Nuove misure anti-terrorismo in Francia. Parigi si prepara al post-Daesh

Parigi ha da poco annunciato l’avvio di nuove misure antiterrorismo, che hanno lo scopo principale di proteggere la popolazione francese

La caduta di Mosul, Raqqa e Deir Ezzor[1] ha portato ad una sola costatazione: lo Stato Islamico non ha più uno Stato. Fatta eccezione per un paio di case e qualche agglomerato, il Califfato ha perso anche le sue ultime roccaforti. Questa situazione però, premette una nuova ondata di violenze e di attacchi in Europa, considerando le migliaia di foreign fighters con passaporto italiano che in questi giorni si stanno disperdendo tra i vari stati confinanti.

La Francia sicuramente è stata una delle nazioni più colpite dal fenomeno di Daesh. Se l’Italia, da una parte, ha evitato fino ad adesso situazioni come quelle del Bataclan (questo grazie anche ai nostri ottimi servizi di intelligence), dall’altra Parigi ha subito forti attacchi terroristici, come quelli nella capitale nel 2015, o a Nizza e Marsiglia. Arguably, fu la Francia stessa ad invocare l’articolo 42 del TUE (Trattato sull’Unione Europea) sulla clausola di mutua assistenza. Questo principalmente perché l’establishment francese ha considerato gli attentati terroristici del Novembre 2015 come atti di guerra, richiedendo supporto ed aiuto agli altri Stati Membri. In poche parole, un articolo V NATO, un po’ rivisitato in chiave europea.

Parigi si prepara dunque ai nuovi avvenimenti geopolitici, inasprendo le misure di sicurezza e concedendo più potere a forze armate. Provvedimenti che erano stati presi per lo Stato d’Emergenza diventeranno legge, ma saranno limitati al contesto della lotta al terrorismo[2]. Tra i provvedimenti, anche la chiusura di moschee che, secondo le forze dell’ordine, siano portatrici di odio. Questa sicuramente sarà una delle misure più contestate, considerando che statistiche e casi hanno già dimostrato che poco c’entrano i luoghi di culto e di preghiera della fede islamica. Gli estremisti trovano radicalizzazione soprattutto nelle prigioni e online.
Questo apre un nuovo fronte interno di dibattito, dimostrando ancora una volta la difficile situazione domestica della République. L’opinione pubblica nazionale è spaccata in due. Mentre il 57% vedono con favore le nuove misure, il 62% le considerano una restrizione delle libertà personali[3].
Ciò che comunque questa situazione aiuta a comprendere è che la Francia non ha abbassato la guardia dopo la caduta di Daesh. Anzi, ha rafforzato ancora di più il fronte interno di difesa. Questo dovrebbe essere di monito per tutti. Il fatto che Roma, Milano, Firenze o Napoli non siano stati bersagli di attacchi terroristici (quanto meno riusciti) finora, non giustifica nessuno a cullarsi su false speranze e convinzioni. La lotta al terrorismo e all’estremismo ideologico e religioso non si ferma con il Califfato né si limita all’Islam, ma è un fenomeno serio che deve essere combattuto e di cui difficilmente si intravede la fine, per lo meno nel breve-medio periodo.

[1] Bongiorni. R, Cade anche Deir Ezzor: Lo Stato Islamico non ha più uno Stato, Il Sole24Ore
[2] Via libera dell’Assemblea nazionale francese alla nuova legge antiterrorismo, TPI [https://www.tpi.it/2017/10/03/francia-nuova-legge-antiterrorismo/#r]
[3] Mericka, J, New Anti-terror law comes into force in France, ESJ

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Francesco Pisanò

Studente all'University of Glasgow in Studi strategici, di sicurezza e d'intelligence, sono appassionato di Medioriente e di dinamiche geopolitiche mediterranee. Convinto Europeista, ho portato avanti studi anche sul ruolo dell'Italia nell'Unione Europea e nel Mediterraneo. Mi interesso di strategie militari e nazionali dei paesi del Golfo e del Levante.

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