del governo di Washington per un impegno continuativo in Afghanistan possa esaurirsi. La Russia teme in particolare che, con l’uscita di scena degli Stati Uniti, si troverà ad affrontare da sola un Afghanistan sempre più instabile. Per la Russia, ciò rappresenta una vera e propria sfida che potrebbe tuttavia tradursi in una grandiosa opportunità. Il governo di Mosca si troverebbe infatti nelle condizioni di indebolire gli Stati Uniti e consolidare così la propria presenza in una regione particolarmente calda e da sempre al centro degli interessi geopolitici di entrambe le parti.
Negli ultimi anni, il governo di Mosca ha condotto una serie di manovre di politica estera in Medio Oriente volte a ottenere vantaggi politici ed economici significativi e a posizionare la Russia come attore chiave nelle future risoluzioni di conflitto. Queste mosse hanno incluso, tra le altre cose, l’intervento militare in Siria, il sostegno al generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico, nella guerra civile libica e l’avvicinamento al governo egiziano attraverso la conclusione di un accordo preliminare che consente alle forze russe di utilizzare basi aeree egiziane.

Il maggiore coinvolgimento della Russia in Afghanistan è un’estensione di questa strategia e il governo di Mosca di dimostra ora pronto a spingersi persino oltre la semplice garanzia di stabilità territoriale. La Russia sta infatti sviluppando una propria rete di contatti e capacità, al fine di difendere gli interessi russi in caso di collasso del governo centrale di Kabul. Il rafforzamento del ruolo della Russia in Afghanistan include proposte di investimenti commerciali, iniziative diplomatiche, programmi culturali e sostegno finanziario e militare non solo al governo centrale ma anche ai talebani e ad altri attori attivi nel nord del Paese.
I vantaggi di tale coinvolgimento sono molteplici per la Russia di Putin. Numerosi ufficiali militari e membri del personale dei servizi di sicurezza e diplomatici russi hanno già maturato esperienze in Afghanistan che risalgono alla guerra sovietico-afghana combattuta tra il 1979 e il 1989. Una percentuale significativa di funzionari e ufficiali militari afghani è stata istruita o addestrata in Russia. Il governo russo, libero da particolari ideologie, è dunque in grado di sfruttare questi contatti e di allinearsi al gruppo che consideri essere il più influente in quel determinato momento.
Questa flessibilità ha permesso alla Russia di lavorare attivamente con i talebani. Il Cremlino ritiene che questi ultimi siano focalizzati sull’acquisizione del potere sul territorio interno all’Afghanistan e che essi rappresentino dunque una minaccia solo per il governo centrale di Kabul e non al di fuori dei confini dello Stato afghano. La missione dei talebani, così come percepita dal governo di Mosca, è in contrasto con gli obiettivi del gruppo Stato islamico, il quale opera in maniera particolarmente attiva nelle regioni di confine tra Afghanistan e Pakistan. Mosca vede l’ISIS come un gruppo transnazionale capace di minacciare la stabilità dell’Asia centrale e della Russia stessa. Gli interessi tra il Cremlino e i talebani coincidono quando si tratta di sconfiggere l’ISIS. Quest’ultimo è visto dai talebani come un possibile competitore per il controllo interno dell’Afghanistan.

L’estensione del sostegno russo ai talebani non è chiara, come non è chiaro se la Russia stia fornendo loro armi. È evidente, però, che il governo di Mosca ha stabilito chiari rapporti con la leadership dei talebani e che utilizzerà tali rapporti per rafforzare la propria influenza in Afghanistan e giocare un ruolo chiave nelle future trattative di pace.
L’approccio della Russia in Afghanistan replica alcuni degli elementi della sua strategia di successo in Siria. In entrambi i Paesi il governo di Mosca ha approfittato del vuoto creato dagli Stati Uniti, che sembrano aver ridotto notevolmente il loro coinvolgimento nelle zone calde del Medio Oriente. Per quanto riguarda la Siria, Mosca è riuscita ad imporre la propria presenza utilizzando la forza militare. Nel caso dell’Afghanistan, la Russia intende strumentalizzare le sue relazioni con i principali attori politici in scena e far leva sulla sua influenza commerciale e culturale. Rafforzando la propria presenza in Afghanistan e in Siria, il governo di Mosca costringerà gli Stati Uniti a prendere atto del ruolo fondamentale che la Russia potrà giocare nelle trattative di pace per la regione.

Please follow and like us:

Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *