Riforma del Regolamento Dublino: superato per la prima volta il criterio di Paese di primo ingresso

La Commissione sulle Libertà Civili del Parlamento europeo approva la riforma del Regolamento Dublino

Con 43 voti favorevoli e 16 contrari, la Commissione per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni (LIBE) del Parlamento europeo ha dato il via libera alla riforma del Regolamento Dublino, la legge europea che regolamenta le richieste di asilo nei Paesi dell’Unione europea e in alcuni Paesi fuori dalla comunità europea quali la Svizzera, la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein.
La novità principale introdotta dalla riforma, votata in Parlamento lo scorso giovedì 19 ottobre, è l’abolizione del principio di Paese di primo ingresso, secondo cui è considerato competente all’esame della domanda di asilo lo Stato europeo in cui il richiedente asilo ha fatto il suo primo ingresso nel territorio dell’Unione europea. Tale principio, che attribuiva responsabilità e oneri eccessivi ai Paesi situati lungo le frontiere esterne dell’Unione europea, in particolare Grecia e Italia, viene ora sostituito da un meccanismo di ricollocamento, una vera e propria redistribuzione automatica e permanente dei richiedenti asilo in tutti i Paesi europei secondo un sistema di quote.

L’obiettivo di tale misura è quello di creare per la prima volta un sistema di asilo basato sulla solidarietà fra gli Stati membri, con regole ben precise e incentivi a seguirle, sia per i richiedenti asilo che per tutti gli Stati dell’Unione europea. La riforma mira infatti a superare le attuali debolezze del sistema Dublino e a creare una solida base per il futuro, con un orientamento che per la prima volta non va in direzione esclusivamente restrittiva.
Si tratta di un vero e proprio cambiamento di paradigma rispetto al passato, un passo storico rispetto all’approccio mantenuto dall’Europa in tema di domanda di asilo dal 1990 ad oggi. Ponendo fine al legame automatico tra Paese di primo ingresso e domanda di asilo e introducendo un sistema di ripartizione equa fra gli Stati membri, il nuovo regolamento Dublino punta al rafforzamento di un principio di solidarietà fra Stati. Ciò in conformità con l’articolo 80 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) relativo al principio di solidarietà ed equa ripartizione della responsabilità, anche sul piano finanziario, tra gli Stati membri nel settore dei controlli alle frontiere, dell’asilo e dell’immigrazione.
Diventa dunque irrilevante il punto di ingresso del richiedente asilo e per la prima volta l’attribuzione della responsabilità viene basata sui reali legami del richiedente asilo con uno Stato membro, quali la famiglia, l’avervi già vissuto in precedenza o gli studi, con un allargamento rilevante del concetto di famiglia che includerà d’ora in avanti anche fratelli, sorelle e figli adulti a carico dei genitori. In assenza di tali legami, i richiedenti asilo saranno assegnati a uno Stato membro dell’Unione europea in base ad un sistema fisso di ripartizioni, cui sono tenuti a partecipare obbligatoriamente tutti gli Stati membri, a pena di restrizioni sui fondi strutturali.

La riforma del regolamento Dublino presenta tuttavia alcuni elementi negativi, con riferimento soprattutto ai minori non accompagnati. L’approccio basato sulla redistribuzione per quote fisse non esclude infatti i minori non accompagnati, categoria tra le più vulnerabili tra i richiedenti asilo che approdano in territorio europeo. Ciò non tiene conto del rischio di spostare i minori da un Paese all’altro, questione già sollevata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, secondo cui occorre limitare il più possibile lo spostamento dei minori non accompagnati nel rispetto del principio dell’interesse superiore del minore.
Con il voto favorevole in Parlamento, gli eurodeputati hanno dimostrato il loro impegno verso l’edificazione di un sistema di asilo più equo e solidale, in grado di superare le divergenze politiche tra gli Stati membri. La riforma dovrà passare ora al vaglio del Consiglio europeo e superare le resistenze di alcuni Paesi, in particolare quelli del cosiddetto gruppo Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica slovacca e Ungheria), da sempre contrari ad una “imposizione dall’alto” di quote per il ricollocamento di richiedenti asilo. D’altra parte, la posizione dei Visegrad è stata confermata dal presidente del Consiglio Donald Tusk, che ha dichiarato che è inutile insistere sulla ripartizione per quote dei richiedenti asilo, poiché gli stati orientali dell’Unione europea sono contrari a questa proposta.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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