Nucleare Iran: l’accordo trovato a Losanna che influenza avrà sul Medio Oriente?

Quale chiave di lettura andrebbe suggerita per capire i possibili scenari che si celano dietro all’accordo sui parametri chiave del programma nucleare iraniano trovato a Losanna ?

Il gruppo dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania, e Teheran, hanno tracciato insieme a Losanna (senza firmare nulla per ora) la cornice, e alcuni principi chiave di un’intesa che si basa sullo scambio fra rinuncia della Repubblica islamica dell’ arma atomica (ossia rinuncia, ma solo per i prossimi quindici anni, ad arricchire uranio oltre il 3,67%, soglia al  di sotto del grado necessario a produrre la bomba) e abolizione delle sanzioni. Pur se i dettagli saranno definiti entro la fine di giugno 2015.

Lo scenario e gli attori

Sullo sfondo un Grande Medio Oriente dove si combatte una cruenta e sanguinosa guerra tra sunniti e sciiti. Una America, quella di Barack Obama che, inspiegabilmente, e forse nel vano tentativo di riconquistare credibilità in politica estera, decide di abbandonare le vecchie alleanze con Israele e i Paesi arabi (in particolare Arabia Saudita  ed Egitto) e intrecciarne delle nuove con  gli sciiti, con innegabili stravolgimenti geopolitici regionali in Medio Oriente.

Obama: ragioni strategiche o ragioni economiche?

Strategicamente  Obama, sta infuocando il conflitto tra i sunniti, tra cui sono da ricondurre anche i jihadisti dell’Isis, e gli sciiti che hanno dalla loro parte i gruppi terroristici di Hezbollah e Hamas (anche se quest’ultimi sunniti).

Da un punto di vista economico la scelta di Obama non potrebbe che essere interpretata se non come una pura ripicca nei confronti dei sauditi, dal momento che hanno fatto scendere il prezzo del petrolio intorno ai 60 dollari per contrastare lo “shale oil” (sul quale si basa la ripresa statunitense), che ha senso solo se il prezzo del greggio si mantiene intorno ai 65/70 dollari. Visto che la stessa scelta di immettere sul mercato greggio dell’Iran sta determinando un calo del prezzo del barile in netto contrasto con la politica americana dello “shale oil”.

Inoltre Obama deve avere la capacità di rendere appetibile all’opinione pubblica americana e soprattutto al Congresso USA l’accordo sul nucleare con l’Iran.  Infatti, spetta al Congresso a maggioranza repubblicana l’ultima parola sull’approvazione dell’accordo e dunque sulla revoca delle sanzioni. Trentacinque anni di contrapposizione fra Stati Uniti e Repubblica Islamica, non si possono cancellare in un attimo. Trattare sul nucleare con l’Iran significa, non solo per gli USA , ma per il resto della comunità internazionale, in buona sostanza parlare dell’equilibrio geopolitico regionale in una delle zone più calde del pianeta. Obama dalla sua parte, può utilizzare gli ordini esecutivi che gli consentirebbero di scavalcare anche l’eventuale contrarietà del Congresso, ma fra due anni il suo successore, se abbraccerà un linea diversa dalla sua, potrebbe annullare tutto.

Per l’Iran il preludio ad una nuova Persia ?

L’Iran, il Paese più moderno e meno anti occidentale della regione, in caso di revoca delle sanzioni economiche, se ovviamente l’intesa di Losanna troverà un riscontro in un accordo definitivo fissato per il 30 giugno prossimo, potrebbe – riconquistare la sua legittimità nei circuiti finanziari, energetici e culturali dai quali è stata estromessa; – potrebbe ricostruire il suo splendore in una nuova Persia,  quale potenza di un nuovo equilibrio nella sua area di influenza imperiale, dall’ Oceano Indiano al Mediterraneo, dall’ Asia centrale al Levante; – potrebbe – cosa più preoccupante – sferrare offensive militari su tutti i fronti di guerra in cui è impegnata  (in Siria, in Iraq, nello Yemen e nella Striscia di Gaza), e nulla esclude che si possa dotare di fatto di armi atomiche.  Per di più la Repubblica islamica può contare su un negoziatore: il ministro degli Esteri iraniano  Mohammad Zarif che ha l’appoggio del presidente Hassan Rouhani e l’entusiasmo degli iraniani che sono scesi in piazza a festeggiare il traguardo della fine delle sanzioni, come se fosse stato già raggiunto.

I Paesi arabi sunniti contrastano l’avanzata sciita

La revoca delle sanzioni, se darà nuova luce e nuova potenza all’Iran, indebolirà i Paesi arabi sunniti che faranno di tutto per contrastare l’offensiva sciita. I sauditi e israeliani non sono disposti a includere l’Iran in un divisione dei poteri del Grande Medio Oriente. Per i sunniti i persiani sciiti sono inguaribili sovversivi. Per Netanyahu, l’Iran è una minaccia permanente per Israele.

Cosa potrà succedere ora ?

Il quadro che ne viene fuori potrebbe essere apocalittico ?

Obama sta riflettendo sul suo cambio di rotta ?

La storia sicuramente emetterà il suo verdetto

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