L’ISIS minaccia l’Europa: pericolo infiltrazione jihadisti sui barconi.

ISIS infiltrazioni jihadisti sui barconi migranti
ISIS infiltrazioni jihadisti sui barconi migranti

L’ISIS sta tentando di conquistare, in un strategia militare, la costa della Libia per creare un “ponte”, una sorta di cavallo di Troia, che gli consenta di arrivare, vista l’estrema vicinanza, nel Vecchio Continente attraverso i barconi dei migranti, e “trasformarlo in inferno” .

Lo rivela un rapporto dello Stato Islamico, la cui autenticità non è ancora verificabile, che agita ulteriormente i paesi occidentali in allerta in seguito ai fatti di “Charlie Hebdo” . Secondo il rapporto “…molti dei frequenti viaggi dell’immigrazione illegale con oltre 500 persone al giorno, possono superare i punti di sicurezza marittimi e raggiungere il cuore delle città. Puntare alla Libia – prosegue il rapporto – potrebbe anche aiutare ad «attenuare la pressione» sull’Iraq e la Siria.

Una conferma di tale strategia arriva dall’ex-ministro libico Ali Tarhouni che nei giorni scorsi da Davos, ha lanciato l’allarme sul fatto che l’ISIS ha un controllo totale sui viaggi dei migranti dalla Libia e potrebbe in qualunque momento infiltrare terroristi sui barconi. «L’Europa sta sottostimando la possibilità che militanti possano infiltrarsi a Lampedusa, in Sicilia o a Malta», ha detto.

Ieri, intanto, l’ISIS, e in particolare la sedicente “provincia di Tripoli dello Stato Islamico ha rivendicato l’attacco all’Hotel Corinthia di Tripoli in Libia, che ha fatto 12 morti, fra i quali 5 stranieri. Morti anche i 4 (o 5)  attentatori che secondo alcune fonti si sarebbero fatti esplodere una volta circondati. L’albergo ospita il governo parallelo di Omar al Hassi – non riconosciuto dalla comunità internazionale – che controlla Tripoli. L’azione terroristica che aveva come obiettivo il premier del governo parallelo, è stata una rappresaglia per la morte di Al Libi, uno dei leader di Al Qaeda, avvenuta il 3 gennaio scorso in un carcere americano.

Anche se non mancano alcune tesi secondo cui l’attentato sia opera di ex-guardie rivoluzionarie di Gheddafi che tenterebbero di creare caos nella città di Tripoli, altre versioni, invece, parlano  della mano del governo basato a Tobruk – riconosciuto dall’Occidente – che avrebbe tentato di colpire il rivale Hassi.

A Ginevra si sono conclusi nel frattempo una serie di negoziati volti a riconciliare le parti in conflitto in una Libia letteralmente smembrata.

Perché la minaccia contenuta nel rapporto dell’ISIS deve fare spavento ?

Perché l’ISIS nella sua strategia del terrore sta concretamente allargando i suoi tentacoli sull’intera fascia costiera libanese, e può contare su 800 jihadisti, di cui 300 libici.

Nella Cirenaica, regione della Libia dell’est, l’ISIS  ha conquistato la città di Derna, storica roccaforte dell’estremismo islamico, e attualmente diventata città-califfato dell’ISIS. La città di Derna (80/100 mila abitanti), dopo essere stata conquistata in aprile dai jihadisti, a ottobre, dopo una continua pressione di violenza fatta di teste mozzate, fustigazioni, proibizioni, decine di omicidi politici, è stata costretta ad aderire allo Stato Islamico. Lo stesso leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, è stato nominato capo del Califfato di Derna, dove ha inviato un emiro, l’iracheno Wessam Abd Zeid, già responsabile con lo stesso titolo della provincia di al Anbar in Iraq. Accanto all’esercito islamico, l’ISIS vi ha creato un tribunale islamico e una polizia islamica che applicano la “sharia” in maniera truculenta. Nonostante tutto, il regime islamista tenta di dare al mondo esterno un’immagine della città del tutto normale e rassicurante, che viene, poi smentita puntualmente dai filmati lanciati su twitter che riprendono per le strade di Derna sfilate di audaci terroristi a cavallo o su pick-cup mentre brandiscono bandiere nere dell’ISIS e kalashnikov.

Le città di Bengasi e Tripoli, dove sono state segnalate attività e vessili dell’ISIS, sono con gran probabilità, se continuerà a regnare il caos, anch’esse destinate a finire nelle mani di Abu Bakr al Baghdadi.

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