Minoranza PD in rivolta su Jobs Act. Boldrini contro Renzi

Jobs Act
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All’indomani del varo dei decreti attuativi della riforma del lavoro, mentre Angelino Alfano offre al premier il rinnovo del patto di governo per i prossimi tre anni, prendendo chiaramente le distanze verso i partiti di centro destra dove sarebbe più naturale la sua collocazione, all’interno del Pd si fanno sempre più aspri i rapporti tra la minoranza e il suo segretario. Cuperlo, Fassina e D’Attorre attaccano senza fronzoli Matteo Renzi, reo di aver preso in giro il Parlamento, nel senso di aver voltato le spalle a quanto era stato deciso dalle Commissioni parlamentari, e di aver disconosciuto quanto era stato votato all’unanimità dal gruppo del Pd.

Critiche a sorpresa sul Jos Act arrivano dal presidente della Camera Laura Boldrini “Ci sono stati anche dei pareri non favorevoli da parte delle commissioni di Camera e Senato e forse sarebbe stato opportuno tenerli nel dovuto conto”. Poi Boldrini ha aggiunto: «Credo nei ruoli intermedi, associazioni, sindacati. Dunque, l’idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutto a me non piace, non mi piace”. Dunque il messaggio della Boldrini è stato chiaro : il Parlamento ignorato e i pericoli dell’uomo solo al comando. La controcritica alla Boldrini arriva come una saetta da Debora Serracchiani “Spiace che la Presidente della Camera che ricopre un ruolo terzo, di garanzia, si pronunci in questo modo sulle riforme portate avanti dal governo, sapendo bene che il parere delle Commissioni non è vincolante. Quanto all’uomo solo al comando, ricordo sommessamente che il Pd è una squadra di donne e di uomini, che portano avanti un lavoro di gruppo, uno sforzo comune, un’idea di futuro insieme”.

Gianni Cuperlo, della minoranza del Pd, fa eco alla Boldrini “Non credo che quella di ieri sia stata una giornata storica. Non lo è stata se guardi le cose con gli occhi dei lavoratori che sentono di aver perso qualcosa, della loro storia e dignità”. Lo stesso Cuperlo a margine dell’assemblea nazionale di Sinistra Dem, non risparmia critiche “ I decreti attuativi sul Jobs Act vedono da parte nostra un giudizio critico, anche perché il governo non ha ritenuto nemmeno di recepire quelle che erano delle raccomandazioni contenute nei pareri delle commissioni parlamentari. Pareri – spiega Cuperlo – che, mi fa piacere dirlo, sono stati espressi all’unanimità da tutto il gruppo del Pd, quindi maggioranza e minoranza. Mi riferisco alle norme sui licenziamenti collettivi, alle norme sulla proporzionalità in relazione ai licenziamenti disciplinari. Noi comunque siamo nel Pd e vogliamo costruire con altri, non da soli, una grande sinistra dentro il Pd”. Per Stefano Fassina, altro esponente delle minoranze molto vicino alla Cgil “Le scelte del Governo sul Jobs Act sono una grave frattura e una ferita nei confronti del Parlamento. È stato ignorato il parere unanime delle commissioni su un provvedimento come quello del lavoro. È stato uno schiaffo al gruppo parlamentare del Pd”.

All’assemblea Sinistradem Stefano Fassina continua con le sue critiche ”Vorrei capire cosa è il nostro pluralismo interno se l’Odg votato dalla direzione nazionale del Pd sul Jobs Act viene disconosciuto da Renzi . Per cosa, poi? Per riportare l’Italia agli anni Cinquanta, una beffa per i precari ed un danno per i lavoratori”. L’aspetto peggiore è il carattere propagandistico, – ha aggiunto – non è stato eliminato nessuno contratto precario, da anni non ci sono i co.co.co, l’indennità di maternità l’ha introdotta Livia Turco, i contratti a progetto vengono mantenuti, gli ammortizzatori sociali hanno la stessa estensione della Fornero”.

Alfredo D’Attorre, invece parla di un Renzi che quando può, ignora il consenso del Pd.

Cisl: “Jobs Act è gravissimo errore”. Per la Cisl, con il suo segretario generale, Annamaria Furlan, sono stati fatti passi avanti come per il contratto a tutele crescenti, ma è troppo limitato lo sfoltimento dei contratti. Giudizio assolutamente negativo per le decisioni prese sui licenziamenti collettivi. “Manca la svolta”. “Il governo ha deciso da solo ed ha deciso male”.

I componenti della sinistradem, messi ancora una volta all’angolo dal premier e soprattutto dal loro segretario, non si arrendono, criticano, nonostante le rassicurazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che parla di possibili 100-200mila occupati che il Jobs Act potrebbe ‘regalare’ all’Italia nel 2015. E si dicono pronti a lottare sull’Italicum, per modificarlo.

 

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