Regionali. De Luca impresentabile incrina credibilità del Pd a vantaggio di M5S

Rosy Bindi: De Luca incandidabile
Rosy Bindi: De Luca incandidabile

Tutti i renziani contro Bindi. Su De Luca pende un giudizio per il reato di concussione continuata commesso dal maggio 1998 e con “condotta in corso”(e altri delitti, quali abuso d’ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere)

Putiferio nel Pd alla vigilia delle elezioni Regionali 2015, dopo la pubblicazione, poco prima della chiusura della campagna elettorale, del nome De Luca all’interno della lista dei 16 impresentabili – 4 in Puglia (due sostengono il candidato Presidente Schittulli, uno Emiliano e uno Poli Bortone) e 12 in Campania (9 sostengono Caldoro e 3 De Luca, tra cui lo stesso candidato presidente) – fornita dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi.

De Luca ha minacciato di querelare la Bindy per diffamazione, e l’ha invitata ad un dibattito pubblico per poterla sbugiardare. I vertici del Pd, in particolare quelli renziani, hanno esposto tutta la loro rabbia e aggressione, quasi una vendetta rancorosa nei confronti del Presidente dell’Antimafia che viene accusato di violare la Costituzione. Vicenda che ha dell’incredibile all’interno dello stesso partito Pd, e getta nelle coscienze degli italiani tanti dubbi sulla loro vera credibilità. Renzi: “Fa male l’Antimafia usata per regolare i conti interni al partito democratico. L’antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in modo strumentale”. Il Presidente del Pd, Matteo Orfini l’accusa di fare processi in piazza. I vicesegretari del Pd, Lorenzo Guerini e Deborah Serracchiani l’hanno accusata di aver usato la lista degli impresentabili per “una personale lotta politica”. Tali accuse rimandano al processo di rottamazione messo in atto da Renzi e dai suoi fedelissimi nei confronti della vecchia guardia del Pd tra cui figura Rosy Bindi, “baffino”, al secolo D’Alema, Bersani, ecc.

Pronte le repliche della Bindy  “Giudicheranno gli italiani chi davvero usa le istituzioni per fini politici, ma certamente non sono io”. E ancora “Nessuna iniziativa è stata presa in modo autonomo dalla presidente Bindi. L’Ufficio di presidenza, allargato ai capigruppo, ha condiviso tutte le procedure nelle diverse fasi del percorso di verifica, dando pieno mandato alla presidente di concludere il lavoro”.

E’ in difficoltà a questo punto il governo nazionale, il Pd e lo stesso Renzi.

Non si può dimenticare quando Renzi liquidò la decadenza da senatore di Berlusconi dicendo “Game is over”. E oggi per coerenza, non dovrebbe far votare De Luca sul cui capo pende un giudizio per il reato di concussione continuata commesso dal maggio 1998 e con “condotta in corso” (e altri delitti, quali abuso d’ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere).

Cadono nel vuoto le parole di Renzi quando dice che il Pd non accetta lezioni di legalità però candida persone che hanno processi in corso per reati legati alla mafia.

Non si può decidere di farsi guidare dalle convenienze del momento: essere forcaioli per l’avversario e garantista per il compagno di partito. Tale metamorfosi mina irrimediabilmente la credibilità di un intero partito.

Sulla stessa scia il deputato molisano Danilo Leva responsabile giustizia Pd che accusò Berlusconi di mettersi contro lo Stato: “Così lui si fa anti-Stato”. Oggi lo stesso Leva sul caso De Luca a Il Fatto Quotidiano online ha dichiarato: “Se domenica fossi chiamato a votare, sceglierei il Pd e Vincenzo De Luca”.

In più c’è da dire che De Luca, nel caso venisse eletto presidente della regione Campania, in virtù della legge Severino verrebbe immediatamente sospeso. De Luca non potrebbe fare ricorso al Tar che in mezza giornata lo rimetterebbe al suo posto, ma dovrà rivolgersi al tribunale ordinario con tempi lunghi ed esito incerto, con la possibilità ulteriore di un decreto legge sulla Severino.

Nella peggiore delle ipotesi la Campania potrebbe ritrovarsi con un vuoto governativo lungo un anno e mezzo con danni incalcolabili o potrebbe decidere di tornare a votare con dei costi raddoppiati (quelli attuali sono circa 22 milioni di euro) a carico dei cittadini campani.

Nonostante tutto Renzi, che sa benissimo che le regionali sono un vero test su di lui, sembra voglia forzare la mano, e vincere a tutti costi.

La lista degli impresentabili, e il caso De Luca in particolare, ha fatto già riflettere e scosso l’opinione pubblica italiana, e domani molti dei quasi 22 milioni di italiani delle 7 regioni coinvolte, che avevano pensato di destinare il loro voto sui candidati Pd potrebbero dirottarlo altrove.

E Chissà se questi italiani avranno la forza e il coraggio, come è avvenuto in Grecia con Tsipras e in Spagna con Podemos (anche se con realtà molto diverse), di dare una virata a quelle che sono le vecchie logiche della politica italiana e offrire una change, questa volta, al M5S (con nessun grillino nella black List di Rosy Bindi) di governare interi pezzi di territori italiani.

Come diceva Paolo Borsellino la politica, dove ancora non è arrivata la magistratura fa comunque un passo indietro e non candida certe persone. Cosa che il Pd non ha lontanamente neanche pensato.

