Pakistan. Governo di Islamabad trema dopo le ultime dichiarazioni del Presidente Usa Trump

Pakistan e il suo doppiogiochismo intessuto da scandali e corruzione, mettono a dura prova i rapporti con gli Usa, sempre più vicini all’India

Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo del Pakistan. Infatti, l’amministrazione americana ha considerato il paese asiatico come un soggetto indispensabile nella zona, sia come contrappeso nucleare nei confronti dell’India, sia per il suo ruolo nella lotta al terrorismo islamico in Afghanistan. Di contro, gli USA hanno garantito ai governi Pakistani importanti aiuti economici, politici e militari. Si stima che dall’11 Settembre 2001 Washington abbia trasferito al Pakistan oltre 30 miliardi di dollari americani.
Un costo che la Casa Bianca non ha avuto problemi a sostenere, dato il ruolo del paese nello scenario geopolitico asiatico.

Ma le relazioni tra Washington e Islamabad sono peggiorate drasticamente ultimamente. Fino ad arrivare allo scorso lunedì, quando durante un discorso sulla strategia Americana in Afghanistan il presidente Trump ha accusato il Pakistan di essere “un porto sicuro per gli agenti del caos, della violenza e del terrore”. Se prima il paese asiatico era visto come una parte della soluzione dell’intricata situazione in medio oriente, alcuni recenti report lo dipingono come parte del problema.
Infatti il governo Pakistano è ritenuto colpevole di doppiogiochismo, in quanto starebbe finanziando gruppi di estremisti islamici all’estero invece di contenerli e sconfiggerli. Questo farebbe parte di una strategia di Islamabad per condizionare la situazione politica in Afghanistan, e per aumentare la pressione sul grande rivale della regione, l’India. Tra i gruppi supportati dal servizio di intelligence Pakistano rientrerebbero il movimento Talebano radicale e movimenti Jihadisti come Jaish-e-Mohammed, Lashkar e-Taiba e Harakat-ul-Mujahidden.
Trump ha proseguito dichiarando che è arrivato il momento per il Pakistan di dimostrare da che parte sta, e di rassicurare gli Stati Uniti riguardo il proprio desiderio di ordine e pace nella zona. Il magnate americano non è nuovo a questi sentimenti critici nei confronti del paese asiatico: già nel 2012 in un tweet sottolineava che gli sforzi compiuti dal Pakistan nella lotta al terrorismo non potessero essere neanche paragonati ai miliardi di dollari trasferiti dalle casse americane a Islamabad.

Le dichiarazioni del presidente americano arrivano in un momento di grande instabilità politica ed economica per il paese. Infatti lo scorso 28 Luglio il premier Nawaz Sharif è stato costretto a dimettersi dopo che un’attesa sentenza della Corte Suprema pakistana lo ha accusato di corruzione.
La sentenza è arrivata dopo un anno di indagini e processi generati da alcune rivelazioni legate all’investigazione sui Panama Papers. Nella lista di politici e celebrità accusate di utilizzare conti offshore in maniera illegale risultarono anche i figli dell’ormai ex-premier, i quali non sono riusciti a giustificare la proprietà di alcuni edifici residenziali di lusso a Londra. La documentazione consegnata dalla famiglia Sharif durante il processo è stata considerata incompleta e addirittura falsa dai giudici membri della Corte, che hanno deciso per la destituzione del primo ministro e hanno avviato il processo.

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Nawaz Sharif ha accusato i giudici di far parte di una cospirazione nei suoi confronti, ma i dubbi riguardo il tenore di vita della sua famiglia rimangono.
Al suo posto è stato nominato premier un altro membro del partito di Sharif, La Lega Musulmana del Pakistan: Shahid Khaqan Abbasi, uomo fidato del ex Presidente del Governo. Abbassi inizialmente sarebbe dovuto rimanere come premier ad interim per 45 giorni, ma Sharif ha dichiarato che resterà in carica fino alla fine della legislatura, a metà del 2018.
Gli attriti con l’amministrazione USA non possono che peggiorare la situazione. Il Pakistan non può permettersi di perdere un alleato di tale importanza. Le dichiarazioni di Trump rischiano di posizionare il paese asiatico nel frangente opposto della “guerra al terrore” americana. Al momento la reazione ufficiale da parte del neo governo Pakistano si è fatta attendere. Il premier Abbasi ha avuto un colloquio con il Segretario di Stato Americano Rex Tillerson, ma non ha ancora commentato ufficialmente le accuse. A prendere le difese del Pakistan è stato invece l’altro alleato di riguardo del paese, la Cina. Infatti la portavoce del Ministero degli Esteri Cinese Hua Chunying ha sottolineato i grandi sacrifici sopportati dal Pakistan nella lotta al terrorismo. Non è difficile da immaginare come il governo di Islamabad cercherà sempre di più di avvicinarsi politicamente ed economicamente alla Cina, per ammortizzare i rischi di una fine repentina dell’appoggio americano.
La conseguenza peggiore per il Pakistan è che la Casa Bianca sembra essere intenzionata a migliorare le relazioni con il governo indiano, alleato fondamentale anche in chiave di contenimento alla Cina e al suo espansionismo marittimo nel Mare Cinese del Sud. Questa notizia arriva in un momento difficile per l’economia del Pakistan, già indebolita dallo scandalo corruzione. Dopo anni di crescita, l’indice di borsa KSE ha perso il 20 percento solamente negli ultimi tre mesi. Il nuovo governo Abbasi avrà molto lavoro da fare nei prossimi mesi, sia in politica interna per mantenere stabile e forte il governo nazionale, sia per quanto riguarda la politica internazionale, dove ricucire lo strappo con Washington sembra un’impresa sempre più ardua. 

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