Panama, stretta di mano tra Obama e Raul Castro. Al via il vertice delle Americhe

Panama-incontro-castro-obama
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Dopo 50 anni seconda telefonata tra Usa e Cuba, e primo incontro storico che spiana il terreno all’era del disgelo fra i due Paesi.

Prima l’importante incontro diplomatico avvenuto tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez. Appena dopo, in occasione del VII Summit delle Americhe, il vertice dell’Organizzazione degli Stati americani con 33 leader, i riflettori sono stati puntati sulla storica stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro. Circondati da diversi leader tra cui il segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, si sono ripetutamente stretti la mano e scambiato alcune battute qualche momento prima della cerimonia di inaugurazione del vertice delle Americhe a Panama. Momento significativo, che potrebbe avviare in concreto il processo di disgelo tra Stati Uniti e Cuba, dopo che i due Paesi hanno interrotto le relazioni nel lontano 1961.  I due leader, che si sono stretti la mano già nel 2013 in Sudafrica in occasione dei funerali di Nelson Mandela, hanno avuto un colloquio telefonico mercoledì scorso prima di partire per il summit.

La portavoce della Casa bianca, Bernadette Meehan, ha sottolineato che quella tra Obama e Raul è stata solo un’ interazione informale: una pura stretta di mano. Anche se, ovviamente, carica di significato simbolico. Mentre il vero incontro tra i due è atteso per oggi a margine del vertice.

Lo scorso 17 dicembre Obama e Castro annunciarono un accordo, anch’esso storico, per riprendere le relazioni diplomatiche, che porterebbe almeno nell’immediato alla riapertura delle ambasciate a Washington e L’Avana.

Lo stesso Obama ammette che gli Usa non vogliono essere imprigionati nel passato. “Quando qualcosa – afferma il presidente prima di partire per Panama – non funziona per 50 anni, non si continua a ripeterla, si prova qualcosa di diverso” e aggiunge “Dobbiamo superare alcuni vecchi schemi”.

Obama sta tentando di normalizzare le relazioni con Cuba dopo 50 anni di gelo. Anche perché tale tentativo coincide con il desiderio del 97% dei cubani – secondo quanto affermato dalla Casa Bianca – anche se il processo sarà lungo e non privo di ostacoli. Un sondaggio rivelerebbe che i cubani adorano Obama ma sono tiepidi su Fidel e Raul.

Obama, che in politica estera ha un nervo scoperto, sta tentando, anche se timidamente, di riprendere il timone della situazione. Dopo il potenziale accordo  con l’Iran, il cui esito si saprà alla fine di giugno, si appresta ad allungare la mano ad un altro nemico storico, Cuba, che potrebbe addirittura rimuovere dalla lista nera dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo. Se così fosse, gli Usa riallaccerebbero non solo i rapporti diplomatici con Cuba, ma in tutta l’America Latina, i cui governi  non hanno mai digerito la politica degli Stati Uniti su Cuba.

Obama in un clima di nuova “Guerra fredda, e di fronte alle minacce dell’ Isis e all’avanzata spaventosa economica del colosso della Cina, saprà adottare un’adeguata politica per garantire agli americani benessere, prosperità,sicurezza  e futuro ?

Testo di Papa Francesco a leader Americhe

Anche Papa Francesco, a cui è riconosciuto sia da Obama che da Castro un ruolo chiave nel processo di disgelo tra Usa e Cuba dopo lo storico annuncio della svolta lo scorso 17 dicembre,  si è fatto presente all’apertura del Vertice delle Americhe tramite una  lettera letta dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, davanti ai 33 leader dei paesi del continente.

“Ci sono – scrive Papa  Francesco – “beni fondamentali” – terra, lavoro, casa –  e servizi pubblici – salute, educazione, sicurezza, ambiente – dai quali nessuno dovrebbe essere escluso, eppure purtroppo questo desiderio condiviso è molto lontano dalla realtà. Ingiustizie e disuguaglianze offendono la dignità umana…. La globalizzazione della solidarietà e fraternità invece della globalizzazione della discriminazione e dell’indifferenza

Il pontefice ricorda inoltre che la priorità dei governanti sono “azioni dirette a favore dei più svantaggiati” di cui aver cura come si fa per i più piccoli nelle famiglie: Non basta – afferma – che i poveri raccolgano le briciole dalle tavole dei ricchi”.

Papa Francesco, tra l’altro, non ha dimenticato di denunciare ai leader americani le scandalose differenze esistenti all’ interno di tanti paesi, in particolare nelle zone indigene, rurali e nei sobborghi delle grandi città.

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