Renzi sul Def: Non ci sono tagli e non ci sono aumenti delle tasse

Il Documento di economia e finanza 2015 al vaglio del governo

E’ iniziata da qualche giorno in Consiglio dei ministri la discussione sul Documento di economia e finanza 2015 (Def) che potrebbe essere approvato entro il 10 aprile. Stessa data per la nomina del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dopo il passaggio di Graziano Delrio al dicastero delle infrastrutture. Il premier Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine della prima discussione in Cdm sul Def, in un a primavera contraddittoria – con i dati altalenanti dell’Istat sull’occupazione e le previsioni meno rosee del previsto delle grandi istituzioni economiche – ha dichiarato, senza l’ausilio di slides come è suo solito fare, che non ci sarà alcun aumento di tasse, né ricorrerà alla solita manovra dei tagli, decretando la fine del tempo in cui i politici chiedevano i sacrifici ai cittadini.

È un Matteo Renzi più prudente del solito, scottato da una ripresa economica, auspicata ma mai avvenuta nel 2014. Un premier che ha fatto degli 80 euro, del taglio dell’Irap la sua bandiera e, tra le tanto accese polemiche non solo delle opposizioni ma anche all’interno del PD, proseguirà sulla strada intrapresa, tanto che assicura che il prossimo anno la pressione fiscale non aumenterà. Inoltre ha annunciato che nel 2015, secondo le nuove stime contenute nel Def, il Pil crescerà dello 0,7%, un decimale in più rispetto alla stima d’autunno di +0,6%. Ma in ogni caso la ripresa arriverà (per gli italiani forse) con un +1,4% nel 2016 e un +1,5% nel 2017, anche se a differenza del passato l’aumento del Pil non sarà funzionale al rientro del Deficit. E’ su questo punto che il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, presente alla conferenza stampa, interviene precisando che nonostante la maggiore spinta all’economia, gli obiettivi di indebitamento restano quelli prefissati: il deficit scenderà al 2,6 per cento del prodotto interno lordo nel 2015, all’1,8 per cento nel 2016 e allo 0,8 per cento nel 2017.

In sostanza Renzi punta a maggiori margini di manovra, con risorse a disposizione che, dopo i 21 miliardi di riduzione della tassazione di quest’anno, potranno “eventualmente”, “se ci saranno le condizioni”, portare ad un ulteriore taglio delle tasse a partire dall’anno prossimo. Stesso ragionamento vale anche per il pareggio di bilancio, raggiungibile, secondo l’esecutivo, già dal 2016, ma confermato al 2017 proprio per “conferire una natura espansiva alla programmazione per il 2016”.

Sul fronte del debito, il 2015 sarà ancora un anno di difficoltà con un’ulteriore salita rispetto ai livelli record già toccati nel 2014. Poi, grazie anche al programma di privatizzazioni, tra cui Poste Italiane e Ferrovie dalle cui dismissioni ci si aspetta un impatto tra l’1,7 e l’1,8% del Pil da qui al 2018, inizierà la discesa, e nel 2018 arriverà la vera svolta.

PIL (VAR % SU ANNO PRIMA)

2015

2016

2017

2018

STIME APRILE 2015

+0,7

+1,4

+1,5

+1,4

STIME AUTUNNO 2014

+0,6

+1

+1,3

+1,4

 QUADRO PROGRAMMATICO        

DEFICIT NOMINALE/PIL

-2,6%

-1,8%

-0,8%

0

DEFICIT STRUTTURALE/PIL

-0,5%

-0,4%

0

0

DEBITO/PIL

132,5%

130,9%

127,4%

123,4%

 Inoltre il premier Renzi nell’illustrare il Def ha precisato che il governo ha disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti e riguardanti ipotesi che Iva e accise subissero un nuovo incremento: pesano per 16 miliardi nel 2016 e 23 miliardi nel 2017 e per Federconsumatori potrebbero costare oltre 800 euro a famiglia. Per farvi fronte occorre il taglio delle spese da affiancare alla crescita economica. “La revisione della spesa – come precisa il premier – non riguarderà i cittadini – ma la macchina pubblica (poltrone nei consigli di amministrazione delle partecipate pubbliche)”. L’operazione della spending review varrà 10 miliardi anche se gli spazi di intervento potrebbero essere di circa il doppio.

Critiche al Def

Il Def illustrato da Renzi non è piaciuto ai comuni italiani, rappresentati da Piero Fassino, sindaco Dem di Torino, che hanno alzato la protesta contro l’ipotesi di nuovi tagli.

All’interno dello stesso Pd, Stefano Fassina critica il Def di Renzi: “Il Governo con il Def conferma la linea di finanza pubblica recessiva e iniqua”

Le opposizioni da Forza Italia a Lega Nord, passando per il M5S e Sel, esprimono tutte forti preoccupazioni per il Def del governo Renzi

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