Marocco: la frontiera dimenticata della crisi migratoria

La città di Nador e il muro di separazione con l’enclave spagnola Melilla sono il teatro di forti tensioni tra i migranti e le forze dell’ordine marocchine e spagnole

Lo scorso 24 settembre due migranti originari del Burkina Faso sono stati uccisi mentre tentavano di attraversare il muro che separa Nador, città situata nel nord-est del Marocco, dall’enclave spagnola di Melilla. Secondo le fonti, i due sarebbero stati asfissiati da gas lacrimogeni durante un intervento della polizia marocchina volto ad impedire a cinque migranti irregolari di attraversare il confine con la Spagna. L’episodio rappresenta l’ultima di una serie di tensioni che negli ultimi mesi hanno riacceso i riflettori sulle due frontiere euro-africane situate nel nord del Regno maghrebino.
Le enclaves spagnole di Ceuta e Melilla costituiscono le uniche frontiere terrestri euro-africane. Le due città rappresentano da tempo zone di particolare interesse nell’ambito delle politiche migratorie volte a frenare i flussi di migranti verso gli Stati membri dell’Unione europea.
In particolare, la frontiera di Melilla-Nador continua ad essere il teatro di violazioni permanenti dei diritti fondamentali dei migranti. Violazioni che sono giustificate dalle autorità marocchine e spagnole come misure di contenimento della migrazione cosiddetta irregolare o clandestina di persone provenienti in prevalenza dall’Africa sub-sahariana.
Proprio in questa zona, tra il 12 e il 21 settembre scorso le autorità marocchine hanno proceduto allo smantellamento sistematico degli accampamenti informali di migranti irregolari situati nei pressi della città di Nador. Per la prima volta, un aereo spagnolo è stato mobilitato per assistere le autorità marocchine nelle operazioni di smantellamento.
Secondo le dichiarazioni del governo di Rabat, tali misure sono destinate a “combattere le reti di tratta di esseri umani che sfruttano donne e minori”. Dopo aver più volte criticato la posizione adottata dal governo di Rabat, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, precedentemente nota come Frontex, ha stabilito un legame tra le operazioni di smantellamento degli accampamenti di migranti per mano delle autorità marocchine da un parte e l’aumento dei tentativi di attraversamento irregolare dei confini europei dall’altra.
La recente riapertura della rotta migratoria marittima dal Marocco alla Spagna spiega, almeno in parte, la reazione del Regno. Nel corso del 2017, il numero dei migranti arrivati in Spagna a bordo dei barconi è aumentato di circa il 130%. Secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Interni spagnolo, nella prima parte dell’anno sono arrivate sulle coste spagnole più di 7.500 persone. L’aumento è probabilmente dovuto al fatto che il governo marocchino, distratto dalle vivaci proteste che lo hanno visto coinvolto nella regione settentrionale del Rif, abbia allentato i controlli di polizia nelle zone di frontiera.
Anche la composizione etnica dei flussi migratori dal Marocco verso la Spagna sembra essere cambiata: per la prima volta negli ultimi 15 anni, sono gli stessi cittadini marocchini, molti dei quali bambini o adolescenti, a lasciare il loro Paese a bordo dei barconi. A ciò bisogna aggiungere un cambiamento rilevante dei trend delle rotte mediterranee: di fronte al deterioramento delle condizioni in Libia, i migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana, e in particolare dalla Guinea Conakry, scelgono sempre più di frequente di passare attraverso il Marocco nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare.

Il ruolo del Marocco nella gestione dei flussi migratori verso l’Europa

Il Marocco è considerato dall’Unione europea come un importante partner strategico nella gestione dei flussi migratori dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa. Nell’ottica dell’attuale politica europea di esternalizzazione dei controlli alle frontiere, il Regno maghrebino può essere considerato come una vera e propria “fortezza delocalizzata” dell’Unione europea per il controllo e la limitazione dei flussi migratori irregolari.
Nello specifico, il governo di Rabat è noto per aver firmato una serie di accordi con l’Unione europea intesi a rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne europee. In cambio di tale impegno, il Marocco riceve ingenti finanziamenti. Basti pensare che solo nel 2006, il Regno ha ottenuto dall’Unione europea 80 milioni di dollari destinati alla gestione delle frontiere con l’Europa.
La logica adottata dall’UE è basata sul binomio “donatore/beneficiario”: l’aiuto economico e le agevolazioni in termini di accordi commerciali e/o aiuti allo sviluppo sono condizionati alle capacità del Marocco di controllare i flussi migratori. Questa logica della “condizionalità” è spesso criticata da molte ONG per il fatto di essere imposta dall’alto e di vincolare gli aiuti allo sviluppo alla collaborazione degli Stati nella regolamentazione dei flussi migratori.
Il Marocco è stato il primo Paese mediterraneo a firmare un partenariato di mobilità (Mobility Partnership) con l’Unione europea nel quadro della Politica europea di Vicinato (PEV). L’obiettivo dichiarato di tale partenariato è quello di promuovere un approccio globale per la gestione dei flussi migratori e della mobilità attraverso il Mediterraneo. In realtà, si tratta di una misura destinata essenzialmente a contenere e controllare gli ingressi irregolari in territorio europeo.
Tuttavia, il governo di Rabat ha recentemente rifiutato di firmare un accordo di riammissione di migranti irregolari con l’Unione europea. Un tale accordo avrebbe vincolato il Paese a riammettere entro i propri confini non solo i cittadini marocchini entrati o residenti irregolarmente nel territorio dell’Unione europea, ma anche i migranti di cittadinanza di un Paese terzo che avrebbero attraversato il Marocco per entrare in Europa.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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