Macron insidia la Merkel nel ruolo di guida dell’UE

Macron ha una “mission”: riportare la Francia ai vertici del mondo e dare nuova linfa al progetto dell’Europa delle libertà, del progresso e della pace

«L’Europa che conosciamo è troppo lenta, debole, inefficace, ma solo l’Europa ci può dare la capacità di agire nel mondo di fronte alle grandi sfide […] Non lascerò niente a quelli che propongono odio, divisione, ripiegamento nazionale». Emmanuel Macron non poteva scegliere location migliore del prestigioso anfiteatro della Sorbona per ribadire ancora una volta la necessità di riformare l’Unione Europea.

Riportare la Francia ai vertici del mondo e dare nuova linfa al progetto dell’Europa delle libertà, del progresso, della pace sono gli obiettivi con cui Macron ha conquistato il consenso dei cittadini francesi, delusi dall’ultimo mandato di François Hollande. Una vera e propria rivoluzione economica, digitale e ambientale quella pensata da Macron con cui risollevare un Paese, stretto da un lato nella morsa del debito pubblico e delle rigide manovre di austerity e dall’altro messo a dura prova dai molteplici attentati terroristici di matrice islamica, tematiche che combinate a una delle più grandi crisi migratorie che la storia ricordi hanno di fatto alimentato i malumori dei francesi, ammaliati dalle facili promesse elettorali di Marine Le Pen.
Nei primi mesi del suo mandato, il giovane leader di En Marche ha assunto un ruolo di primo piano nella scena internazionale, aprendo una serie di dialoghi con diversi leader stranieri. Fin dall’incontro a Versailles con Vladimir Putin, Macron ha mostrato la sua forza, discutendo senza giri di parole di temi delicati come la crisi siriana, la necessità di rivedere le sanzioni comminate alla Russia in seguito alla crisi ucraina e la repressione degli omosessuali in Cecenia, provando a riallacciare con il capo del Cremlino un dialogo tra due Paesi storicamente alleati.
In nome della pace e della stabilità dell’area, Macron è intervenuto poi nella partita libica, organizzando a Parigi un summit con il generale Khalifa Haftar, capo del Consiglio nazionale di transizione a Bengasi, e con Fayez al-Sarraj, Presidente del Consiglio Presidenziale della Libia riconosciuto dall’ONU, strappando un insperato cessate al fuoco per stabilizzare la situazione, in vista delle elezioni che si terranno nella primavera del 2018. Un’iniziativa, quella di Macron, con cui si è candidato di fatto al ruolo di mediatore, rilanciando l’impegno della Francia nel Mediterraneo e in Africa e al contempo sminuendo il lavoro fatto fin qui dall’Italia.
Rispetto alla linea di scontro intrapresa dalla Merkel dopo il G7 di Taormina, Macron ha aperto un canale di dialogo anche con Donald Trump, sostenitore nelle presidenziali francesi della Le Pen, sollecitando in più occasioni il tycoon a rivalutare la sua scelta di venire meno agli Accordi di Parigi, riguardo le politiche ambientali volte alla riduzione delle emissioni per contenere sotto i due gradi l’innalzamento delle temperature.

In più, solo qualche giorno fa, le recenti elezioni in Germania hanno sancito la riconferma per il quarto mandato consecutivo del cancelliere Angela Merkel, ma a un caro prezzo: con l’ascesa di Alternative für Deutschland e la debacle del Partito Socialdemocratico di Germania di Martin Schulz, la Merkel sta trovando non poche difficoltà nell’organizzare la maggioranza di governo. Questo stallo politico rischia di mettere in discussione non solo la leadership della Merkel all’interno dei confini nazionali, ma anche il ruolo di guida che il cancelliere ha ricoperto all’interno dell’Unione Europea negli ultimi anni. Con l’uscita della Gran Bretagna dell’UE, in seguito alla Brexit, e con l’Italia in ripresa economica, ma ancora lontana dalle maggiori potenze, ecco che la leadership potrebbe passare nelle mani di Emmanuel Macron, 25° presidente nella storia della repubblica francese.
Con una Merkel ridimensionata all’interno dei propri confini, Macron è il candidato numero uno a diventare il nuovo portavoce dell’Unione Europea nei rapporti sia con gli Stati Uniti sia con l’Asia.

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Andrea Petricca

Mi chiamo Andrea Petricca. Sono uno studente universitario di Lettere, affascinato da sempre dal mondo dell'informazione. Il piacere di sfogliare un quotidiano o immergersi nella lettura di un libro. Una routine di cui non riesco a fare a meno, dalla quale nasce la mia passione per la scrittura e la voglia di raccontare la realtà che ci circonda.

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