ONU. Obama, Putin e la crisi in Siria

incontro-Obama-Putin

Isis, Siria, Medio Oriente, Ucraina e l’accordo sul nucleare iraniano, sono le questioni attuali su cui si gioca la partita tra i due leader mondiali: il presidente statunitense Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin.

Ieri 28 settembre 2015, alla 70esima assemblea generale delle Nazioni Unite, ci sono state scintille tra Obama e Putin, che nei loro interventi si sono accusati a vicenda per la catastrofica guerra in Siria e la crisi dei rifugiati che ha contribuito a generare. Anche se è spuntata l’ipotesi di raid aerei congiunti anti-Isis. Poi il brindisi a sorrisi tirati e infine il faccia a faccia (dopo quasi un anno e mezzo) a porte chiuse, durato 95 minuti, nel tentativo di trovare un’intesa per combattere l’Isis e per riportare la pace nella zona.

Il tema caldo è la transizione politica in Siria, ma sul futuro del presidente Assad “c’e’ un forte disaccordo“.

La Russia sostiene Assad e il governo di Damasco, il cui esercito – secondo Putin – è l’unico in grado di sconfiggere l’ISIS. Mentre gli USA considerano Assad un tiranno che ha brutalizzato il suo popolo, per cui una soluzione deve essere la transizione a un nuovo leader.

Putin si è detto pronto a partecipare a raid aerei congiunti contro l’Isis, purché in linea con il diritto internazionale (su questo punto ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di adottare una risoluzione per coordinare le forze che combattono l’Isis e altri gruppi terroristici). Mentre ritiene illegali quelli in corso perché privi dell’autorizzazione dell’ONU. Sulle attuali truppe russe schierate in Siria, Putin esclude un loro coinvolgimento e offre un’altra giustificazione per il massiccio rafforzamento della sua base militare in Siria: “Ci sono migliaia di russi che combattono tra i ranghi dei jihadisti, anziché aspettare che tornino qui a fare attentati, conviene aiutare Assad perché li combatta in Siria”.

La stessa Casa Bianca non considera le forze militari russe un pericolo, purché vengano utilizzate solo per combattere l’ISIS. Diversa sarebbe l’ipotesi in cui fossero utilizzate per rafforzare la lotta di Assad contro lo stesso popolo, nel qual caso sarebbe un’azione negativa.

Il dialogo, nel complesso, secondo fonti della Casa Bianca, è stato costruttivo.

Gli interventi dei leader prima del faccia a faccia

L’INTERVENTO DI BARACK OBAMA

Il presidente Usa, Barack Obama, nel suo intervento ha ricordato che “dopo la seconda guerra mondiale le Nazioni Unite hanno lavorato con gli Usa per prevenire una terza guerra. Ma correnti pericolose rischiano di spingerci verso il buio. C’e’ stato progresso, ma il lavoro non è finito. Sono alla guida delle maggiori forze armate al mondo – ha ricordato il presidente Usa – e non esiterò mai a proteggere il mio paese e i nostri alleati”: “gli Stati Uniti non possono risolvere da soli” i problemi del mondo. “Ci sono delle potenze internazionali che agiscono in contraddizione con il diritto internazionali. C’è qualcuno che ci dice che dovremmo sostenere dei tiranni come Assad, perché l’alternativa è molto peggio. Nessuna nazione – ha detto poi – può isolarsi dal flusso di migranti o dai pericoli del riscaldamento climatico. Non possiamo stare ad osservare quando la sovranità di una nazione è violata. Questo è alla base delle sanzioni Usa imposte alla Russia. Ma non vogliamo ritornare alla guerra fredda. Non vogliamo isolare la Russia, vogliamo una Russia forte che collabori con noi per rafforzare il sistema internazionale. Non possiamo stare a guardare mentre la Russia viola la sovranità dell’Ucraina. Oggi è l’Ucraina domani potrebbe essere qualche altro Paese. L’accordo sul nucleare iraniano – dice Obama – eviterà una guerra. La diplomazia è difficile e qualche volta si traduce in risultati non soddisfacenti, ma va provata.

IL DISCORSO DI VLADIMIR PUTIN

“E’ un errore – ha sostenuto – non cooperare con il governo siriano di Bashar Assad. Ed è irresponsabile – ha aggiunto, riferendosi alla politica di Obama in Siria –  manipolare gruppi estremisti: è pericoloso dare le armi ai ribelli e giocare con i terroristi. Per combattere l’Isis – ha detto – occorre una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler durante la Seconda Guerra mondiale. L’Isis non e’ nato dal nulla. E’ stato finanziato e sostenuto. Non possiamo permettere a questi criminali che hanno le mani sporche di sangue di continuare a perpetrare il male.

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