“Perchè i rifugiati non vengono in aereo”

Nonostante possiedano i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiati, la maggior parte è obbligata a rischiare la vita tentando la traversata via mare

In un periodo in cui la cronaca nera quotidianamente riporta di tragedie consumatesi al largo delle coste italiane dove, nel tentativo disperato di raggiungere l’Europa, perdono la vita migliaia di persone, ci sono domande semplici che celano però risposte impreviste. “Perchè i migranti, piuttosto che rischiare la propria vita sui barconi spendendo migliaia di euro, non prendono un aereo?”. Sebbene in molti casi siano in possesso dei requisiti previsti dalla Convenzione di Ginevra del ’51 e necessari all’ottenimento dello status di rifugiato, queste persone sono obbligate comunque a rischiare la vita attraversando il Mediterraneo poichè sprovviste di adeguato visto.
Esistono collegamenti aerei giornalieri fra il Cairo, Istanbul, Beirut e l’Europa, viaggi ovviamente più sicuri rispetto alla traversata via mare e molto spesso anche più economici. Se a ciò per esempio aggiungiamo che il 98% dei Siriani che arrivano in Germania ottengono lo status di rifugiato, si intuisce naturalmente che se questi avessero la possibilità di prendere un aereo, le loro possibilità di ottenere il visto una volta arrivati sarebbero altissime. La domanda che allora poteva inizialmente sembrare cosi scontata non sembra più cosi semplice.
La motivazione va ricercata nella “Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamente Europeo su una politica comune in materia di immigrazione illegale” ( fonte: EUROLEX). Infatti al punto 4.7.5 di detta comunicazione, su “Responsabilità del vettore” si legge testualmente: “I vettori sono già tenuti ad assumere l’onere del rimpatrio degli stranieri ai quali è rifiutato l’ingresso nel territorio degli Stati membri in forza dell’articolo 26 della convenzione d’applicazione dell’Accordo di Schengen del 14 giugno 1985. Inoltre, i trasportatori sono obbligati ad adottare tutte le misure necessarie per assicurarsi che gli stranieri siano in possesso di documenti di viaggio validi. Nel giugno 2001, il Consiglio ha adottato una direttiva che integra le disposizioni dell’articolo 26 e prevede tre forme di sanzione applicabili ai vettori in caso d’inosservanza dei loro obblighi in materia.”
La verità che emerge da questa disposizione è piuttosto interessante: l’Unione Europea lascia alle compagnie aeree la decisione di imbarcare o meno un migrante senza visto, attribuendo a queste ultime la responsabilità di “determinare” chi è un rifugiato e chi non lo è. Se le compagnie prendono una decisione sbagliata, il viaggio di ritorno è a carico loro. Non deve sorprendere, dunque, che queste optino per la prudenza e non imbarchino chi non sia in possesso del visto.
Questo significa che chiunque può prendere un aereo e arrivare a Parigi in poche ore. Ma per coloro che stanno cercando di fuggire in un paese più sicuro senza documenti, questo è impossibile.

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Lorenzo Daniele

30 anni, stagista presso l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Dopo la Laurea in Giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma ho collaborato con alcune ONG a Buenos Aires che mi hanno permesso di vedere con i miei occhi la profonda disuguaglianza sociale che colpisce moltissimi paesi dell'America Latina. Un Master in Relazioni Internazionali alla SIOI di Roma e uno in Cooperazione Internazionale all'ISPI di Milano mi hanno inoltre dato l'opportunità di approfondire le più importanti tematiche della geopolitica attuale e delle relazioni internazionali in generale. Appassionato di America Latina e di Medio Oriente!

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