Rafah crossing: Egitto riapre il valico con la striscia di Gaza per la prima volta dal 2007

Da sabato a lunedì l’Egitto terrà aperto in entrambe le direzioni il valico che collega Rafah con Gaza

Sabato 18 novembre, l’Egitto ha riaperto dopo dieci anni il valico di Rafah che collega il paese a Gaza. Questo rimarrà aperto solamente per tre giorni e perlopiù per ragioni umanitarie. Sono migliaia i cittadini di Gaza che hanno atteso questo momento e in questi giorni cercheranno di varcare il confine per avere ancora una speranza.

“Tante volte in questi anni ho smesso di crederci. Dieci anni fa, quando Hamas prese il controllo sulla striscia frequentavo l’università e presto sarei diventato un interprete. Il mio sogno era, e ancora è, quello di poter frequentare un master in Europa; ma nel tempo tutti i miei sogni e le mie speranze si sono infranti.
Soprattutto negli ultimi mesi, da quando Gaza vive in piena emergenza umanitaria, è sempre più difficile, a tratti impossibile, sopravvivere. E’ disarmante esser coscienti di essere impotenti dinanzi a tutto questo. Mi sento imprigionato. Non vedo alcuna via d’uscita e a volte, quasi mi rassegno…
I social media sono stati un’ancora di salvezza per me in questi anni, perché attraverso il mondo virtuale, ho potuto immaginare e continuare a sognare il futuro che vorrei, per me e per tutti i miei fratelli.
Qui non c’è lavoro ed è devastante trascorrere le giornate seduto a pensare. Così, frequento corsi di lingue online e scrivo un blog, il che mi aiuta ad esorcizzare tutto questo dolore. Negli ultimi mesi, in uno di quei pochi momenti in cui ho ritrovato un po’ di forza, ho preso contatti con un’università in Germania dove vorrei frequentare il master e grazie all’aiuto di tanti amici virtuali, ho potuto inoltrare la domanda d’iscrizione e fare la richiesta per il visto.
I tempi di attesa sono solitamente lunghi ma in me si è riaccesa una speranza: quella di poter finalmente spiccare il volo e vedere con i miei occhi il mondo oltre la gabbia. Non ho più niente da perdere, ho solo da recuperare tutti gli anni che non ho vissuto. E per questo, sono disposto a tutto.”

Così mi scrive Hazem, un caro amico che come migliaia di abitanti di Gaza, aspetta Il giorno della libertà.

Nel frattempo, lo scorso ottobre è stato raggiunto al Cairo l’accordo tra al-Fatah e Hamas. Quest’ultimo ha garantito che entro il primo dicembre lascerà il controllo amministrativo di Gaza, che sarà affidato a un governo di unità nazionale. Inoltre il 1 novembre si è fatto un ulteriore passo avanti. Gli islamisti hanno trasferito il controllo dei valichi con Egitto e Israele alle forze di sicurezza dell’Anp.
Il regime di al-Sisi pretende che al terminal di Rafah ci siano solo gli uomini di Abu Mazen e che i palestinesi contribuiscano alla sicurezza nel Sinai dove la situazione è delicata e l’esercito egiziano è impegnato in una guerra infinita contro gli alleati dell’Isis; ma il premier dell’Anp attende che la gestione della sicurezza di Gaza sia definita con chiarezza. Ancora una volta sono i civili palestinesi a pagarne le amare conseguenze.
Il prossimo 21 novembre riprenderanno inoltre i negoziati tra le due fazioni per discutere le questioni lasciate in sospeso, prima tra tutte quella sul ruolo delle Brigate “Ezzedin al-Qassam”, la milizia di Hamas di cui gli islamisti escludono categoricamente il disarmo. Abu Mazen ribadisce che a Gaza, come in Cisgiordania, non potranno operare due forze militari distinte.
Non sarà facile dunque giungere ad un’intesa e si spera che il valico possa essere aperto quotidianamente fino al gennaio prossimo. Questo permetterebbe a tanti palestinesi di poter ancora sperare in un domani migliore. Tuttavia la sofferenza non terminerebbe subito oltre il valico. Dopo il confine infatti, prima di raggiungere il Cairo dove la maggior parte dei palestinesi si dirige, vi sono 20 check-points egiziani. Ad ogni posto di blocco, vengono effettuati controlli minuziosi sui bagagli e gli effetti personali. Questo talvolta rende più lenta e per certo complica la via verso la salvezza.

Infine dopo gli ultimi accadimenti in Medio Oriente, Gaza teme un’eventuale opposizione del Regno Saudita alla riconciliazione interna palestinese. La monarchia Saʿud infatti si oppone apertamente al movimento dei Fratelli Musulmani e di Hamas, accusati di esser appoggiati dai rivali Qatar e Turchia e di aver riallacciato i rapporti con l’Iran, storico nemico. Tuttavia Abu Mazen che si è recato di recente a Riyadh, smentisce questo fatto e comunica che il Re Salman e il principe ereditario Mohammad si sono dichiarati favorevoli alla riconciliazione.
Sullo sfondo rimane la ricostruzione di Gaza a tre anni di distanza dall’operazione israeliana “margine di protezione” e le tante, troppe emergenze in questo lembo di terra dimenticato dal mondo…

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Eleonora Cambedda

25 anni studentessa in Relazioni Internazionali presso l'Università di Cagliari. Appassionata di Medio Oriente, della lingua e della cultura araba. Negli ultimi anni ha affiancato allo studio accademico, la ricerca personale mirata a conoscere e ad approfondire le dinamiche e gli eventi nel Medio Oriente. In particolare, la sua ricerca si é focalizzata di recente sull'evoluzione dei diritti delle donne musulmane nell'ultimo secolo. Un altro tema a lei caro, é quello della prevenzione e risoluzione dei conflitti, che spera di poter approfondire frequentando un master all'estero nei prossimi anni.

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