Nagorno Karabakh: un conflitto che il mondo si ostina a dimenticare

Quella fra armeni e azeri è una guerra senza fine che si combatte alle frontiere dell’Europa da più di un quarto di secolo

Il Nagorno Karabakh è una piccola enclave senza sbocco sul mare situata nel sud-ovest dell’Azerbaijan e popolata da una maggioranza di armeni cristiani. La regione è contesa da una parte dalla maggioranza etnica armena, sostenuta dalla Repubblica dell’Armenia, e dall’altra dalla Repubblica dell’Azerbaijan, a maggioranza musulmana.

Le radici del conflitto del Nagorno Karabakh risalgono alla fine della prima guerra mondiale. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, l’Armenia e l’Azerbaijan, che erano parti integranti dell’impero zarista, furono inglobate nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).
Nell’intento di contenere le tendenze nazionaliste di matrice religiosa in voga negli anni Venti del Novecento, i governanti bolscevichi decisero, secondo la logica del “divide et impera”, di assegnare la Regione Autonoma del Nagorno Karabakh alla Repubblica Socialista dell’Azerbaijan.
Il regime sovietico tentò fin da subito di tenere sotto controllo le tensioni tra i due gruppi etnici. Stalin represse con il pugno di ferro ogni spinta nazionalista e autonomista. Verso la fine degli anni Ottanta del Novecento, in seguito alle riforme di apertura e distensione lanciate da Mikhail Gorbaciov, le tensioni tra armeni e azeri riemersero in un crescendo di violenza che esplose in una vera e propria guerra civile nel 1988, quando il Parlamento regionale del Nagorno Karabakh votò per l’annessione territoriale alla Regione Autonoma dell’Armenia.

Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, gli armeni acquisirono il controllo totale del Nagorno Karabakh e dichiararono l’indipendenza dall’Azerbaijan. Da quel momento, il conflitto tra etnie si trasformò in una cruenta guerra che durò fino al 1994 e portò con sé oltre 30.000 morti e più di un milione di sfollati costretti ad abbandonare le proprie case. Nel corso del conflitto, centinaia di migliaia di azeri abbandonarono infatti la regione del Nagorno Karabakh per rifugiarsi in Azerbaijan e altrettanti armeni che vivevano in Azerbaijan fecero il percorso inverso.
Nel 1994, con la mediazione dell’ONU e della Federazione Russa, si arrivò ad una fragile tregua e dalla fine degli anni Novanta, sotto gli auspici dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), venne costituito il “Minsk Group”, un tavolo di trattativa composto da USA, Russia e Francia che tentò, con scarso successo, di trovare una soluzione pacifica al conflitto
Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 1994, il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per il controllo della regione del Nagorno Karabakh è sembrato costantemente sul punto di esplodere. Gli scontri armati lungo la linea di confine non sono mai terminati, causando forti tensioni tra i due Paesi.

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Negli ultimi anni, la guerra armeno-azera ha conosciuto una progressiva escalation di violenza che ha raggiunto il suo culmine nell’aprile 2016, quando gli scontri sono sfociati nella seconda guerra del Nagorno Karabakh, nota anche come “guerra dei quattro giorni”. Dal 2 al 5 aprile 2016, gli eserciti dell’Azerbaijan e dell’Armenia si sono scambiati colpi di cannone e missili lungo la linea del cessate il fuoco che dal 1994 divide gli armeni cristiani del Nagorno Karabakh dai musulmani azeri che controllano la regione. Centinaia di soldati e civili hanno perso la vita da entrambe le parti.
La ripresa delle ostilità, apparentemente inspiegabile, sembra essere il risultato della mancata volontà da parte dei leader armeni e azeri di raggiungere un compromesso definitivo. In particolare, le truppe azere sono accusate di continuare le operazioni militari contro quelli che il governo dell’Azerbaijan definisce come “i secessionisti armeni”.
Con l’intensificarsi degli scontri, anche il risentimento tra i due popoli è cresciuto notevolmente. Negli ultimi anni, armeni e azeri hanno così finito per sviluppare una forte avversione reciproca, erigendo tra di loro una barriera sociale che, insieme a quella politica, è in grado di dividere intere generazioni.
Dal punto di vista internazionale, la ripresa del conflitto per il controllo del Nagorno Karabakh rischia di destabilizzare l’intera regione del Caucaso e, con le sue implicazioni religiose oltre che politiche, di alterare gli equilibri internazionali, dal momento che gli armeni sono appoggiati dalla Russia mentre gli azeri godono del sostegno della Turchia.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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