Missione Niger: i rischi e i pericoli dell’iniziativa militare italiana

Il Niger, a causa della sua posizione strategica, è finito tra gli appetiti delle potenze occidentali

Il Niger, collocato nella fascia sahelo-sahariana, è un punto fondamentale per il transito di traffici illeciti dalla droga agli esseri umani, il nodo che è maggiormente preoccupante risiede nei rapporti con le sigle jihadiste in sede, a causa dell’instabilità dei governi locali è crescente la pressione dei terroristi e di gruppi legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico. Un terreno potenzialmente fertile e pericoloso in cui il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha voluto dislocare i soldati italiani trasferendo dall’Iraq a Sahel i combattenti.

Quindi, al via la missione italiana, fino a giugno. Saranno posizionati 120 uomini nel deserto africano che poi diventeranno quasi 500 che effettueranno rotazioni, garantendo sul campo la presenza sempre di 250 uomini. L’intervento italiano però è comprensivo dell’operazione varata dal presidente francese Emmanuel Macron con organici da tutta Europa. Gian Andrea Gaiani, direttore del portale specializzato Analisi Difesa, ha spiegato” l’Ue ne stanzierà 50 come gli Usa e i 5 Paesi africani coinvolti (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad), 8 la Francia, 100 i sauditi e 30 gli Emirati arabi uniti che sostengono il contrasto ai jihadisti del Sahel sostenuti dal rivale Qatar. Grazie ai contingenti tedeschi, italiani, spagnoli e belgi, Parigi potrà alleggerire gli organici dell’operazione Barkhane che da quattro anni combatte i jihadisti nel Sahel. Macron potrà quindi ridurre l’impegno nazionale (4mila uomini con oltre 500 veicoli e più di 30 velivoli) pur mantenendo il comando delle operazioni nelle ex colonie francesi”.

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Gentiloni lo ha proposto come strumento di lotta al terrorismo ma, francamente, possiamo effettivamente dire che è solo questo il motivo? Crimine e jihadismo sono ovviamente infiltrati, però bisogna pur ammettere che il sottosuolo del Niger è ricco di uranio, petrolio, gas naturale, diamanti, oro tutte cose che fanno molta gola ai paesi occidentali. Non va dimenticato che è proprio lì che la Francia continua ad estrarre un terzo del fabbisogno delle sue centrali nucleari. C’è da chiedersi se una missione tanto pericolosa che coinvolge gli italiani e su cui la Germania non vuole rimanere dietro (solo per combattere il terrorismo?) pare essere, oltre a quanto dichiarato un meccanismo di controllo territoriale e un’attuazione di strategie che mette in mostra gli interessi neocoloniali di alcuni paesi. L’Italia è più che altro, come è spesso accaduto, una pedina. Pare più essere un piacere alla Francia che intanto porta avanti i suoi ‘desideri’ che una vera missione italiana, e intanto i nostri connazionali sono impegnati in una missione pericolosa e rischiosa. In sostanza se le truppe giungono solo per sostenere gli interessi francesi, qual è il guadagno per la nostra nazione? Ufficialmente in pratica non c’è, sembra un risvolto geopolitico sostanziale travestito dalla voglia di bloccare flussi di immigrati illegali che si muovono verso la Libia (da ricordare che la suddetta operazione sarebbe possibile a distanza dal momento che l’Italia finanzia ed addestra la Guardia costiera libica), quindi un profitto per le nostre truppe ancora non è chiaro, forse emergerà nei prossimi mesi oppure il ruolo della Francia si consoliderà e i nostri militari saranno esposti a rischi e pericoli enormi che avrebbero potuto evitare.

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