Libia: domani Consiglio di Sicurezza ONU. Egitto chiede intervento internazionale

 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si riunirà domani pomeriggio per decidere come comportarsi con la crisi libica, alla presenza del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri. Skukri è arrivato già ieri a New York, dove ha tenuto incontri con diversi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in vista dell’appuntamento di domani. La riunione era stata sollecitata dall’Egitto, insieme alla Francia, all’indomani della decapitazione di 21 copti egiziani in Libia, cui il Cairo ha risposto bombardando le postazioni dell’Isis.

L’organo esecutivo dell’ONU, che certamente assumerà una centralità nella crisi libica, è formato da cinque membri permanenti (USA, Russia, Gran Bretagna, Francia,Cina ) dotati di diritto di veto e dieci membri non permanenti.

Tra i membri permanenti, la Francia si candiderà molto probabilmente nell’ambito di un una coalizione internazionale in cui cercherà di primeggiare in un’eventuale azione militare, come fece nel 2001 l’allora presidente Nicolas Sarkozy che dichiarò guerra a Gheddafi. Pur se quella scelta è ancora oggi fortemente criticata, al solo pensiero del caos in cui ha gettato l’intero Paese.

Il sito del quotidiano governativo egiziano Al-Ahram ha riportato le dichiarazioni del presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi che si è appellato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad adottare una risoluzione per un intervento internazionale in Libia. E a chi gli ha chiesto se ripeterà i raid aerei – registrati anche nella notte scorsa a Derna contro postazioni dei militanti dell’Isis e di Ansar al Sharia con decine di morti – ha risposto che la situazione necessita di una ripetizione in maniera corale.

Hamas fa sentire, in questi frangenti di guerra, la sua voce e respinge possibili ingerenze in Libia da parte di alcuni paesi come l’Italia. Un intervento militare sarebbe considerato “una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani”. Lo afferma un dirigente di Hamas Salah Bardawil, citato dall’agenzia Palinfo. Già in precedenza Hamas aveva espresso opposizione contro gli interventi in Iraq. Ora ribadisce la sua contrarietà a possibili interventi nei confronti di un altro Paese arabo, pur condannando la decapitazione dei 21 egiziani copti per mano dell’Isis, sulla base della loro appartenenza religiosa, politica o intellettuale.

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