Niger: centinaia di rifugiati sudanesi respinti verso la Libia

Paese chiave nella cooperazione con l’Unione europea per la gestione dei flussi migratori verso l’Europa, il Niger ha recentemente deportato almeno 132 rifugiati e richiedenti asilo sudanesi verso la Libia, violando così le norme di diritto internazionale sulla protezione dei rifugiati

Nell’ambito della politica europea di esternalizzazione dei flussi migratori, lo Stato africano si trova attualmente al centro di una serie di polemiche accentuate dal recente trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo sudanesi verso la Libia. Paese chiave lungo la rotta del Mediterraneo centrale per il transito verso l’Europa di rifugiati e richiedenti asilo per lo più provenienti dall’Africa sub-sahariana, il Niger ha attirato le critiche dell’opinione pubblica internazionale per aver rimandato centinaia di rifugiati sudanesi in Libia, sottoponendoli nuovamente a condizioni pericolose e inumane da cui stavano tentanto di fuggire.
Il ministro degli interni del Niger ha giustificato il respingimento dei richiedenti protezione internazionale insistendo sul fatto che fossero dei “criminali” venuti in Niger per combattere a favore delle milizie nel sud della Libia.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha confermato la notizia della deportazione del gruppo di sudanesi. Questi ultimi si trovavano in uno dei centri di accoglienza ubicati nella regione nord-orientale di Agadez. Secondo quanto riportato dall’UNHCR, i rifugiati e richiedenti asilo deportati facevano parte di un gruppo di circa 160 rifugiati sudanesi e richiedenti asilo arrestati ad Agadez lo scorso 2 maggio. La maggior parte di loro era fuggita in Niger, assistita proprio dall’Agenzia delle Nazioni Unite, per cercare protezione internazionale e sottrarsi alle dure condizioni di vita in Libia. Sempre secondo l’UNHCR, i rifugiati e i richiedenti asilo sono stati deportati attraverso il confine terrestre nel sud della Libia e tra loro erano presenti anche donne e bambini.
La maggior parte dei sudanesi arrivati ad Agadez proviene dal Darfur, regione situata nell’ovest del Sudan e coinvolta dal 2003 in un violento conflitto che ha generato finora più di 3 milioni di profughi. Molti dei sudanesi rimpatriati in Libia erano stati precedentemente registrati presso l’UNHCR in campi per sfollati interni in Sudan o in campi profughi in Ciad. Si erano poi recati in Libia alla ricerca di opportunità economiche o con l’intenzione di attraversare il Mediterraneo per cercare rifugio in Europa. Rimasti bloccati in Libia, abusati dai contrabbandieri e sottoposti a violenze e brutalità di ogni genere, avevano deciso di rinunciare al “sogno europeo” e di cercare protezione in Niger, assistiti dall’UNHCR.

Le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno espresso un immediato allarme per ciò che hanno affermato essere una violazione del non-refoulement, un principio di diritto internazionale sancito dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, trattato che vieta agli stati di inviare rifugiati e richiedenti asilo in Paesi dove potrebbero essere in pericolo e rischiare di essere perseguitati o sottoposti a tortura e trattamenti inumani e degradanti. Questi respingimenti sono considerati un preoccupante precedente per centinaia di migliaia di migranti e richiedenti asilo che sono sempre più intrappolati in Libia e costretti a subire gravi violazioni di diritti fondamentali. Va ricordato, a questo proposito, che la Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra e che, dunque, non riconosce e non rispetta gli standard internazionali per la tutela dei richiedenti protezione internazionale.

Il Niger è un Paese chiave nella rotta di rifugiati e migranti verso l’Europa

La regione nord-orientale di Agadez è un importante nodo di transito per i migranti che viaggiano verso nord dall’Africa orientale e occidentale verso la costa libica per attraversare il mare in cerca di protezione in Europa. Tuttavia, a partire dallo scorso dicembre oltre 1.700 rifugiati sudanesi e richiedenti asilo sono fuggiti dalla Libia al Niger, secondo le ultime stime dell’UNHCR. Si tratta di un’inversione di tendenza significativa che riflette probabilmente l”irrigidimento delle politiche europee di accoglienza e le conseguenti restrizioni imposte attraverso un’attenta strategia di accordi con Paesi terzi per esternalizzare la gestione dei flussi migratori e tenere i richiedenti asilo e i rifugiati il più lontano possibile dai confini europei.
Dal 2013, oltre 600.000 richiedenti asilo e migranti avevano intrapreso la rotta del Mediterraneo centrale passante per il Niger e la Libia, al fine di raggiungere le coste italiane. Il numero di arrivi in Italia è diminuito in maniera significativa dallo scorso luglio, cioè da quando il governo italiano ha iniziato a fornire supporto alle milizie libiche per combattere il contrabbando di persone e bloccare i migranti prima ancora della loro partenza verso l’Europa.
L’Unione europea e l’Italia hanno anche fornito finanziamenti, addestramento e attrezzature alla Guardia costiera libica, che ha intensificato gli sforzi per intercettare le imbarcazioni che trasportano rifugiati e migranti attraverso il Mediterraneo. Le persone intercettate vengono rimpatriate in Libia contro la loro volontà. Qui vengono poi detenute per periodi indefiniti e sottoposte a abusi e trattamenti inumani, tra cui percosse, stupri e torture, da parte dei contrabbandieri e delle stesse autorità libiche.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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