Palestina: Hamas e Al-Fath verso la riconciliazione nazionale

Di fronte a una crisi umanitaria, Hamas si dice pronto a sciogliere il Comitato amministrativo e indire le elezioni generali per la prima volta dal 2006. Fath: “Parole incoraggianti ma siamo in attesa di passi concreti”

Lo scorso 17 settembre il movimento islamista Hamas, che dal 2006 controlla la Striscia di Gaza, ha annunciato di voler sciogliere il Comitato amministrativo per poter indire le elezioni generali. Questo permetterebbe ad un governo di intesa nazionale, di amministrare la Striscia di Gaza. Hamas ha, o meglio sembra aver accettato, le condizioni poste da Fath che prevedono lo scioglimento della Commissione, il trasferimento dell’amministrazione di Gaza all’Autorità Palestinese e l’indizione delle elezioni.
L’annuncio arriva in risposta al processo di mediazione portato avanti dall’Egitto, che mira a condurre le due parti al raggiungimento di un accordo definitivo, per porre fine alla situazione di divisione interna degli ultimi dieci anni. Proprio negli ultimi dieci anni la riconciliazione tra le due anime palestinesi è stata tentata numerose volte, senza successo.
Ci si chiede dunque cosa ci si possa aspettare da quest’ultimo annuncio di rinnovata disponibilità alla pace e all’unità. Il leader di Fath si mostra cauto. Il partito è pronto per la riconciliazione ma prima di muovere ulteriori passi in tale direzione, attende mosse concrete.
Azzam Al-Ahmed, alto ufficiale di Fath, ha comunicato che nei prossimi dieci giorni i due partiti si incontreranno al Cairo; dovrebbe seguire poi un vertice che vedrà la partecipazione di tutte le forze politiche palestinesi che nel 2011, sempre al Cairo, hanno firmato l’intesa di riconciliazione. L’ultimo accordo tra le parti risale invece al 2014 e avrebbe dovuto portare alle elezioni generali. Tuttavia, a causa della devastante offensiva israeliana “Piombo Fuso” sulla Striscia, il piano di unità nazionale non è mai stato portato a termine.

                                         

Cos’è accaduto nell’ultimo anno?

Ramallah ha accusato gli avversari politici di aver istituito un governo indipendente da quello Cisgiordano nella Striscia di Gaza, in seguito alla formazione da parte degli islamisti di una Commissione amministrativa proprio in questa piccola parte di terra. L’Autorità Palestinese – dominata da Fath – ha quindi preso posizioni molto dure nei confronti di Hamas nel tentativo di riprendere il controllo sull’enclave. Le misure repressive prese da Abbas, i tagli sui carburanti, medicine, salari, hanno causato il peggioramento della situazione già critica. Attualmente Gaza vive una terribile crisi umanitaria.

                       

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, in visita a Gaza lo scorso agosto, ha sottolineato l’importanza di aprire le frontiere chiedendo alla comunità internazionale l’aiuto umanitario necessario per attuare soluzioni urgenti nel territorio, invocando quindi la fine del blocco imposto dieci anni fa.
La crisi nel territorio palestinese, ha detto, “non è solo umanitaria ma anche politica” e in questo senso non ha risparmiato critiche nei confronti dei palestinesi, che devono mettere fine alle divisioni interne.
Nikolay Mladenov, coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, dopo l’annuncio di ieri ha chiesto a tutte le parti di “cogliere quest’opportunità per riportare la pace e scrivere una nuova pagina per il popolo palestinese”; ha inoltre aggiunto che l’Onu darà il suo aiuto in questa fase di mediazione perché è fondamentale che la paralizzante situazione umanitaria a Gaza, venga trattata come priorità.
Hamas ultimamente ha tentato anche di migliorare le sue relazioni con l’Egitto (tese dopo il golpe militare nel 2013). L’obiettivo attuale sembra essere quello di uscire dall’isolamento per poter dare una speranza di rinascita alla popolazione intrappolata nell’enclave; un importante svolta potrebbe essere segnata dall’apertura del valico di Rafah, al confine con l’Egitto, che permetterebbe ai palestinesi di potersi muovere e “sfuggire” all’assedio israeliano.
Intanto il presidente Abbas si trova adesso a New York dove prenderà parte ai lavori della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e incontrerà Donald Trump.

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Eleonora Cambedda

25 anni studentessa in Relazioni Internazionali presso l'Università di Cagliari. Appassionata di Medio Oriente, della lingua e della cultura araba. Negli ultimi anni ha affiancato allo studio accademico, la ricerca personale mirata a conoscere e ad approfondire le dinamiche e gli eventi nel Medio Oriente. In particolare, la sua ricerca si é focalizzata di recente sull'evoluzione dei diritti delle donne musulmane nell'ultimo secolo. Un altro tema a lei caro, é quello della prevenzione e risoluzione dei conflitti, che spera di poter approfondire frequentando un master all'estero nei prossimi anni.

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