L’UE va a destra: la diffusione dei movimenti populisti in Europa

Ecco quali sono i movimenti nazionalisti e populisti che stanno conquistando il potere in Europa: dalla Francia alla Germania, fino ad Olanda e Polonia

Domenica scorsa, 15 ottobre, nelle elezioni in Austria, è stato confermato per l’ennesima volta un dato: l’avanzata dell’estrema destra. Questa volta si tratta dei populisti dell’Fpo di Heinz-Christian Strache, che secondo dati ancora parziali, sarebbe in lotta per il secondo posto con i socialdemocratici dell’Spo, forza uscente di Governo. In tutto il Vecchio Continente le destre stanno rafforzando le loro posizioni. Vediamo nel dettaglio i Paesi in cui governano e quelli in cui sono presenti in Parlamento.

Germania. Nelle elezioni dello scorso 24 settembre, Alternative fuer Deutschland (AfD) è diventato il terzo partito nel Paese, e con oltre il 13% dei voti ha fatto per la prima volta il suo ingresso al Bundestag, con 94 deputati su 630. Nei Land orientali l’AfD è diventata secondo partito e in Sassonia, con oltre il 27% dei voti, è riuscita a diventare prima forza politica.

Francia. Nelle ultime elezioni presidenziali, la leader del Front National Marine Le Pen è arrivata al ballottaggio con Emmanuel Macron raccogliendo uno storico 21,53% dei voti.
Successivamente alle legislative di giugno il Front National ha deluso le attese ottenendo il 13,2%, guadagnando comunque 8 seggi in Parlamento rispetto ai due della passata legislatura.

Olanda. Alle ultime elezioni, il Partito per la Libertà (Pvv), anti-Ue e anti immigrati, di Geert Wilders, è arrivato secondo dietro il partito Conservatore del premier Mark Rutte (33 seggi). Ha totalizzato un ottimo 13,1% dei consensi, ottenendo 20 seggi, cinque in più rispetto al 2012.

Belgio. Dall’ottobre 2014 i nazionalisti fiamminghi dell’N-VA sono nella coalizione di governo, capeggiati del sindaco di Anversa Bart DeWever. Hanno ottenuto il 33% dei voti e puntano all’indipendenza delle Fiandre.

Danimarca. Alle elezioni del 2015, il Partito del Popolo danese (Df), notoriamente xenofobo, si è confermato seconda forza politica col 21,1% dei voti. Il premier Lars Lokke Rasmussen lo ha però lasciato fuori dal governo.

Finlandia. Dal 2015, il partito di destra euroscettico Veri Finlandesi è nella coalizione di governo formata dal premier centrista Juha Sipila. Il loro leader Timo Soini è ministro degli Esteri e degli Affari europei.

Grecia. Nelle elezioni 2015, Alba Dorata, partito neonazista, ha ottenuto oltre il 7% dei voti e rappresenta attualmente la terza forza politica del Paese.

Polonia. Le elezioni dell’ottobre 2015 sono diventate un plebiscito per il partito nazionalista e ultraconservatore Giustizia e Libertà (Pis) fondato dai fratelli Kaczynski, attualmente al potere con la premier Beata Szydlo.

Repubblica Ceca. A pochi giorni dalle elezioni del 20 e 21 ottobre, nulla sembra poter fermare la corsa di Andrej Babis, leader del movimento populista Ano 2011 (Alleanza del cittadino scontento), imprenditore miliardario e proprietario di vari media. Il movimento anti-establishment, dai toni fortemente radicali sui migranti, viene dato nei sondaggi in grande vantaggio.

Slovacchia. Alle politiche di marzo più di un elettore su cinque ha votato estrema destra. Infatti il Partito Nazionale Slovacco (Sns) di Marian Kotleba, neonazista, ha ottenuto oltre l’8% ed è nella coalizione di governo con ben tre ministri.

Ungheria. Alle politiche dell’aprile 2014 il partito populista Jobbik aveva ottenuto oltre il 20% dei consensi. Attualmente rimane il partito di estrema destra più rappresentato nel Parlamento europeo. La forza, accreditata al secondo posto nei sondaggi, punta a diventare il primo partito del Paese alle prossime elezioni nel 2018. Inoltre, il premier di destra nazionalista e anti-immigrazione Viktor Orban, è a capo di Fidesz, movimento di stampo nazionalista ed euroscettico, che adotta spesso toni duri con Bruxelles.

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