Libia: informativa di Gentiloni. Pinotti rilancia Prodi.

Gentiloni-ministro-esteri
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Oggi alla Camera, di fronte a circa 200 parlamentari, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, nell’informativa urgente sulla Libia, ha sollecitato la comunità internazionale ad un maggiore impegno.

“Di fronte ad una situazione – ha detto il titolare della Farnesina – che si presenta con un grave deterioramento del quadro di sicurezza, serve un cambio di passo. E’ necessario uno sforzo diplomatico perché l’unica soluzione possibile alla crisi è quella politica. La situazione va seguita con la massima attenzione, visti gli eventi delle ultime settimane che rendono evidente il rischio di possibili saldature tra i gruppi locali e Daesh.

Poi il ministro puntualizza che l’Italia non vuole né crociate, né avventure. È semplicemente la risposta di un Paese democratico alla barbarie, e lo fa con amicizia con la stragrande maggioranza della comunità islamica che rifiuta di vedere sequestrata la propria fede. Probabilmente, questo passaggio dell’informativa del ministro vuole essere anche la risposta alle dichiarazioni fatte ieri da Hamas, che ha esternato la sua contrarietà, a possibili ingerenze militari in Libia da parte dell’Italia, oltre a considerare un intervento militare come una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani.

Il tempo, secondo il ministro, non è infinito e rischia di scadere, pregiudicando i fragili risultati raggiunti dalla mediazione Onu sostenuta dall’Italia.

Una concausa determinante alla creazione della crisi va ricercata, secondo Gentiloni, nella fase successiva alla fine del regime di Gheddafi, durante la quale sono stati compiuti degli errori. Per questo l’Italia ha deciso di sostenere senza sosta sin dal primo momento gli sforzi dell’inviato dell’ONU, Bernardino Leon.

Resta fermo l’impegno dell’Italia, sempre secondo il titolare della Farnesina, ad assumersi responsabilità di primo piano, quali il monitoraggio del cessate il fuoco, il mantenimento della pace, la riabilitazione delle infrastrutture, l’addestramento militare in un quadro di integrazione delle milizie nell’esercito regolare, e a curare e sanare le ferite della guerra e a riprendere il programma di cooperazione sospeso la scorsa estate.

Il ministro Gentiloni, che ieri ha sentito al telefono il Segretario di Stato americano John Kerry, ha concluso la sua informativa con l’auspicio che dal Palazzo di vetro, dove è in corso il Consiglio di Sicurezza ONU sulla crisi libica, scaturisca la necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico.

Roberta Pinotti, ministro della difesa, intanto nel corso di un video forum su Repubblica.it, ha annunciato la chiusura dell’Ambasciata italiana a Tripoli, perché poteva diventare potenziale bersaglio, precisando – probabilmente per non creare facili allarmismi – che non c’è l’invasione dell’Isis, ma solo infiltrazioni, soprattutto a Derna (città dove era già forte il fondamentalismo) e a Sirte. Inoltre ha sottolineato che la convocazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiesto dalla Francia e dall’Egitto, è stato fortemente sostenuto anche dall’Italia, perché un qualunque intervento – senza escludere in futuro la possibilità di un intervento militare dell’Italia – per aiutare la Libia, non può esserci senza legittimità ONU.

Nella parte finale del suo intervento ha rilanciato la figura di Romano Prodi, nell’impegno diplomatico delle Nazioni Unite, come uomo chiave nell’incandescente scacchiere libico. Sarebbe un utile mediatore per il dialogo con la Libia e sulla Libia. Potrebbe affiancare l’inviato ONU Bernardino Leon, e cercare di avvicinare le due fazioni: quella del governo di Al Thani a Tobruk, riconosciuto a livello internazionale, e il Congresso nazionale libico, sostenuto dalle milizie filo-islamiche a Tripoli. Convincendole a trovare una posizione di unità nazionale, finalizzata a combattere l’Isis. Inoltre la lunga esperienza politica di Prodi, la sua conoscenza dell’Africa, i suoi legami internazionali in particolare con Russia e Cina, due superpotenze non solo per il loro diritto di veto in Consiglio di Sicurezza al Palazzo di Vetro, ma anche per gli interessi strategici di Pechino e Mosca in Africa, potrebbe fare di Prodi – sempre secondo il ministro Pinotti – una persona centrale in un quadro geopolitico della Libia, e dell’intero Medio Oriente, diventato ormai esplosivo.

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