 

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I 16 nomi segnalati come impresentabili dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi

 PUGLIA

 Fabio Ladisa (32 anni), Popolari per Emiliano, circoscrizione Bari. E’ stato rinviato a giudizio a Bari per tentata estorsione. L’ udienza è fissata per il 3 dicembre 2015.

Enzo Palmisano (53 anni),Movimento politico per Schittulli, Area Popolare, circoscrizione Brindisi. Condannato in primo grado per corruzione aggravata, il reato è stato prescritto in Appello; presentato ricorso, il procedimento pende in Cassazione.

Giovanni Copertino (62 anni), Forza Italia, circoscrizione Bari. Nei suoi confronti pende un procedimento a Bari per corruzione aggravata e altro: è stata dichiarata la prescrizione e contro questa sentenza pende l’appello.

Massimiliano Oggiano (46 anni), Lista Oltre con Fitto, Schittulli presidente, circoscrizione Brindisi. Imputato a Brindisi per associazione mafiosa e per corruzione elettorale, con l’aggravante mafiosa. E’ stato assolto in primo grado e pende l’Appello con udienza fissata per il 3 giugno prossimo.

 CAMPANIA

 Antonio Ambrosio (64 anni) Forza Italia, circoscrizione Napoli. Condannato con patteggiamento a due anni (pena sospesa) per concussione, reato dichiarato estinto. In un altro procedimento, sempre del tribunale di Nola, è stato rinviato a giudizio per tentata concussione. Udienza fissata all’1 luglio.

Luciano Passariello (54 anni), Fratelli d’Italia, circoscrizione Napoli. E’ stato rinviato a giudizio della Procura di Nola per “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”, aggravato dall’abuso dei poteri inerenti una pubblica funzione; il gip di Nola si è dichiarato incompetente e ha trasmesso gli atti alla procura di Roma che ha disposto il rinvio a giudizio. Udienza fissata al 18 giugno.

Sergio Nappi (59 anni), lista Caldoro Presidente, circoscrizione Avellino, rinviato a giudizio per tentata concussione e altro quale sindaco del comune di Monteforte Irpino. La prossima udienza del processo, davanti al tribunale di Avellino è fissata per il 18 novembre 2015.

Vincenzo De Luca (66 anni), Pd, candidato presidente. Dagli atti trasmessi dal procuratore di Salerno risulta che pende un giudizio a suo carico per il reato di concussione continuata commesso dal maggio 1998 e con “condotta in corso” (e altri delitti, quali abuso d’ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere). Prossima udienza il 23 giugno 2015. La procura di Salerno ha comunicato, con una nota del 25 maggio 2015, che De Luca “ha rinunciato alla prescrizione relativamente ai delitti per i quali era maturato il relativo decorso”.

Fernando Errico (58 anni), Ncd, Campania popolare, circoscrizione Benevento. Risulta a suo carico un procedimento della procura di Napoli per concussione, pendente in fase di giudizio, con udienza di rinvio fissata per il 3 giugno 2015. Inoltre, presso il tribunale di Benevento è imputato in un procedimento per concussione continuata che pende in fase dibattimentale, con udienza fissata per il 15 settembre.

Alessandrina Lonardo (62 anni), moglie di Clemente Mastella, Forza Italia, circoscrizione Benevento. A suo carico vi è un procedimento della procura di Napoli, pendente in primo grado, in cui si ipotizza il reato di concussione, con udienza di rinvio fissata al 3 giugno 2015. Nel certificato dei carichi pendenti viene indicata la concussione tentata e non consumata.

Francesco Plaitano (62 anni), Popolari per l’Italia, circoscrizione Salerno. E’ accusato a Salerno per “ruolo direttivo in associazione mafiosa”: è in corso il processo in tribunale e la prossima udienza è fissata per il 2 luglio 2015. Sempre il tribunale di Napoli lo ha condannato in primo grado a 4 anni di reclusione per estorsione. Pende l’appello.

Antonio Scalzone (61 anni), Popolari per l’Italia, circoscrizione Caserta. Rinviato a giudizio per associazione mafiosa: la prossima udienza davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere è prevista per il 9 novembre 2015.

Raffaele Viscardi (40 anni), Popolari per l’Italia, circoscrizione Salerno. Rinviato a giudizio per vari reati tra cui abuso d’ufficio e corruzione; l’udienza dibattimentale è fissata per il 15 luglio prossimo.

Domenico Elefante (57 anni), Centro Democratico-Scelta Civica, circoscrizione Napoli. Condannato in primo e secondo grado a Napoli per concussione a due anni e 8 mesi; la Cassazione ha dichiarato prescritto il reato e rinviato il procedimento per la decisione sugli interessi civili.

Carmela Grimaldi (45 anni), lista Campania in rete, circoscrizione Salerno. Assolta dal tribunale di Nocera Inferiore per concorso esterno in associazione mafiosa e partecipazione ad associazioni finalizzate al traffico di droga. Ha fatto appello la procura generale di Salerno.

Alberico Gambino (48 anni), Meloni-Fratelli d’Italia-An, circoscrizione Salerno. Condannato dal tribunale di Nocera Inferiore per concussione e violenza privata a due anni e 10 mesi di reclusione. Pende appello.

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