Nel caso non fosse ancora chiaro, la Russia di Putin non è amica dell’Europa

Gli ultimi avvenimenti di Londra hanno dimostrato, ancora una volta, che la Russia di Putin non è nostra alleata

Quelli che, dopo gli avvenimenti in Crimea, continuavano a strizzare l’occhio a Mr. Putin, chiusi a bolla in un mondo immaginario che vedeva l’uomo del Cremlino pronto a ‘sganciare l’atomica se l’ISIS si fosse avvicinato all’Italia[1]., dovranno, forse, finalmente ricredersi.
E dico finalmente perché ne sono passate di cose. Dall’invasione in Crimea, condannata apertamente dall’ONU e dalla Comunità mondiale come violazione del diritto internazionale, passando per avvenimenti di Aleppo o Idib, finendo con l’uso di gas nervino nel centro di una capitale europea.
Il sentimento pro-russo in Italia ha, di fatto, preso un po’ tutti. Secondo recenti sondaggi, fino a qualche anno fa erano il 66% degli italiani a credere che la Russia fosse una nazione forte, in grado di influenzare le politiche mondiali, mentre un 28% degli intervistati vedeva in Putin il personaggio politico più influente al mondo[2]. In parallelo, si moltiplicano i gruppi social che inneggiano al Presidente russo, mentre il sentimento pro-Europeo in Italia oscilla.
Solo il 30% degli italiani, stando ai sondaggi, crede che stare nell’Unione Europea sia un bene[3].
Perché questo dovrebbe preoccuparci? Perché ad un pescatore siciliano o ad un pastore sardo dovrebbe interessare cosa la Russia ‘putiniana’ abbia fatto dall’altra parte d’Europa? Sono due i motivi.
Da una parte la rivoluzione nella natura del warfare, inteso come conflitto armato. In parole poche, invadere uno stato sovrano non è più considerata azione giustificata. Questo significa che le guerre sono diminuite? No, significa solo che il modo di fare guerra è cambiato.

Questo è meglio esplicato dall’utilizzo della ‘quinta colonna’. Ovvero un gruppo di locali, utilizzati da stati esteri come collaborazionisti ed informatori e che, nel lungo andare, possono aiutare avversari a fomentare rivolte e squilibri interni, giustificando, in successione, azioni esterne per ‘riportare pace’ o ‘proteggere minoranze etniche’. Ricorda qualcosa? Per quelli che ancora non ci sono arrivati, la parola chiave è una sola: Crimea.
Il secondo motivo ha a che fare con la natura globalizzata del mondo contemporaneo, che non ci permette più di rintanarci dietro ai nostri bei recinti e far finta che fuori il mondo non esista. Il fatto che in pieno centro a Londra la vita di alcune persone sia stata messa in grave pericolo a causa di squallidi giochi di potere, decisi a porte chiuse a Mosca, non dovrebbe far sentire nessuno al sicuro.
Ora possiamo andare avanti all’infinito, cercando di giustificare per l’ennesima volta il comportamento di un uomo che, per anni, ha cercato di portare avanti non gli interessi del popolo, e neanche della Russia, ma i propri. La retorica del ‘bombardamento contro l’ISIS’ cade[4], quando si scopre che sono i civili i soggetti maggiormente affetti dai bombardamenti russi. Per la maggior parte nelle città roccaforti dei ribelli appoggiati dalla comunità internazionale in Siria. Così come viene meno la retorica del ‘magnanimo presidente’ che interviene in protezione delle minoranze russe quando ci si rende conto che, mentre la Crimea è stata immediatamente annessa, anche considerando i porti strategici di Sebastopoli, per l’accesso al Mar Nero e al Bosforo, le comunità russe in Ucraina orientale vivono ancora in un clima di frozen conflict, probabilmente perché quel territorio è in attesa di essere utilizzato come merce di scambio per il riconoscimento politico della Crimea come regione russa.

Tutti queste dinamiche, questi avvenimenti, portano ad una sola considerazione. Putin non è alleato europeo, tantomeno ha a cuore l’incolumità dei civili o la emancipazione dei più deboli. Putin porta avanti interessi nazionali e, molto spesso, personali. E questo negli anni, ha riportato in essere un clima di guerra fredda e insicurezza internazionale che, se affiancato alle difficoltà mediorientali, la crisi dei sistemi partitici europei e la questione migratoria, offre una panoramica non rassicurante sul futuro di tutti noi.
Detto in parole povere, Putin non è nostro alleato. Non è nostro amico e non è il salvatore del mondo. Cerchiamo, finalmente, di mettercelo in testa.

[1] http://www.butac.it/putin-pronto-difendere-litalia/
[2] https://it.blastingnews.com/opinioni/2016/10/vladimir-putin-perche-piace-agli-italiani-001191661.html
[3] http://www.repubblica.it/europa/2017/04/28/news/nell_ue_cresce_il_sentimento_pro-europeo_ma_in_italia_c_e_scetticismo_e_indifferenza-84094/
[4] Ultime indagini hanno dimostrato la scarsissima precision dei bombardamenti a tappet russi in Siria https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/siria-i-bombardamenti-propaganda-della-russia/2990623/

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Francesco Pisanò

Studente all'University of Glasgow in Studi strategici, di sicurezza e d'intelligence, sono appassionato di Medioriente e di dinamiche geopolitiche mediterranee. Convinto Europeista, ho portato avanti studi anche sul ruolo dell'Italia nell'Unione Europea e nel Mediterraneo. Mi interesso di strategie militari e nazionali dei paesi del Golfo e del Levante.

Un pensiero riguardo “Nel caso non fosse ancora chiaro, la Russia di Putin non è amica dell’Europa

  • 3 aprile 2018 in 22:52
    Permalink

    mancunius: the Crimea is only a start. The transfer of Crimea to Ukraine was reputedly an administrative matter carried out by Khrushchev under the Soviet Union. And of course the British were fighting Imperial Russian forces in the Crimea in 1854, not Ukrainian. mancunius: “But I bet Putin thinks about it a lot. Seeing as you have no idea what Putin thinks about a lot, I”ll take that bet. The point is, the UK has retired from being a world power. We have decided it better to import the 3rd world poor and run a Welfare State on tic. That”s a decision our politicians have made. Pretending we are a first world country, despite spending half our GDP on health and welfare, while there is still 3rd world levels of TB ( a condition all but eradicated in the UK in the ”70s ) , makes us a laughing stock. And Theresa May”s sabre rattling her willingness to spark a nuclear conflagration to look” like a player on the international scene, makes her foolish.

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