Razzismo italiano e made in Usa face to face. Le conseguenze di un’immigrazione esagerata

Razzismo Usa e razzismo Italia: due facce della stessa medaglia

Il razzismo è la concezione secondo la quale esistono razze umane biologicamente superiori ad altre razze. Ha inizio nelle guerre indiane del Settecento, contro i pellerossa, negli Stati Uniti, accentuatosi successivamente con i massicci moti di immigrazione da altri continenti. In Italia già dal Cinquecento, secolo in cui cominciarono le segregazioni degli ebrei nei ghetti. Malcom X, Martin Luther King per gli americani, Rita Levi Montalcini, Enrico Alleva per gli italiani, sono solo alcuni nomi dei rappresentanti della lotta antirazzista che ha portato innumerevoli benefici alle popolazioni discriminate e l’ottenimento di diritti, di cui erano state precedentemente private. Il cosiddetto “razzismo scientifico” ha comportato fenomeni di segregazione, il reato di mescolanza razziale e la divisione delle razze non solo in “bianca” e “nera”, ma una ulteriore divisione della razza bianca caucasica in white caucasian (germanici, scandinavi e anglosassoni) e semplicemente caucasian, che comprende i mediterranei e gli irlandesi. Queste divisioni e il concetto stesso di razzismo, non hanno una solida base scientifica. Oltre al fattore biologico, vanno annoverati tra i motivi di separazione, l’elemento culturale e religioso. Singolare è l’accostamento di popolazioni mediterranee e irlandesi, ma questi ultimi venivano disprezzati per la loro religione cattolica, che cozzava con la società puritana, sviluppatasi in Nord America.
Solo nella seconda metà del ventesimo secolo si è giunti all’istituzionalizzazione dei diritti delle minoranze. I Civil Rights del 1964 sono un esempio di questa vittoria delle forze antirazziste. Con la vittoria di Barack Obama nel 2009 e l’atmosfera euforica che si è respirata a seguito del suo insediamento nella Casa Bianca, si è creduto che l’obsoleta intolleranza razziale fosse ormai in via di estinzione. Ma cosa è accaduto negli anni successivi?
I dati statistici parlano chiaro e da essi si possono trarre interpretazioni sconvolgenti. Il razzismo negli Stati Uniti è peggiorato. Le elezioni di un presidente nazionalista come Trump nel 2016 ne sono la prova. Sui cittadini afroamericani è stato riversato l’odio nutrito nei confronti del presidente Obama e l’insoddisfazione portata dal suo mandato. In Georgia il ballo di fine anno si divide in due serate, una riservata ai bianchi, l’altra ai neri. Nello stesso Stato, un uomo sorprende la figlia con un ragazzo di colore. Inutile dire che gli sforzi del ragazzo per scappare dall’abitazione sono stati vani di fronte agli spari della calibro 22 dell’uomo. Solo due dei numerosi esempi di violenze, fisiche o psicologiche, immotivate a danno di persone di colore.
In Italia la situazione non è migliore. Culla del Mediterraneo, è il territorio più facilmente raggiungibile per le popolazioni africane. L’immigrazione, però, è un problema molto più importante, esteso anche a popolazioni provenienti da altre aree geografiche.
Ebbene sì, gli italiani possono vantare il primato nel razzismo nei confronti di islamici e rom. Secondi solo ai polacchi per quanto riguarda l’odio anti-ebreo (Pew Research Center, primavera 2015).
Secondo il rapporto del 2017 dell’Human Rights Watch, nel nostro Paese si verificano decine di casi di violenza a sfondo razzista, ma in solo alcuni di questi viene contestato l’aggravante razziale, che garantirebbe pene più severe. Sarebbe, inoltre, necessario un adeguamento della formazione delle forze dell’ordine e del personale giudiziario. La raccolta dei dati è incompleta. Infine i politici, il Governo e i mass media aumentano il clima di intolleranza. Per sopperire a questo aumento della criminalità una riforma del diritto penale sembra essere di fondamentale importanza, oltre alla pubblicazione di statistiche sui crimini motivati dall’odio discriminatorio.
Le cause di questo odio non sono ancora definite e definibili. Probabilmente i disagi scaturiti dall’eccessiva immigrazione, hanno spostato il capo d’imputazione da coloro che gestiscono e governano i moti ai migranti, capro espiatorio. Nonostante le organizzazioni a delinquere, che sfruttano la disperazione di determinate popolazioni, siano le vere colpevoli di questi flussi migratori, esagerati e non più gestibili, gli italiani, e non solo, scelgono di avere nel proprio mirino gli immigrati stessi.
Ancora oggi pensieri razzisti e di eugenetica imperversano nelle menti di molti.
Le soluzioni sembrano essere molteplici e sono proposte da partiti politici di destra e di sinistra. Prima fra tutti la Lega. Incentivi e finanziamenti ad hoc inviati direttamente nei paesi d’origine degli immigrati e contemporaneo aumento delle forze militari nei luoghi in cui approdano, modifiche della legge sulla cittadinanza italiana, carcerazione nei paesi d’origine dei delinquenti stranieri e altri provvedimenti saranno sufficienti a ridurre l’immigrazione? Di maggiore importanza dovrebbero essere gli studi riguardanti metodologie di integrazione. La cultura, più delle caratteristiche biologiche, definisce una popolazione.

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