Matrimonio gay, l’Irlanda al referendum il 22 maggio 2015

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Conto alla rovescia in Irlanda per il referendum sull’equiparazione tra matrimonio etero e omosessuale. Avanti i sì. E tra i sacerdoti cattolici c’è anche chi è favorevole

Il 22 maggio 2015 l’ Irlanda potrebbe diventare il primo paese al mondo a legalizzare le nozze gay tramite un voto popolare diretto. Infatti in quella data è in programma un referendum per l’introduzione del matrimonio gay, e dunque dell’equiparazione tra matrimonio etero e omosessuale.

In Irlanda le unioni civili sono già riconosciute dal 2010, il referendum introdurrà il matrimonio ugualitario nella costituzione. Se dovesse vincere il sì, la costituzione irlandese dirà: “il matrimonio potrà essere contratto tra due persone senza distinzione di sesso”.

Gli ultimi sondaggi danno il sì in vantaggio tra il 53% e il 69%, il no al 25% e quello degli indecisi intorno al 17%. In ogni caso i giornali internazionali danno per “certa” la vittoria del “sì”.

Il referendum sul matrimonio gay per l’Irlanda è una vera rivoluzione visto che è considerato uno dei Paesi occidentali più conservatori, con forti radici cattoliche e dove fino al 1993 praticare “attività omosessuali” era illegale.

A favore del referendum numerosi scrittori, i principali partiti politici, compreso quello conservatore e l’attuale governo di coalizione in carica dal 2011. In prima linea schierato a favore del “sì” è il primo ministro Enda Kenny, nonostante sia cattolico e esponente del partito di centrodestra Fine Gael.

Ad opporsi oltre a singoli politici, l’Irlanda rurale, le organizzazioni religiose e ovviamente i vescovi della Chiesa Cattolica, tra i quali l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin. Anche se in questa battaglia la Chiesa non risulta unita vista la presenza di diversi sacerdoti e suore che sono a favore delle nozze gay.

In questi giorni circolano lettere pastorali che invitano i fedeli a recarsi a votare per contrastare le nozze gay ed evitare che gli vengano riconosciuti gli stessi diritti dei matrimoni tra un uomo e una donna.

Secondo la Chiesa Cattolica, con la legalizzazione del matrimoni gay, che nella sostanza sarebbe una ridefinizione del matrimonio, non è in gioco “l’uguaglianza o la distinzione tra una visione religiosa e una visione civile del matrimonio”, ma la “sua stessa natura e l’importanza che la società attribuisce al ruolo delle madri e dei padri nell’educazione dei figli”, ribadendo che quindi che complementarietà uomo-donna è un elemento “intrinseco” dell’istituto matrimoniale.

La campagna delle due fazioni intanto continua a tambur battente porta a porta, e sullo sfondo campeggiano, nelle città, e in particolare a Dublino, poster che invitano a votare “sì” o “no”.

Sabato il mondo saprà se l’Irlanda sarà artefice di un cambiamento epocale.

 

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