Madrid, Podemos scende in piazza e sfida la Troika. Luci e ombre (Iran, Venezuela,…) di un partito in ascesa.

Spagna-Podemos
Spagna-Podemos

Ieri a Madrid, il partito anti-austerità spagnolo Podemos, nato appena un anno fa, sulla scia degli “indignados”, sorpresa delle Europee spagnole del 2014, ottenendo 5 eurodeputati e 1,2 milioni di voti, nonché alleato del  partito greco Syriza, ha organizzato la “Marcia del cambiamento”, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone. Un successo enorme spinto dal vento in poppa dalla vittoria netta in Grecia di Tsipras alle recenti elezioni, che ha solcato per l’intera Europa la strada del cambiamento. Gli spagnoli, combattivi più che mai, hanno esternato a chiare lettere quel sentimento, che alberga da tempo nella loro mente, di disappunto verso la politica di austerità della Troika (UE, BCE e FMI), con il chiaro intento di intraprendere la via del cambiamento.

Il grido-slogan “si può fare, si può fare” urlato a squarciagola durante la marcia, proietta gli spagnoli verso la vittoria del partito Podemos alle prossime elezioni di novembre  in Spagna.

I partiti Podemos e Syriza, che stanno dando vita ad un movimento transazionale, e i rispettivi leader Pablo Iglesias e Alexis Tsipras, stessa appartenenza alla sinistra radicale e analogo contesto, rappresentato da due paesi piegati letteralmente da disoccupazione e forte indebitamento , si oppongono entrambi con fermezza alle linee di rigore e ingerenze volute dalla Troika. Secondo i due gruppi bisogna dire stop all’austerità voluta dalla finanza internazionale, e ristrutturare in modo significativo i rispettivi debiti nazionali, e porre attenzione  alle classi più deboli della società.

Podemos, nonostante l’attivismo politico e lo strascico che ne consegue in termini di bacino elettorale, riconfermato oggi da una piazza stracolma nella capitale iberica – basti pensare agli ultimi sondaggi secondo i quali ha scavalcato sia i popolari che i socialisti (oltre a cannibalizzare la sinistra radicale), attestandosi addirittura come prima forza politica – resta un  partito sotto accusa.

Il suo leader, José Iglesias, 36 anni, politologo, eurodeputato e professore di Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid, grande comunicatore (seguito dagli “indignatos”, i ragazzi spagnoli che sono scesi in piazza per protestare contro lo strapotere delle banche e finanza, che considerano il welfare come un bene comune e che si stanno impegnando in prima linea  a fianco di chi ha avuto il dramma della cassa requisita dalle banche), secondo alcune rivelazioni riceverebbe 3 mila euro alla settimana dal governo iraniano per condurre il programma Fort Apache sulla televisione Hispan Tv, emittente in spagnolo degli ayatollah di Teheran. Emittente che trasmette dal 2011 e venne inaugurata a Madrid dall’ex presidente iraniano Ahmadinejad, per «rinforzare i vincoli con l’America Latina». Di più: voleva comprare la tv di Ribóo, Canal 33, con i soldi del governo socialista venezuelano. Perché sembra che il regime chavista ha commissionato diverse consulenze (3.7 milioni di euro tra il 2002 ed il 2012) alla fondazione Ceps, della quale è membro . Fondazione che sembra abbia collaborato anche con i governi di Ecuador e Bolivia. In sostanza Podemos, verrebbe indirettamente finanziata dal Venezuela e dall’Iran.

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